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‘Sotto il segno della bilancia’, un vademecum della speranza che sfida il bullismo foto

Un libro che racconta cosa significa essere ‘diversamente magri’ e di quanto le parole feriscano profondamente, causando complessi che si trascinano fino alla morte. Tra scherzi, battute e racconti di vita vera, Fabio parla della sua quotidianità e fornisce un monito importante ai tanti bambini e ragazzi vittime di bullismo, perché “con la forza del sorriso e del buonumore si può superare ogni difficoltà e raggiungere la felicità”.

Derisione, scherno, violenza non solo verbale ma anche fisica, l’ansia di non rientrare in uno standard imposto: sono questi i problemi che le persone in sovrappeso od obese si trovano ad affrontare quotidianamente. Il tutto si traduce in stress, tristezza e malessere interiore: sensazioni che si placano con il cibo e la solitudine. E sì, perché oggigiorno se non vesti una taglia 44 sei escluso, diventi il lupo cattivo delle fiabe dei bambini e non meriti amore o amicizia.

Fabio De Nunzio

Sono questi i temi affrontati nel libro ‘Sotto il segno della bilancia’ scritto da Fabio De Nunzio e Vittorio Graziosi, giunto alla sua terza edizione e presentato martedì 23 ottobre nella sala consiliare del Comune di Termoli assieme al movimento Curvy Pride di Termoli con la portavoce Maddalena Tricarico. Ospite d’eccezione il ‘Buon Fabio’ che, come da soprannome affibbiatogli durante la sua carriera televisiva, ha parlato del volume. Accanto a lui il moderatore e collega giornalista Michele Trombetta, la vice sindaco Maricetta Chimisso e le ragazze del movimento Curvy Pride, con l’immancabile maglia rosa divenuta simbolo della loro battaglia.

Ma chi è Fabio? Lo abbiamo lasciato entrare nelle nostre case durante le cene in famiglia, lui che nel suo religioso silenzio denunciava situazioni di degrado, pericolo o malasanità. In molti riconosceranno il suo volto che, per anni, ha accompagnato i servizi del programma ‘Striscia la notizia’. “Un attore prestato al giornalismo”, come lui stesso si descrive. Oggi Fabio racconta della sua personale battaglia, molto più grande di lui e che, nel 2018, colpisce buona parte della popolazione: l’obesità. Lui con la bilancia ci fa i conti da quando è nato: “È il mio segno zodiacale ed il mio incubo peggiore – ha scherzato durante la conferenza – Fin da quando il pediatra mi diceva ‘E, caro Fabietto, devi metterti a dieta’”.

Lo fa con l’autoironia e la simpatia che lo contraddistinguono per “dare voce agli obesi – commenta l’autore ai microfoni – Questo libro parla di discriminazione, di barriere architettoniche e di forme di bullismo che le persone obese sono costrette a subire quotidianamente”. E così tra scherzi, racconti personali e figuracce, Fabio si mette a nudo e parla dei problemi legati al peso: “Una volta ero in aereo e, dopo essermi incastrato in quelle minuscole sedute, ho provato ad allacciare la cintura di sicurezza. Ci ho provato parecchio ma nulla, era troppo piccola. Il mio vicino mi suggerisce di comunicarlo alla hostess che ‘avrebbe risolto la situazione’ ed io mi sono fidato. La chiamo e lei, con aria tranquilla, prende l’aggiunta. Un pezzo di cintura di colore arancione fluo, da attaccare a quella nera in dotazione del sedile. Me l’ha portata dondolandola lungo tutto il corridoio, felice di farlo sapere a tutti”.

E ancora il problema di avere ambulanze e lettini per i ‘non magri’, vestiti conformati che si adattino alla persona e non alla società, fino alle docce degli alberghi troppo anguste o ai water ‘sospesi’ che rischiano di staccarsi per via del peso. Esperienze di vita che racconta non solo nel libro, ma anche in giro per le scuole di tutta Italia dove, sempre più spesso, si verificano episodi di bullismo:Iniziano già in prima elementare – racconta Fabio – È triste che bambini di 6 anni debbano subire tutto ciò. Io non faccio caso alle offese, ma fanno davvero male, soprattutto in un’età così delicata”.

Fabio De Nunzio

La sua è una battaglia personale contro i bulli e le barriere architettoniche, una denuncia contro le ingiustizie e l’egoismo diffuso: “Bisogna pensare al prossimo ed ai propri figli, ormai non pensiamo più a nessuno, non conosciamo nemmeno il nostro vicino di casa – ammette amaramente l’autore – Facciamo un passo indietro. Ce n’è bisogno per combattere l’aumento di cattiveria nel mondo. Diamo una mano al prossimo, non solo con gli sms solidali che, per carità, sono giusti, ma non dimentichiamoci di chi è vicino: dal dirimpettaio, al giornalaio di quartiere, alla donna delle pulizie. Ricordo che mia madre faceva sempre una torta o una pizza in più per una delle signore che abitavano nel nostro palazzo. Prima si entrava nelle case, si scambiavano consigli, problemi, si condividevano le gioie e si dimezzavano i dolori, ci si aiutava, anche solo con le parole. La vita si cambia così, ritorniamo a questi tempi, facciamo comunione e portiamo un sorriso nella vita degli altri, perché se non ci aiutiamo fra noi non lo farà nessuno”.

Un’iniziativa appoggiata e condivisa dal movimento Curvy Pride che da sempre “denuncia le difficoltà delle persone che hanno qualche chilo in più – dichiara la rappresentate termolese Maddalena Tricarico – Una collaborazione che vuole aiutare le persone ad uscire dal proprio guscio ed a riprendere coscienza della propria vita ed essere felici anche con una taglia in più”. È chiaro che tutto ciò non deve far passare il messaggio che l’obesità o il sovrappeso siano salutari, perché portano scompensi e problematiche fisiche, ma è un ragionamento che nasce in una visione di più ampia e pura accettazione dell’altro, di quello che consideriamo diverso da noi.

Un libro che non solo racconta la vita e le difficoltà di una persona giudicata ‘fuori taglia’ da una società che si conforma intorno a delle misure standard considerate giuste dai più “anche se devo ancora capire chi lo ha deciso”, come scherza il buon Fabio, ma un’enciclopedia, un vademecum della speranza. La speranza di essere finalmente capiti, di sentirsi parte di qualcosa e di non essere giudicati perché troppo: troppo grassi, troppo bassi, troppo brufolosi, senza troppi capelli, senza troppi fronzoli, senza abiti firmati.

Certo, chi non ne soffre dirà che “ve la siete voluta voi, potete evitare di mangiare” ed avrebbero anche ragione. Avrebbero, perché il condizionale è d’obbligo, specie in un mondo in cui la cattiveria ti estirpa tutto il buono che c’è in te, lasciando un vuoto incolmabile che si tenta di riempire con cibo spazzatura. E pensare che se solo fossimo più solidali, se solo giudicassimo meno il prossimo, se ci rendessimo conto che la perfezione non esiste e che quindi nessuno è superiore all’altro e non ci si può permettere il lusso di giudicare cosa sia giusto e cosa sbagliato, il mondo sarebbe davvero un posto migliore. Uno in cui far crescere i propri figli non fa così tanta paura. Peccato, però, che non succederà mai perché il bullismo, come l’ignoranza, non ha età.