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Quel fumo acre e misterioso al mattino presto. Sotto accusa plastica e polistirolo bruciati: roghi alla diossina in campagna? foto

Il sospetto dei residenti che da giorni fanno i conti con il fumo insidioso e irritante "che brucia la gola" nelle popolose zone di via Udine, Padova e Ancona, è rappresentato dagli incendi notturni di scarti di lavorazione del pomodoro, come già accaduto in altre circostanze. La diossina è cancerogena, e la gente chiede verifiche e controlli approfonditi "per capire cosa brucia"

Adele vive in via Padova, quartiere di Porticone “bassa”, come dicono qua. I palazzi affacciano sulla vallata sottostante, attraversata dalla tangenziale che collega Termoli a Petacciato passando per la zona nord della cittadina adriatica. Meno cementificata, più verde, con centinaia di ettari di campagna coltivati. Adele ieri mattina non è riuscita ad aprire le finestre del suo appartamento. “L’aria – racconta a Primonumero – era irrespirabile. E sono giorni che va avanti questa situazione, al mattino presto c’è un odore di fumo acre e pesante”. Cos’è? Da dove arriva? Chi lo sprigiona, e come?

I residenti di Porticone, specialmente dalla popolosa via Udine, riferiscono di essere esasperati per il disagio “che va avanti da molti giorni”, ma anche seriamente preoccupati. I fuochi notturni nei campi a poca distanza in linea d’aria da diverse strade fitte dei loro palazzi e villette non sembrano rassicuranti. “Il fumo puzza da morire, sembra plastica bruciata” rivela una coppia di via Udine, strada dalla quale domenica è arrivata una segnalazione circoscritta sul fumo insidioso che al mattino presto ancora impediva di aprire le finestre per non rischiare di tossire e sentirsi soffocare. La cittadina che ha scritto alla redazione non è l’unica a lamentare il fenomeno, perché durante un sopralluogo nella zona le conferme fioccano da diverse abitazioni. “Anche questa mattina – lunedì – si sentiva fumo. Mi sono svegliata presto e ho aperto una delle finestre che affacciano da quel lato” spiega una donna di mezza età indicando proprio la distesa di campi a ridosso della tangenziale.

In via Padova e via Ancona altre segnalazioni. “Il fumo? Lo sentiamo eccome. Va avanti tutta la notte, a volte comincia all’imbrunire”. “Non possiamo stendere i panni sul balcone altrimenti puzzano come carboni” un altro commento.

Alcuni hanno denunciato quanto accade agli uffici del Comune di Termoli, settore Ambiente. Ma senza ricevere risposte. “Guarda che questa storia del fumo e degli incendi notturni va avanti da anni, non è mica solo adesso”. E anche in passato sono arrivate telefonate in Comune, alla Forestale e all’Arpa Molise. Ma la sera o la notte, quando il fumo comincia a serpeggiare nel quartiere, gli uffici sono chiusi. “Non risponde nessuno, e il giorno dopo non ci sono più tracce….”

Tuttavia qualcosa bisognerebbe fare. Non solo per rassicurare migliaia di persone che abitano in questo quartiere e si interrogano sulla stranezza del fenomeno, ma anche – soprattutto – per fugare i dubbi che dietro il fumo di Porticone e gli incendi misteriosi ci siano atti criminali, roghi clandestini di materiali plastici che dovrebbero essere smaltiti in tutt’altro modo proprio perché potenzialmente pericolosi per la salute. Un sospetto piuttosto delineato qualcuno, qua nel quartiere investito dal fumo irrespirabile, ce l’ha. E punta sui campi a valle, sui vasti appezzamenti coltivati a pomodoro che fiancheggiano la tangenziale, proprio dove qualche sera fa, tornando da Vasto, una donna che vive in via Udine ha visto “piccoli incendi sparpagliati a tarda ora”.

Potrebbe trattarsi di plastica e polistirolo bruciati. Materiali di scarto della lavorazione del pomodoro che, a fine stagione, vengono distrutti dalla mano incendiaria – e criminale, in questo caso – dell’uomo per bypassare i costi di rimozione e smaltimento. Una pratica che provoca inquinamento dell’aria e del suolo, e che quest’anno si potrebbe protrarre fino a ottobre inoltrato perché la raccolta del pomodoro è stata tardiva rispetto al calendario abituale, causa una stagione non esaltante dal punto di vista climatico.

Dopo la bruciatura dei contenitori di polistirolo delle piantine, si passa alla bruciatura dei tubicini di plastica usati per irrigare. E questo spiegherebbe i roghi di Porticone, che – per inciso – sono roghi alla diossina, come in parte conferma l’olfatto degli abitanti quando parla di “puzza insopportabile e fumo irritante”.

Gli scarti vegetali sono molto meno invasivi, senza contare che non ci sarebbe bisogno di accendere i fuochi all’imbrunire, andando avanti l’intera notte. Perché l’orario in cui questi singolari falò vengono accesi è appunto la sera. Esattamente come accaduto negli anni passati, quando i fuochi erano accesi soprattutto nelle campagne tra Campomarino e Portocannone. In un frangente il fenomeno dei roghi dall’odore acre e persistente dato dalla plastica e dalla liberazione di diossina nell’aria era stato documentato dai volontari della Protezione Civile del bassoMolise, che erano riusciti a cogliere sul fatto i coltivatori di pomodoro nel pieno dell’abuso.

“Chiediamo un controllo da parte degli organismi competenti – sostengono i residenti di Porticone – perché vogliamo e dobbiamo capire l’origine di questo fumo e quali rischi comporta. La diossina, non dobbiamo certo dirlo noi al Comune e all’Arpa, è cancerogena”.