Ciao Maè, manchi: il ricordo di Salvatore ‘Kung fu’ De Gregorio a un anno dalla scomparsa foto

Il suo insegnamento rimarrà per sempre nei cuori di chi ha avuto il privilegio di incontrarlo. Vigile urbano, nel corso degli anni ha avviato alle arti marziali centinaia di generazioni: non a caso molti suoi allievi hanno iscritto i figli nella sua palestra. Passare da lui era d’obbligo, anche solo per una lezione, di vita oltre che dimostrativa. Amato e stimato, Salvatore è una delle persone migliori che si possano incontrare.

Sono passati 365 giorni esatti da quel fatidico giorno, 8mila 760 ore lo dividono da noi: un anno fa Salvatore ‘Kung fu’ ci ha lasciati. Un giorno che rimarrà per sempre nella memoria di chi lo ha incrociato lungo il suo cammino. Quell’omone dallo sguardo duro ma dal cuore tenero, con i baffi e la barba ormai bianchi sotto cui celava sempre un sorriso cordiale. La roccia. Perché lui era, è questo: padre, amico, confidente, Maestro con la m maiuscola.

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Parlando di lui uso sempre il verbo al presente perché Salvatore è, non era, una delle persone migliori al mondo: un’assenza, la sua, che pesa tanto. Lui che ha portato in Italia, e nel suo Molise, l’arte del kung-fu seguendone a pieno l’insegnamento di umiltà, tipico di questa disciplina, che è stato il punto fermo di tutta la sua esistenza e che ha trasmesso ai suoi allievi.

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Ha insegnato questo sport per più di trent’anni, girando il mondo in lungo e in largo, alla ricerca di ‘avversari’ che potessero farlo crescere, umanamente e professionalmente, per poi tramandare quelle esperienze ai suoi ragazzi, i suoi figli, come lui amava definirli. Nel corso degli anni ha avviato alle arti marziali centinaia di generazioni: non a caso molti suoi allievi hanno iscritto i figli nella sua palestra. Passare da lui era d’obbligo, anche solo per una lezione, di vita oltre che dimostrativa.

È trascorso un anno da quel maledetto 16 novembre, ma il tempo sembra essersi fermato: entrando nella palestra, la sua vita, sembra ancora tutto fermo, come se lui fosse ancora presente. “È solo andato in vacanza, si è preso un anno sabatico”, continuo a ripetermi ogni volta che passo di lì. Un corridoio di foto, di ricordi, avvolge quelle stanze che, per la maggior parte della sua vita, hanno rappresentato la sua casa. Ogni cosa, lì dentro, parla di lui: dai colori delle scritte sui muri, agli attrezzi, suoi fedeli compagni quotidiani, fino allo spremi melograno in puro acciaio posizionato accanto alla macchinetta del caffè ed a quella per le tisane.

Per me scrivere queste parole non è stato facile per cui vi chiedo scusa sono uscita un po’ dai canoni dei classici articoli. Vi confesso che, mentre scrivevo, è scesa più di una lacrima. Questo per me è, forse, uno dei pezzi più difficili. Sono cresciuta con Salvatore, è stato un collega ed un amico di mio padre, sua figlia è una delle mie più ‘vecchie’ amiche, ci conosciamo sin dai tempi delle elementari ed anche se le strade si sono spesso divise noi siamo sempre unite. Lei, la ‘patanè’ di Salvatore che ha raccolto la sfida di suo padre, facendosi strada nel mondo delle arti marziali, troppo spesso dominate dagli uomini, dando prova della sua forza e mostrando a tutti quale grande donna sia diventata.

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Il mio ricordo di Salvatore è variegato, come le mille sfaccettature del suo carattere. L’ultima volta che l’ho incontrato, pochi giorni prima della sua morte, mi ha spaventata, letteralmente, facendomi quasi cadere a terra: ero in palestra ed assistevo ad una lezione di zumba tenuta da sua figlia Anna Laura, seduta sui tappeti utilizzati per il kung-fu. Sovrappensiero, come mi capita spesso, mentre fissavo il vuoto. Salvatore è arrivato, con il suo passo felpato di sempre e si è avvicinato a me facendomi saltare e riportandomi alla realtà. Mi ha dato un pizzicotto sulla guancia destra, come sempre, e mi ha salutata con un sorriso. Lo stesso che rivive nei suoi figli Basso e Anna Laura che somigliano a lui in tanti aspetti, sia caratteriali, con la loro umiltà e la gioia di vivere in grado di inondare il mondo, che fisici e qui, non me ne voglia Anna Laura, ma Basso è la copia di suo padre.

Una delle mie serie tv preferite (This is us) cita una frase che per me rappresenta quello che i figli di Salvatore portano avanti: “Prendi il limone più aspro che la vita ha da offrirti e trasformalo in qualcosa che somigli ad una limonata”. Basso ed Anna Laura, con la loro forza, ci insegnano questo: 365 giorni, che poi se li conti così sembrano davvero tanti, dall’assenza del padre e portano alto il suo nome e la sua memoria, come se lui non se ne fosse mai andato. Ciao Maè, insegna agli angeli il senso della vita.

La messa di anniversario in memoria di Salvatore sarà celebrata questo pomeriggio, venerdì 16 novembre, alle ore 18 nella chiesa di San Timoteo.