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Bus studenti a fuoco, carte in Procura. Almeno 20 mezzi rotti e mai sostituiti, è guerra tra Atm e Regione fotogallery

Il parco mezzi della società Atm tra rottami fermi da anni e bus in attesa di essere sostituiti che viaggiano "per scommessa". Mentre il Nucleo Investigativo dei Vigili del Fuoco ha terminato la relazione, inviata alla Procura di Larino che deciderà se esista una ipotesi di reato dietro l'accaduto, tra Larivera e la Regione Molise scintille. La prima lamenta bus vecchi e chiede fondi per cambiarli, la seconda liquida la richiesta: "Non vi è nessun collegamento tra l’incendio dell’autobus e le richieste di contributi pubblici avanzate dalla società Atm SpA".

Più di lettere, solleciti, diffide e botta e risposta tra Regione Molise e gestore del servizio trasporti pubblici, basta un’occhiata al parco mezzi di Termoli per capire. E restare sconcertati: per metà il ricovero autobus di Larivera, che per conto e grazie a una concessione col pubblico garantisce il trasporto su gomma in Molise e fuori regione, è un cimitero. Pullman urbani ed extraurbani rotti, vecchi, malandatissimi. “Sono fermi da anni, almeno tre anni” spiega uno degli autisti, decenni di servizio presso la ditta e una convinzione radicata e motivata alle soglie della pensione: “La situazione non è mai stata così drammatica. A parte gli autobus, che aspettano da anni di essere sostituiti, ci sono le strade ridotte a colabrodo, piene di buche, frane, dissesti. Anche questo logora i veicoli, ne accelera la morte meccanica”.

Nell’officina, che si trova all’interno della stessa struttura al Sinarca, i meccanici ribadiscono quanto sostenuto da Giuseppe Larivera durante un confronto con Primonumero.it: “Il bus che ha preso fuoco? Era stato revisionato, la manutenzione era a posto. Il certificato sarebbe scaduto a luglio 2019”. Quel mezzo era tra i più nuovi: sette anni di vita, immatricolato nel 2011. Praticamente un bebè rispetto ai pullman del parco mezzi, alcuni dei quali hanno accumulato centinaia di migliaia di chilometri e sono costretti a una manutenzione continua “perché si rompe sempre qualcosa. E ci credo: sono del 1990, hanno superato di parecchio i 15 anni di servizio e ormai dovrebbero andare in pensione”.

In pensione sono andati, come si vede facendo un giro fra i veicoli fermi, almeno 25 autobus, in gran parte usati per il trasporto fra i comuni del Molise. Una “strage”, nella quale spicca per la devastazione che lo avvolge il bus che martedì 13 novembre, alle 8, è stato distrutto dal fuoco. Una carcassa dalla quale emana ancora odore di olio e gasolio, carbonizzata e senza più nulla da analizzare, studiare, ricostruire. Mercoledì pomeriggio i Vigili del Fuoco del Nucleo Scientifico sono stati qua per un controllo finalizzato a concludere l’informativa che ieri, puntuale, è arrivata in Procura. La quale dovrà decidere, una volta che sarà arrivata sulla scrivania del Procuratore anche la documentazione dei carabinieri, se sia il caso o meno di approfondire le indagini ed eventualmente ipotizzare un reato dietro la tragedia sfiorata, che grazie alla prontezza di riflessi dell’autista non si è concretizzata. L’uomo ha sfondato la porta a calci ed è riuscito a far scendere i 37 studenti diretti a Casacalenda, quasi tutti minorenni peraltro.

Il guasto, forse un problema all’impianto carburante oppure un cortocircuito, “non era prevedibile”, dicono in officina. Ma spetta agli inquirenti valutare, alla luce delle risultanze delle verifiche svolte, se esista un nesso di causa ed effetto e, di conseguenza, una responsabilità.

