“Chi vive in siti contaminati ha più probabilità di ammalarsi di cancro”. Guglionesi II, la bonifica non parte foto

Guglionesi II, 8 ettari inquinati pesantemente da mercurio e cromo, aspetta la bonifica da 30 anni. L'Istituto Superiore di sanità conferma: "Chi vive a ridosso di siti tossici si ammala di tumore con più frequenza": il dato anche nell'inchiesta di Milena Gabanelli sui siti contaminati in Italia: 3 miliardi per indagini preliminari e messe in sicurezza, bonifiche zero.

In Italia i siti contaminati o potenzialmente contaminati in attesa di bonifica sono 12.482. Di questi 58 sono “Siti di Interesse Nazionale”, di diretta competenza del Ministero, almeno fino a pochi anni fa. Questi ultimi, zone cosiddette “rosse”, sono caratterizzati da “grave Inquinamento” e da “elevato rischio sanitario”.

Secondo un monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità in questi territori i tumori maligni negli under 25 sono aumentati del 9%; le malattie respiratorie sono aumentate e il rischio di morte è salito del 5% rispetto a chi abita in zone non a rischio.

In Molise i siti contaminati sono ben 32, uno dei quali segnato da un pericolo più elevato. È il sito Guglionesi II, in Contrada Macchie a ridosso della Provinciale 80 che collega il centro bassomolisano a Larino e al ponte della fondovalle del Biferno, da 30 anni in attesa di bonifica dopo che sono stati spesi ben 2 milioni e mezzo di euro per fare le indagini, i carotaggi e la messa in sicurezza. La bonifica, che spetta alla Regione dopo che il Ministero (nel 2012) ha scaricato la “patata bollente”, resta una utopia e ormai è legittimo chiedersi, anche alla luce di un impegno di spesa di circa 20 milioni di euro, se si farà mai o se piuttosto quegli 8 ettari circa, zeppi di fanghi di origine industriale provenienti da stabilimenti conciari e agroalimentari e quindi trasudanti di metalli pesanti come cromo e mercurio, in concentrazioni enormemente superiori al valore limite, sono condannati a restare un sito tossico per sempre.

 

Milena Gabanelli con la sua Dataroom si è occupata questa settimana proprio di aree contaminate, traendo da una inchiesta circostanziata e ricca di dati una cifra che sconcerta: in Italia sono stati spesi 3 miliardi di euro per i siti tossici a fronte di zero bonifiche. Il fiume di denaro, ha ricostruito la giornalista esaminando le esperienze di siti industriali dismessi, aree contaminati da sversamenti chimici o rifiuti pericolosi e nocivi interrati, è servito a finanziare studi tecnici, consulenze, carotaggi, messe in sicurezza, cioè perimetrazioni del rischio. La bonifica però è un’altra cosa, e di quella non c’è nemmeno l’ombra. In Italia come in Molise, dove Guglionesi 2 allunga purtroppo la mappa dei siti più a rischio sparsi da nord a sud (con una concentrazione preoccupante in Lombardia e la smentita della maggiore efficienza del nord: anche qui le bonifiche le attendono da 20 anni).

L’inchiesta di Milena Gabanelli e Adele Grossi sul Corriere della Sera si è occupata in maniera dettagliata di quantificare gli stanziamenti che di fatto sono andati a coprire soltanto i costi delle “indagini preliminari” e hanno lasciato le aree in balia del tempo e dell’incuria. Vale da nord a sud, dal Piemonte alla Sicilia, dove le analisi e le ricerche – come afferma la European Environment Agency – costano in media 5 milioni a sito a fronte di una spesa compresa tra 5mila e  50mila euro per i siti tossici nel resto d’Europa, e spalancano le porte alla criminalità organizzata.

Oltre al danno, poi, la beffa: dal 2012 17 siti sono passati in carico alle Regioni con una lentezza delle procedure attinenti la bonifica dei Sin – ha scritto non molto tempo fa la Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti – che rasenta la stasi.

Una valutazione che si realizza pienamente in Molise, dove non si muove foglia da anni alla caratterizzazione ambientale “delle vasche di monte, di valle e delle fosse di decantazione”, ultime analisi svolte nell’ormai lontano settembre 2013. Poi più nulla.

Complessivamente, dal 2001 al 2011, Guglionesi II ha avuto 2,5 milioni di euro in tre diverse tranche di finanziamento. E nessuna bonifica, mentre la popolazione sembra ammalarsi con una sempre maggiore incidenza e sempre più in giovane età. Che prezzo ha tutto questo?

Il sottosuolo del sito tossico è intatto, e peraltro da qualche mese sono stati eliminati anche i segnali e i cartelli che avvisavano del pericolo. I metalli pesanti, i fanghi nocivi che hanno alimentato l’allevamento di lombrichi tra il 1989 e il 1990 sono al loro posto. Classificati come “rifiuti tossici e pericolosi” (alcuni di quei campioni sono ancora nei capannoni abbandonati, raggiungibili da chiunque e chiusi in barattolo), abbondano di cromo e mercurio in concentrazioni infinitamente più alte del valore massimo.

Oggi è una discarica nociva nel bel mezzo della campagna. Né in Regione, malgrado l’interessamento annunciato a più riprese sia dalla ex maggioranza (pd) che dalla ex e attuale minoranza (5 Stelle) qualcosa è cambiato. Solo annunci, interrogazioni, soddisfazione espressa per impegni assunti che si sono rivelati, a distanza di qualche anno, chiacchiere utili solo a tenere buona la popolazione.

Popolazione già sfiancata peraltro dai funerali: Guglionesi è uno dei comuni che registra un maggior numero di decessi legati alla malattie neoplastiche. Impossibile stabilire una correlazione con il sito tossico, certo. Ma che in Italia le persone che vivono a ridosso di territori contaminati da decenni soffrano maggiormente le conseguenze di tumori e malattie respiratorie, con un’impennata del rischio di morte superiore del 5% rispetto alla media nazionale, lo dicono gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, non un signor nessuno senza alcuna credibilità.