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4 novembre: per non dimenticare i caduti molisani a 100 anni dalla fine del primo conflitto mondiale fotogallery

"Per non dimenticare i nostri fratelli e sorelle". A Campobasso le celebrazioni in onore dei caduti molisani durante il conflitto della Prima Guerra Mondiale.

Non è una domenica come tutte le altre: oggi è 4 novembre, una data già di per sé importante che celebra la Giornata dell’unità Nazionale e delle Forze Armate, resa ancora più evidente da un anniversario importante. Sono passati esattamente cento anni dalla fine della Grande Guerra, la prima a livello mondiale, che ha mietuto vittime, provocato danni permanenti (fisici e psichici) a chi ha combattuto al fronte distruggendo intere famiglie e trasformando per sempre la nazione così come era conosciuta prima del 1914.

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10 milioni di militari morirono nelle trincee e 7 milioni di civili persero la vita per le tragiche conseguenze del conflitto, per la fame e le epidemie. Una “inutile strage”, la definì Papa Benedetto XV. Al fronte morirono anche migliaia di giovani molisani.

Istituita nel 1919 per commemorare la vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale, la ricorrenza rappresenta la cessazione delle ostilità grazie ad un armistizio firmato a Villa Giusti, Padova, il 3 novembre da Pietro Badoglio e dal generale austriaco Victor Weber von Webwnau che fissa al giorno successivo la fine della guerra. Da allora ogni anno le massime cariche dello Stato e delle amministrazioni comunali rendono omaggio ai caduti in guerra: soldati che hanno difeso l’Italia per offrire un futuro più roseo ai loro compatrioti, sacrificando la propria vita per il bene supremo e per un ideale di Patria e di dovere che tutt’oggi ci accompagna.

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Una fitta nebbia e una leggera pioggia hanno accompagnato le celebrazioni a Campobasso, con il corteo che ha attraversato corso Vittorio Emanuele ed è arrivato come di consueto al monumento di piazza della Vittoria per la deposizione delle corone di fiori. Il maltempo non ha scoraggiato i cittadini che muniti di ombrello non si sono persi la cerimonia, probabilmente quest’anno più sentita alla luce delle ultime polemiche politiche.

Presenti i principali rappresentanti delle autorità civili e militari, a cominciare dal prefetto Maria Guia Federico al senatore di M5S Fabrizio Ortis fino al questore Mario Caggegi, dal governatore Donato Toma all’assessore Vincenzo Niro, dal sindaco Antonio Battista e il presidente del Consiglio comunale Michele Durante. E poi c’erano i rappresentanti delle varie associazioni combattentistiche, la Croce Rossa e le Dame azzurre.

Nel suo discorso il primo cittadino del capoluogo molisano ha sottolineato l’importanza di una giornata che deve “farci riflettere sull’importanza dell’unità, sulla necessità di fare squadra con gli altri paesi dell’Ue, sul bisogno di assumersi responsabilità, sul voler promuovere una coscienza collettiva per imporci di fare scelte ponderate”. Sull’esempio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ricordando “un Tricolore che dobbiamo sentire più nostro”, per Battista bisogna avere “il coraggio di abbandonare il populismo e quella pericolosa deriva che va verso una democrazia digitale a scapito di una politica che guarda in faccia alla gente e alla realtà, al mondo che cambia, alla globalizzazione. Perché avere una visione ristretta, escludendo il mondo che ci circonda, significa perdere le sfide di oggi e soprattutto quelle di domani che riguardano i nostri ragazzi”.

Poi rilancia l’impegno: “Occorre riprendere in mano le redini di un Paese che cerca di sfuggire a se stesso e da se stesso, che spesso non rispetta i principi e i valori di un faro, qual è la nostra Costituzione, tentando di aggirare ostacoli che invece sono norme alle quali bisogna attenersi perché rappresentano la base della nostra democrazia e quindi della nostra stessa Italia. Un’Italia che deve crescere guardando ad un futuro condiviso, di comunità, senza dimenticare il passato e gli sforzi di quanti hanno dato la vita, e oggi li ricordiamo, per costruire una nazione che non c’era e che ora rischia di piegarsi su se stessa se non si metteranno da parte i personalismi a favore di una collegialità più diffusa, di un bene comune che è punto di partenza, ma anche obiettivo da perseguire. Così come hanno fatto in passato i nostri padri e i nostri nonni”.

