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Costruzioni abusive ma autorizzate dai Comuni: in Molise sono 70 su 100

Un dato sconcertante quello dell’ultimo rapporto Bes/Istat: la regione Molise prima nella classifica degli abusi edilizi, seguita da Campania e Calabria. Secondo i dati del Centro ricerche economiche e sociali di mercato per l'edilizia e il territorio, il fenomeno del cemento fuorilegge è elevatissimo, complici anche migliaia di permessi rilasciati in assenza di studi geologici o grazie alle riconversioni di suoli da agricolo a residenziale

Sulla villetta della tragedia a Casteldaccia, Palermo, pendeva un ordine di demolizione che era stato impugnato dai proprietari davanti al Tar. Lo ha dichiarato il sindaco del Comune dove l’abitazione, costruita sul greto del fiume Milicia, è stata travolta dal fango e dall’acqua. Vittime, lacrime, territori distrutti, lutti nazionali. Quando si verificano drammi del genere l’Italia si ferma (per poco) a riflettere su quelli che sono i suoi mali. Dura il tempo di un funerale, quindi si passa oltre.

Eppure i mali sono serissimi, letali. E ad altissima incidenza. L’abusivismo edilizio prima di tutto. Che non lascia certo indenne il Molise. Al contrario, la nostra regione, retoricamente celebrata come una “oasi felice” e incontaminata, è la più esposta al fenomeno. Nel rapporto Bes/Istat 2017 si conferma (perché già lo era negli anni precedenti) i conferma al primo posto della classifica relativa agli abusi edilizi.

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Il dato è sconcertante: su 100 costruzioni autorizzate dai Comuni, secondo il centro ricerche economiche e sociali di mercato per l’edilizia e il territorio, ben 71 in Molise sono fuorilegge. Ovvio che non si parla di abusivismo in senso stretto ma in senso lato: abitazioni realizzate grazie a permessi a costruire dalle larghe maglie, in assenza di studi idrogeologici, su terreni mai indagati che si poi rivelati franosi e cedevoli. Oppure case costruite pericolosamente vicino al mare (è il caso del quartiere di RoVivo Marinelle a Termoli), che si allagano come catini ogni volta che la furia del vento e la forza della natura spingono onde e pioggia nella ex palude trasformata in “villaggio residenziale” a sud della cittadina adriatica.

 

Tecnicamente non sono abusive, ma a suo tempo le autorizzazioni rilasciate dalle Amministrazioni non hanno tenuto conto di una serie di “fattori di rischi” che, nella sostanze, le rendono tali. Come tutte quelle abitazioni realizzate sulla vecchia di linea di demarcazione demaniale, poi risolta grazie all’interessamento della politica. O delle migliaia di appartamenti eretti su terreni a vocazione agricola e non residenziale,  in zone che i colpi di bacchetta magica dei Consigli Comunali hanno convertito in “idonee” a ospitare tonnellate di cemento, pur non avendo alcun tipo di caratteristica né di sicurezza per prestarsi a simili destini

 

Il tempo e gli eventi calamitosi, d’altronde, mostrano l’assoluta vulnerabilità del patrimonio edilizio molisano. Maglia nera nello sfruttamento selvaggio del territorio oltre che nell’erosione dello spazio rurale da dispersione urbana. In Italia la media di costruzioni abusive su 100 è del 19,6%. Il Mezzogiorno è la macro-area peggio messa, con il 48,2% a fronte del 19,2 del Centro e del 6,4 del Nord.

 

Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige sono le regioni più virtuose, mentre Calabria e Campania con rispettivamente il 64,1 e il 64,3% seguono a ruota il Molise.

Cemento fuorilegge da queste parti anche per quanto riguarda sopraelevazioni e ampliamenti che il Piano Casa di Berlusconi, interpretato in Molise con invidiabile disinvoltura, ha reso legittimi. Ma sicuri? Quanto si può stare tranquilli con edifici del genere?

Come dimostrano fenomeni quali terremoto o nubifragi, il pericolo esiste eccome.

 

Anche Legambiente fa una stima dei metri cubi di cemento fuorilegge affidandosi sempre al rapporto Bes/Istat, e torna a segnalare in questi giorni in cui si parla nuovamente di abitazioni abusive il problema, sottolineando che meno del 20% delle ordinanze di demolizione sono eseguite in Italia.

“Gli indici di abusivismo – si legge nella ricerca Istat – sono particolarmente elevati in Molise, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia, tutti ampiamente superiori alla media del Mezzogiorno”. E ancora: il peso dell’abusivismo edilizio, aumentato durante la crisi economica congiuntamente alla pesante riduzione della produzione edilizia, non sembra conoscere battute d’arresto dalle nostre parti.

 

Le costruzioni cui si riferisce la ricerca sono state realizzate soprattutto prima del 2000, grazie a permessi di costruire molto più flessibili. L’indice di abusivismo edilizio in Italia è salito fino a quasi 20 costruzioni abusive ogni 100 autorizzate con dei picchi da brividi, come appunto nel caso del Molise.

 

Inoltre, facendo un raffronto tra il 2015 e il 2016, l’indice di abusivismo in Molise è ulteriormente cresciuto, spostandosi da 69,5 a 71, 1. Nel Trentino Alto Adige, tanto per fare un esempio, la percentuale è di 1,5. In Puglia, al netto dei tantissimi abusi che negli ultimi anni hanno coinvolto soprattutto la zona salentina, è al di sotto del 40% , e in Abruzzo poco sopra il 30.

 

La nostra regione, dove peraltro si registra da un pezzo una eccezionale vulnerabilità del territorio e una presenza di fenomeni franosi ed erosivi record, è al primo posto in relazione per numero di abitanti e superficie. Un primato negativo che dovrebbe spingere le Istituzioni, a tutti i livelli, a sostenere un piano di difesa del territorio e di rispetto della norma. Più che di condoni, sarebbe il caso di parlare di demolizioni, evacuazioni: scomode sicuramente dal punto di vista politico, ma garanzia, se rispettate, di salvare vite umane. Prima che sia troppo tardi.