Scoperto un tempio orientale del IV secolo. Ma gli archeologi lavorano solo con le donazioni: “Non bastano” foto

Continuano gli scavi coordinati dal professor Adriano La Regina. Negli ultimi mesi sono emersi le mura del tempio d'Oriente - così definito per la sua posizione ad est dell'area - e poi oggetti e strumenti per i sacrifici. "Lavoriamo con le donazioni dal web - aggiunge il professore - perchè mancano i fondi e si procede a fatica"

L’area archeologica di Pietrabbondante continua a regalare importanti scoperte. Non solo ai ricercatori che dal 2010 stanno lavorando nel sito, ma anche ai non addetti ai lavori visto che ogni singolo elemento tornato alla luce è una ricchezza per la società e il territorio. Nell’ultima campagna di scavo, quella di cui si parlerà nella conferenza del dottor Adriano La Regina in programma domenica 7 ottobre alle 16 a Palazzo Municipale di Pietrabbondante dal titolo “Uno sguardo del tempio – Il sogno di Primavera”, sono emersi parti di mura utili a ridefinire la pianta e tanti piccoli oggetti di culto, fino alle ossa degli animali per i sacrifici.

conferenza pietrabbondante

I ritrovamenti avvenuti nella parte orientale a Pietrabbondante, a est delle precedenti scoperte, “hanno permesso di ampliare notevolmente la dimensione temporale – spiega il professor La Regina, da anni impegnato a coordinare i 25 archeologi nella campagna di scavo – perchè grazie ai nuovi elementi siamo in grado di affermare che lì si viveva dal IV o V secolo a.C. fino al V secolo d.C., un millennio di storia per il Sannio“.

Nell’ultimo impegnativo lavoro di ricerca all’interno del territorio, agli occhi degli archeologi è emersa una nuova struttura che risale al IV secolo a. C. Si tratta di un edificio adiacente a quello scoperto e già presentato un anno e mezzo fa, quando vennero alla luce un tempio, un altare, il basamento di una statua, più di 300 monete e tanti altri piccoli materiali e ornamenti sacri come ceramiche e lucerne.

L’area del Santuario Orientale, come è stata ribattezzata per la sua posizione, comprende l’Erario, la Piccola Stoà, la zona denominata Sacello, mentre il nuovo edificio si trova alla destra dell’Erario, a est appunto, perciò il nome di tempio d’Oriente.

“Ora nella stessa area – aggiunge il professor La Regina –  sono emerse anche le mura utili a comprendere la pianta, anche se è difficile al momento evidenziarla tutta visto che si tratta di un gruppo di strutture molto vicine che formano un tempio e per delimitarla con precisione ci vorranno tempo e lavoro. Intanto si può affermare che le murature erano di pietra e sopra si costruiva in terra cruda, ovvero argilla su base di pietre, per tenere l’argilla lontana dall’acqua che scorre sul terreno”. Dagli scavi sono emersi anche diversi resti dell’attività sacra e sacrificale che veniva condotta all’interno: ovvero strumenti, coltelli, vasellame utili per le libagioni e i riti e anche ossa di animali per i sacrifici”.

“L’erario era stato trovato nel luglio del 2010 ed era stato messo in luce il tempio che aveva la funzione di erario – aggiunge La Regina – poi erano stati esplorati gli edifici adiacenti in un complesso ampio. Il nuovo edificio avrà ancora bisogno di un paio di campagne di scavi per riemergere totalmente“.

Ed è proprio qui la grande difficoltà, visto che negli anni le campagne di ritrovamento sono state finanziate dalla raccolta sul web di risorse tramite le donazioni di chi voleva contribuire alla riuscita dei lavori di scavo. “Siamo senza finanziamenti – conclude il professor La Regina – e ci sono quindi inevitabilmente tante difficoltà perchè si riduce la capacità lavorativa, visto che le campagne di scavo si fanno con il lavoro e la collaborazione di tanti”.