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Continua a spacciare agli arresti domiciliari: il giudice spedisce Luca Lanzone di nuovo in carcere foto

Il magistrato di sorveglianza, visionate le carte e le indagini di polizia relative alla situazione del 24enne arrestato durante un imponente blitz antidroga ma rimesso ai domiciliari a stretto giro, ha deciso di inasprire la misura restrittiva. Da ieri sera Lanzone è tornato in carcere, e l'indagine della polizia va avanti.

Luca Lanzone, arrestato mentre si trovava agli arresti domiciliari lo scorso 12 ottobre dalla Polizia e tornato a casa a tempo di record, finisce nuovamente in carcere. La decisione è stata presa ieri, mercoledì, dal giudice di sorveglianza di Larino.

Il magistrato ha preso visione della carte, ha studiato la situazione relativa al 24enne termolese fermato in un imponente blitz antidroga coordinato dal Dirigente di polizia Sullo e dalla Mobile di Campobasso e ha inasprito la misura restrittiva. In serata quindi Lanzone è stato trasferito nel penitenziario di contrada Monte Arcano, a Larino.

Il Commissariato di polizia di Termoli ha eseguito il provvedimento del magistrato di sorveglianza, “a seguito di precorsa e specifica attività investigativa da parte degli agenti, finalizzata alla prevenzione e repressione dell’attività di spaccio”.

E’ accaduto ieri, durante un controllo del territorio da parte degli operatori della Squadra Volante e dell’Ufficio Anticrimine del Commissariato di Termoli, che hanno predisposto il monitoraggio sulle principali arterie della cittadina adriatica, procedendo anche all’identificazione degli avventori di un bar sul lungomare nord. Nello specifico, sono stati controllati 35 autoveicoli, identificate 48 persone, di cui 8 con precedenti penali, ed effettuata  una perquisizione personale sul posto.

Lanzone è stato trasferito in carcere per “comportamenti incompatibili con il regime alternativo e commissione di reati della medesima tipologia”: in pratica, secondo le indagini del Commissariato, pur se ai domiciliari continuava a spacciare, e per questo è stato segnalato al Tribunale di Sorveglianza di Campobasso che ha aggravato la misura restrittiva, sostituendo i domiciliari con il carcere.

Il provvedimento è stato eseguito ieri da personale del Commissariato di Termoli.  Le indagini a suo carico vano avanti. Gli uomini del Commissariato sono al lavoro sul materiale trovato nella sua abitazione di Termoli e su una serie di testimonianze raccolte. Gli accertamenti proseguono, e per il momento il 24ennne resta confinato nel carcere frentano.

Il pregiudicato termolese era stato beccato con 35 grammi fra marijuana e hashish durante un controllo con unità cinofile della polizia nella sua abitazione. In quell’occasione – il 12 ottobre – era stato sequestrato anche il sistema di videosorveglianza utilizzato dal ragazzo in un’area pubblica. 

Noto negli ambienti locali della droga, era ai domiciliari quando sono arrivati gli agenti e i cani antidroga da bari. Due giorni dopo l’arresto convalidato e il processo per direttissima, il gip aveva accolto la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Ruggiero Romanazzi, e lo aveva fatto tornato di nuovo a casa. Ora però il magistrato di sorveglianza ha deciso che deve restare in carcere.

Le indagini erano state avviate dopo un episodio agganciato alla criminalità locale che si è verificato nella notte tra l’8 e il 9 ottobre. Una vettura, di proprietà di un pregiudicato per reati di droga, era stata sventrata con una bomba costruita con materiale esplosivo: il tettuccio aveva fatto un balzo di dieci metri in altezza finendo sul terrazzo di un appartamento. Probabilmente è stata usata dinamite. Era accaduto in via Pertini, nel quartiere Airino, nella zona che collega il centro con contrada Porticone.

Macchina incendiata

La Ford Fiesta è stata distrutta, e nel rogo doloso è stata danneggiata gravemente anche un’altra vettura, una Panda che si trova ancora lì, ormai inutilizzabile e in attesa di essere rottamata. Non è stata sequestrata perchè non c’è stato bisogno di indagare sulle cause del fuoco e del “botto”: sono chiare, si tratta di un avvertimento oppure di una vendetta. E anche su questo le indagini continuano.