A tributare gli onori al Monumento ai Caduti in Piazza Vittorio Veneto a Termoli, assieme alla Vice Sindaco Maricetta Chimisso, una brigata in formazione interforze schierata ai lati del tappeto rosso in onore dei caduti, per consolidare il legame tra l’Italia e gli uomini e le donne che la difendono ancora oggi. Dopo la deposizione della corono d’allora ed il minuto di raccoglimento, le forze dell’ordine e le associazioni di volontariato, schierate tutte insieme a dispetto dell’appartenenza della casacca, hanno posato per le foto di rito.

Anche il primo cittadino Angelo Sbrocca, assente perché impegnato a Pompano Beach per le ultime operazioni relative al gemellaggio tra le due realtà, ha voluto mandare un personale messaggio tramite la vice: “Oggi  si celebra la giornata dell’Unità nazionale e delle forze armate. La giornata di festa ha quasi cent’anni, perché fu istituita nel 1919. Un secolo intero, tuttavia, è quello che ci separa da un altro quattro novembre, quello del 1918, quando con la resa delle truppe austroungariche si concluse  il primo conflitto mondiale.  La guerra fu dichiarata dalla Germania e dall’Austria in piena estate al grido, illusorio, di una vittoria conquistata prima dell’autunno. Come altre ‘guerre lampo’ si trasformò invece in un conflitto lungo e sanguinoso che costò milioni di morti, tra vittime civili e  soldati sempre più giovani, man mano che l’infuriare delle battaglie esigeva un rinnovato e sempre ‘più fresco’ tributo di sangue. L’Italia partecipò al conflitto per tre anni, con costi umani altissimi.

Anche Termoli diede il suo tributo di giovani vittime, che oggi celebriamo con la deposizione della corona presso il Monumento ai caduti, in Piazza Vittorio Veneto. Per noi termolesi quel luogo è, più semplicemente, Piazza Monumento. Oggi, cento anni dopo, è un dovere ricordarsi dei nomi ‘veri’ dei luoghi e dei nomi dei giovani termolesi caduti o dispersi, sepolti lontano dalla loro terra e dal loro mare. A questi soldati deve andare sempre il nostro pensiero, con la consapevolezza che ogni guerra è una tragedia. Inutile e crudele”.

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Un ricordo sempre vivo in tutta la comunità molisana e celebrato in tutti i comuni. A San Gicomo degli Schiavoni le celebrazioni si sono svolte presso il Monumento ai Caduti della Grande Guerra situato nella villa comunale. Erano presenti drappelli dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dell’associazione nazionale Carabinieri, dell’associazione nazionale Polizia di Stato, dell’associazione nazionale Bersaglieri. Con la benedizione di Don Benito Giorgetta, è stata deposta una corona di alloro nel ricordo dei caduti della comunità sangiacomese, perché è anche grazie a loro se oggi viviamo in pace.

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Celebrazioni anche a Isernia con un picchetto d’onore dei Carabinieri al comando di un Ufficiale. La cerimonia, come di consueto, è stata l’occasione per consolidare la vicinanza tra la popolazione e gli uomini e le donne con le stellette,  con un particolare coinvolgimento degli studenti delle scuole del capoluogo.

Durante la manifestazione è stata consegnata al Maggiore dei Carabinieri Michele Carfora, comandante della locale Compagnia,  l’onorificenza di “Ufficiale”,  concessagli dal Capo dello Stato, per le benemerenze acquisite durante gli anni di servizio a favore delle istituzioni e della cittadinanza.

Inoltre in mattinata si è svolta “Caserme aperte”,  con l’apertura al pubblico del Comando provinciale Carabinieri di Isernia: ragazzi e bambini hanno potuto visitare la caserma, conoscere più da vicino mezzi e gli equipaggiamenti utilizzati dai Carabinieri.