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Dopo 7 anni di precariato denunciano la Regione. Il giudice: “Abuso di contratti a termine”

Dal 2003 fino al 2010 hanno lavorato all'Assessorato all'Agricolura senza mai essere rinnovati. I quattro giovani, dopo essersi rivolti all'avvocato Gianluca Pescolla, hanno deciso di denunciare la Regione e hanno avuto ragione. Per i giudici della Sezione lavoro della Corte d'Appello c'è stato "un abuso dei contratti a termine".

Probabilmente quando hanno conquistato il fatidico lavoro in Regione pensavano di aver coronato un sogno. “E vai, ce l’abbiamo fatta. Un po’ di gavetta e di precariato, poi saremo stabilizzati”: aveva forse pensato e auspicato. Insomma credevano che, dopo la laurea, l’agognato posto fisso fosse quasi a portata di mano.

E così nel 2003 i ragazzi avevano firmato il primo contratto di collaborazione coordinata e continuativa, i co.co.co.. Ossia quelli che in gergo vengono definitivi ‘contrattini’: durano pochi mesi, poi periodicamente vengono rinnovati alla scadenza. I quattro giovani erano impiegati negli uffici dell’Assessorato regionale all’Agricoltura (che all’epoca aveva sede in via Sauro a Campobasso) con i finanziamenti arrivati per i progetti legati all’alluvione del 2003, il catastrofico evento che aveva devastato campi e aziende nel Basso Molise.

In realtà, sembra che le loro mansioni non si fermassero qui. Eppure, giorno dopo giorno, si sono iniziati ad accorgere che il loro duro lavoro e i loro sacrifici non venivano ripagati. Tanto che i loro ‘contrattini’ venivano rinnovati come nulla fosse, con il puntuale rinvio della stabilizzazione.

Questa storia è andata avanti per sette anni. 

Nel 2010, dopo aver sperato che qualcosa cambiasse, per evitare di fare i precari a vita, i quattro lavoratori hanno deciso di denunciare la Regione Molise. Si sono rivolti ad un legale, l’avvocato Gianluca Pescolla, e hanno iniziato il percorso giudiziario per far valere le loro ragioni.

Il loro ricorso è stato accolto non solo in primo grado (quando il giudice ha riconosciuto un indennizzo solo per i periodi in cui avevano lavorato in nero), ma anche in secondo grado.

Infatti, i giudici della Sezione lavoro della Corte di Appello di Campobasso hanno ritenuto che “questi contratti di collaborazione fossero illegittimi” e che ci fosse stato “un vero e proprio abuso dei contratti a termine“. Dunque ha sanzionato l’illegittimo comportamento della Regione. L’ente di via Genova dovrà pagare e risarcire i precari riconoscendo loro dieci stipendi. La Corte d’Appello insomma ha aumentato il numero di spettanze rispetto a quelle che erano state riconosciute ai lavoratori in primo grado.

Oltre a porre un limite all’utilizzo dei contratti di tipo flessibile ad opera degli enti pubblici, “questa pronuncia – riferiscono dallo studio legale Di Pardo che con l’avvocato Pescolla che ha seguito la vicenda – ha una particolare rilevanza e può offrire nuove opportunità ai numerosi precari della Regione anche rispetto al nuovo avviso pubblico volto ad una ricognizione di lavoratori potenzialmente interessati alle procedure di stabilizzazione consentite dal decreto Madia“.