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Seconda edizione del festival di cinema sociale Interferenze al via: “Qui si costruisce una nuova comunità”

Conferenza stampa di presentazione per il festival che si terrà dal 15 al 18 ottobre nell'ex cinema Sant'Antonio di Termoli. Interferenze non si esaurisce nelle proiezioni cinematografiche ma è un lavoro di rete che mira a costruire una cultura della solidarietà attraverso una serie di percorsi collaterali.

Una sovrapposizione di elementi e un’interruzione nel normale flusso comunicativo, in questo caso nello scorrere della vita della nostra cittadina. In queste due accezioni è possibile scorgere la natura di Interferenze, il festival del cinema sociale giunto quest’anno alla sua seconda edizione, in programma dal 15 al 18 ottobre a Termoli.

Alla conferenza stampa di presentazione, tenutasi ieri – 13 ottobre -, a fare da padrona di casa, in un cinema Sant’Antonio definito luogo del cuore, è stata Tina De Michele della Consulta per le disabilità. Se la prima edizione era stata una scommessa, quella che si appresta ad iniziare lunedì 15 ottobre è qualcosa di più. Interferenze “è diventata una vera e propria rete di promozione dei diritti delle persone più fragili” che intende far riflettere la cittadinanza su temi spesso accantonati. Un progetto in parte autofinanziato e in parte finanziato dal Comune, come ha spiegato la De Michele prima di cedere la parola al Sindaco Angelo Sbrocca. Quest’ultimo ha rivolto un plauso alle associazioni che arrivano laddove le istituzioni pubbliche non sempre riescono a farlo. Il primo cittadino ha rimarcato poi l’importanza di tale iniziativa in questo determinato contesto storico “in cui la solidarietà politicamente non va di moda. Oggi qui si va in senso contrario”.

Interferenze non è, o non solo, un prodotto bensì un processo, queste le parole di Roberto De Lena, operatore Caritas nonché volontario de La città invisibile. Il sottotitolo dell’edizione 2018 del festival è il vero fil rouge delle scelte attuate: «Dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva». La frase di Hölderlin è una chiave di lettura per tutti i film scelti: “In ogni film emergono problematiche ma al contempo si intravede l’alternativa, si aprono nuove vie di soluzione al problema”, spiega ancora De Lena. Il processo di Interferenze, definito generativo e trasformativo, è finalizzato al “comune obiettivo di costruire comunità”, valorizzando punti di vista diversi e soluzioni alternative nei “tempi barbarici che stiamo vivendo”.

Mariachiara D’Amore ha presentato i soggetti della rete composta da Tempi Moderni, la Consulta per le disabilità, l’associazione Faced, il Centro diurno Chesensoha, il progetto Sprar Rifugio Sicuro e, novità di quest’anno, La Città Invisibile, ponendo l’accento sull’ottica di trasversalità che li anima perché “crediamo nell’integrazione degli interventi e dei servizi”. Non ci può essere settorializzazione perché “la nostra è una visione bio-psico-sociale che guarda l’individuo nella sua globalità”. Maddalena Molinero, operatrice del centro diurno che si occupa di salute mentale, ha illustrato una delle novità di Interferenze 2018: un laboratorio che ha visto tra i partecipanti utenti, operatori e volontari  dei vari servizi e che è durato da luglio fino a pochi giorni fa, con cadenza settimanale. Una sorta di ‘officina’ in cui, tra scrittura creativa e realizzazione di lavori artistici, si è discusso attorno ai temi dei film. “Ci ha permesso di sperimentare in un piccolo gruppo quello che, col Festival, vogliamo fare con la cittadinanza”. Il riferimento è all’abbattimento dei pregiudizi, “dei muri”, e per fare ciò c’è un’operazione preliminare e imprescindibile: la reciproca conoscenza.

La scelta dei film è stata complessa, come ha spiegato Antonio Cappella di Tempi Moderni. “Il cinema, più di ogni altro mezzo, celebra la diversità e la bellezza”. E i film selezionati, oltre che belli, sono diversi l’uno dall’altro. Si parte con il documentario italiano “Semus fortes”, una produzione indipendente che ci parlerà attraverso il racconto di un gruppo di ragazzi con disturbi psichiatrici. Martedì 16 sarà la volta di “Lars e una ragazza tutta sua” che narra di un ragazzo introverso e con una vita sociale inesistente. La commedia “La mia vita da zucchina” è la storia di un’infanzia difficile raccontata con tenerezza e attraverso la tecnica di animazione più antica al mondo, la Stop motion. Infine, giovedì 18 ottobre, con “Almanya – La mia famiglia va in Germania” si affronterà con leggerezza, “che non significa superficialità”, il tema dell’immigrazione.

interferenze-programma

Interferenze è un percorso che ha coinvolto anche le scuole cittadine. Oltre alla scuola secondaria di primo grado “Bernacchia-Brigida”, quest’anno si sono aggiunte classi dei Licei Classico, Scientifico e Artistico, come spiegato dalla docente Mariagrazia D’Onofrio. “I ragazzi sono la maglia centrale di questa rete”, sono il nostro futuro e bisogna far capire loro che “l’altro non deve essere fonte di paura ma di ricchezza”. L’insegnante ha letto alcuni pensieri prodotti dai discenti, alcuni dei quali sono stati affissi alle pareti insieme ad altri lavori prodotti dai ragazzi nel corso della passata edizione del festival. E tra i prodotti sono stati realizzati anche dei cortometraggi di cui tre proiettati nel corso della conferenza.

Interferenze-lavori alunni

Da ultimo sono intervenuti Gianni Pinto per la Caritas diocesana e Marco Cataldo, operatore di Faced e volontario de La Città invisibile. “Non potevamo non esserci”, ha esordito Pinto che ha portato il contributo del mondo cattolico ponendo l’attenzione dei presenti su una frase pronunciata da papa Francesco: “La fede deve avere la capacità di sognare il futuro e di lottare per esso nel presente”, plaudendo dunque ad esperienze come Interferenze che perseverano, dal basso, chiedendo attenzione alle istituzioni pubbliche per un mondo più solidale contro la logica dominante dell’individualismo. Marco Cataldo ha chiuso sottolineando come, con il festival, si sia data concretezza a espressioni come ‘lavoro di rete’ e ‘integrazione dei servizi’. “È un percorso totalmente innovativo il cui effetto secondario, non visibile, è la formazione di un embrione di una nuova comunità”.

Gli spettacoli sono gratuiti e si terranno alle 17,30 e alle 20,30 al cinema Sant’Antonio di Termoli.