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Una carica di esplosivo sotto il motore della Fiesta, poi il “botto” e l’incendio. Ascoltati i testimoni, la Polizia segue la pista locale foto

Gli indizi finora raccolti portano a ipotizzare un gesto intimidatorio messo in campo con modalità criminali e inedite con una matrice locale. Gli uomini del Commissariato hanno cominciato a sentire i testimoni. Nessun dubbio che l’auto presa di mira fosse quella del pregiudicato termolese, ristretto in carcere

Quale esplosivo è stato utilizzato per far saltare letteralmente in aria la Ford Fiesta parcheggiata in via Pertini la notte scorsa? Anche da questo si potrebbero ricavare indizi utili alle indagini,  entrate nel vivo da subito, che non tralasciano alcuna pista ma guardano in modo particolare alla matrice “locale”. Cioè del territorio. Niente criminalità organizzata di importazione, ma più verosimilmente qualcuno del posto che si è sentito pestare i piedi e ha pensato di mettere in atto una “dimostrazione di forza” molto pesante, con una modalità relativamente inedita.

E’ la prima volta che a Termoli  un’auto viene fatta esplodere così, con un metodo che richiama scene di malavita e pagine nere della cronaca nazionale. Solo per un caso fortuito nessuno si è fatto male. Ma se in quel momento un inquilino fosse uscito dal portone? La Fiesta era parcheggiata a pochissima distanza e la detonazione è stata così forte da far saltare in alto il cofano del motore. Un balzo di 15 metri, fino a ricadere con uno schianto sul tetto dell’edificio al civico 18.

Gli uomini del commissariato di via Cina coordinati dal dirigente Vincenzo Sullo hanno ascoltato numerosi testimoni e i proprietari delle autovetture danneggiate dal botto avvenuto poco dopo l’una e trenta della notte tra lunedì e martedì.

Quattro le vetture coinvolte, una – l’Alfa – solo di striscio. Una Fiat Panda a metano avvolta dal fuoco e distrutta, una Peugeot danneggiata al limite. E poi la Ford Fiesta, l’auto fatta saltare. Già, perchè non ci sono dubbi però, vista la ricostruzione, che fosse quella, intestata a un pregiudicato ristretto in carcere e guidata dalla moglie o dal figlio ventenne, la destinataria del messaggio.

Gli esami sulle ceneri e sui resti raccolti dai Vigili del Fuoco e portati in laboratorio diranno che tipo di esplosivo è stato usato. Di sicuro un quantitativo importante, capace di fare i danni che ha fatto e in grado di uccidere.

Gli inneschi non sono stati trovati, ma sarebbe stato impossibile il contrario. Ora si deve aspettare la fase delle analisi per ricostruire la bomba, posta con molta probabilità sotto il motore.

L’obiettivo era una intimidazione pesante, un avvertimento forte: gli inquirenti sono consapevoli che sarebbe bastato lanciare una molotov nell’abitacolo e dare fuoco con metodi più tradizionali (e facili) per incutere paura. Ma in questo caso l’autore – o gli autori – sono andati oltre, hanno inteso  portare al massimo la potenza dimostrativa dell’episodio. Della serie: “Noi ti possiamo fare molto male, non scherzare”.

Sia i proprietari delle auto incendiate dal rogo innescato dall’esplosione che la famiglia del proprietario della Fiesta sono stati ascoltati dalla polizia.  Che ha ben chiara la matrice dolosa dell’ episodio, il quale ha creato un grande allarme sociale.

“L’attività di indagine è in corso – spiegano dagli uffici del commissariato – e per la dinamica criminale riscontrata il fatto è ascrivibile alla realtà criminale locale”. Evidentemente la Polizia ha in mano qualcosa di concreto. Si sta anche verificando se il bersaglio fosse proprio il pregiudicato, in un’ottica che non vuole trascurare niente.

L’episodio riporta alla mente quanto accaduto diversi ani fa in via Catania, quando fu data alle fiamme la Porsche di un pregiudicato (ma in quel caso con benzina e accendini) e quanto avvenuto, in tempi più recenti, a Campomarino Lido. In quel frangente era stato fatto esplodere il gazebo di una pizzeria, ma capire la matrice esplosiva era stato più semplice. Erano infatti stati trovati i residui di una bomba carta, un grosso petardo poggiato a terra che lascia tracce, con un odore e un colore tipici. Nel caso della Fiesta è tutto più complesso: la scena è stata inquinata dall’incendio scaturito in un secondo momento, che ha “mangiato” le prove insieme a combustibile, plastica bruciata, lamiera arroventata.