Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

Avvocati bocciano la riforma della prescrizione: “I cittadini hanno diritto a processo giusto in tempi certi”

Cosa significa interrompere la prescrizione dopo il primo grado di giudizio? Quali vantaggi porterebbe la riforma del ministro grillino Bonafede? Nessuno, secondo i penalisti molisani che si allineano alle posizioni già espresse dalla categoria a livello italiano. "Il rischio è che i tempi 'lumaca' della giustizia vengano ulteriormente diluiti. E coloro che sono parte lesa in un processo potrebbero non avere più diritto ad un indennizzo" sintetizza Fazio. E De Michele, su facebook, scrive un post nel quale censura il guardasigilli fortemente condiviso dalla categoria molisana

A Roma già ha surriscaldato i rapporti tra i due principali azionisti del governo, Lega e Movimento 5 Stelle. La proposta del ministro grillino Alfonso Bonafede di abolire la prescrizione dopo il primo grado di giudizio è contenuta in un emendamento al disegno di legge sulla corruzione, il cosiddetto ‘spazzacorrotti’, per usare la definizione di Di Maio.

Tribunale

Secondo il guardasigilli imprimerà una svolta al sistema della giustizia perchè “i tempi dei processi saranno brevi” e “finalmente non ci saranno impuniti“. In questi giorni il titolare della Giustizia ha provato a portare acqua al suo mulino sostenendo che “dopo una verità accertata in primo grado, non possiamo lasciare che da quel momento in poi non ci sia più alcuna certezza di giustizia. La sicurezza dei cittadini e la certezza della pena perdono qualsiasi significato se poi il processo si conclude con la prescrizione”. Una legge ispirata dal processo per il disastro ferroviario di Viareggio: alcuni dei reati per i quali sono imputati attuali ed ex dirigenti delle Ferrovie dello Stato sono andati in prescrizione. Non l’omicidio colposo, comunque: come è noto infatti l’omicidio, come i reati per i quali è prevista dal codice la pena dell’ergastolo, non sono prescrittibili. 

In ogni caso, quella che è stata presentata come una riforma epocale ma che entrerà in vigore solo dal 2020 (l’accordo è stato raggiunto proprio oggi) non convince gli addetti ai lavori. Pure il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone non ha nascosto perplessità perchè “intervenire sulla prescrizione senza intervenire sui meccanismi della giustizia è inutile se non addirittura ipocrita, in quanto scarica un ulteriore peso sulla magistratura”.

Per gli avvocati penalisti molisani, che sciopereranno assieme a tutti i loro colleghi dal 20 al 23 novembre, non ci sarà alcun vantaggio in termini temporali: il rischio è che i tempi ‘lumaca’ della giustizia vengano ulteriormente diluiti. E coloro che sono parte lesa in un processo potrebbero non avere più diritto ad un indennizzo.

In Molise si sono alzate parecchie voci critiche contro la proposta del ministro Bonafede. La riforma della prescrizione non piace in primis agli avvocati penalisti, che non sono stati nemmeno coinvolti dal guardasigilli quando si è trattato di elaborare il testo.

“Siamo contrari a questo disegno che porterebbe ad allungare in maniera immotivata i processi a carico dei cittadini che hanno il diritto di essere giudicati nei tempi utili”, ha sottolineato in una intervista rilasciata a Primonumero l’avvocato campobassano Giuseppe Fazio.Quindi, allungare i processi è assolutamente contrario a quello che è il giusto processo, ci sono delle garanzie che sarebbero pregiudicate“. E poi “lo Stato invece di garantire i tempi dei processi, già fissati in scadenze predeterminate, si è pensato di allungare i tempi entro i quali i reati possono prescriversi”.

C’è chi ha qualche dubbio pure sulla Costituzionalità della norma, dal momento che nel nostro sistema giuridico si è innocenti fino al terzo grado di giudizio, mentre lo stop alla prescrizione secondo Bonafede si deve fermare al primo grado di giudizio.

La posizione più critica di tutte è quella dell’avvocato penalista termolese e cassazionista Antonio De Michele. Ha lanciato i suoi strali contro il guardasigilli tramite un post pubblicato su Facebook e condiviso tantissimo dalla categoria degli avvocati.

Se avesse fatto veramente l’avvocato, Bonafede saprebbe “che nel nostro ordinamento i tempi di prescrizione dei reati sono tutt’altro che brevi. Avresti saputo che per un reato contravvenzionale, ad esempio, per chi fa ubriacare una persona, i tempi della prescrizione è di quattro anni, aumentabili a 5 se vi è un atto interruttivo (tra i tanti, il più banale: l’invito a presentarsi per rendere interrogatorio); avresti saputo che per il reato dì corruzione, il tempo della prescrizione è di dieci anni, aumentabili a 12 anni e mezzo (oltre 144 mesi, oltre 4300 giorni, se intervenire un atto interruttivo) Se tu avessi letto l’articolo 157 del codice penale quello fatto da Rocco, che non devi confondere con Rocco Siffredi, avresti saputo che per alcuni reati ( ad esempio la violenza sessuale) i termini di prescrizione sono raddoppiati,per cui la prescrizione per tale reato finisce per maturare dopo 25 anni.

Se tu avessi fatto veramente l’avvocato avresti saputo che per il legittimo impedimento del difensore, a comparire in udienza, il termine di decorrenza della prescrizione è sospeso; avresti saputo che la sospensione della durata dei termini di prescrizione opera anche quando gli avvocati si astengono dalla partecipazione alle udienze. Se tu avessi fatto veramente l’avvocato avresti saputo che il difensore non può influire sulla durata di un processo; avresti saputo che la durata di questo è regolata dal pm nella fase delle indagini preliminari e dal giudice nella fase del dibattimento”.

Una norma che dunque, per chi opera ogni giorno nelle aule dei tribunali, complicherà soltanto una giustizia di per sè già abbastanza elefantiaca.