Il dato agli atti, oltre al fatto che si è evitata una tragedia inimmaginabile, è che i mezzi della Regione Molise affidati al privato, come pure i mezzi del privato “sostitutivi” (fra i quali il bus incendiato l’altro giorno) sono in gran parte obsoleti, con una anzianità media di oltre venti anni e uno stato di degrado complessivo che non esclude, purtroppo, la possibilità di nuovi incidenti.

Al contrario, la cronaca locale conferma che il rischio è elevatissimo: sono ormai innumerevoli le denunce dei pendolari, specialmente gli operai della Sevel e della Fiat, che lamentano – video e foto come prova – la condizione degli autobus molisani. Porte aperte o malfunzionanti, gomme lisce, infiltrazioni sono solo alcuni dei problemi lamentati e arrivati anche all’attenzione dei media nazionali.

L’episodio del 13 novembre, certo, è il più grave di tutti. Ma la Regione Molise, attraverso il Servizio mobilità, si rifiuta di strumentalizzarlo.  “Non vi è nessun collegamento – scrive l’assessore ai Trasporti Vincenzo Niro – tra l’incendio dell’autobus e le richieste di contributi pubblici avanzate dalla società Atm SpA”, che nella nota del 13 novembre, “nel tentativo di distogliere l’attenzione sul grave incidente, evidenziava l’obsolescenza del parco rotabile e la necessità di predisporre finanziamenti pubblici per procedere all’acquisto di nuovi autobus al fine di garantire l’incolumità del personale e un servizio trasporto dignitoso e sicuro”.

“Da anni – sostiene l’imprenditore Giuseppe Larivera – denunciamo alla Regione sia a voce per iscritto l’obsolescenza del parco rotabile adibito al servizio di trasporto pubblico. Ora, anche alla luce di quanto accaduto, una soluzione non può essere procrastinata”. L’impresa ha chiesto di poter disporre delle somme pubbliche “già esistenti” immediatamente e con la massima urgenza per l’acquisto di “4 autobus a due piani da adibire a trasporto operai dai centri del Molise verso lo stabilimento Sevel, di 10 autobus normali da 55 posti, 10 autobus di tipo “corto” da 27 posti e di 5 autobus media da 43 posti per il trasporto degli studenti”.

In pratica, facendo due conti, trenta mezzi sono andati e devono essere sostituiti. Finora non è avvenuto, anche per la “guerra” in corso tra la ditta e la Regione, e il rimpallo di responsabilità.  “Le dichiarazioni della società ATM SpA non hanno alcun fondamento giuridico – fanno sapere dagli uffici regionali di viale Elena – in quanto nel contratto in essere, che sarà valido fino all’aggiudicazione della gara per l’affidamento del servizio al gestore unico, non vi è nessun riferimento ad obblighi relativi alla concessione di contributi regionali anzi, il possesso di un adeguato parco rotabile, da destinare all’espletamento del servizio, è una condizione fondamentale per le aziende concessionarie del servizio di trasporto locale”.

Il botta e risposta ha il sapore di una guerra, sebbene la nota dirigenziale di Vincenzo Rossi, dirigente del servizio regionale Mobilità, spiega che “richieste analoghe a quella inviata all’ATM SpA verranno fatte pervenire anche alle altre società”. E l’assessore Niro incalza: “Il nostro obiettivo è quello di garantire che operatori e passeggeri del servizio di trasposto pubblico locale possano viaggiare in tranquillità e sicurezza. Ci siamo attivati immediatamente non solo per capire cosa sia accaduto in occasione dell’incendio dello scorso 13 novembre, ma anche per avviare un controllo in merito ai requisiti posseduti da tutte le società concessionarie. Monitorare e migliorare il trasporto pubblico non è solo un compito amministrativo dei servizi regionali interessati ma anche un impegno che abbiamo preso con i cittadini molisani”.

Eppure la sensazione è che in questo gioco di ruoli e nell’attesa che si modifichino le condizioni del rapporto pubblico-privato, a rimetterci siano i pendolari, lavoratori e studenti in primis che su quegli autobus – ora l’abbiamo visto – rischiano addirittura la vita.