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Posti letto carenti e protocolli che non funzionano: la morte di Ciccone un altro caso di malasanità?

Ieri l'autopsia sul corpo del 69enne di Macchiagodena travolto da un'auto. Dopo cinque giorni di agonia, la morte. Dopo l'incidente l'anziano aveva perso la sensibilità di braccia e gambe, inoltre le vertebre avevano pure perforato i polmoni. “Non è chiaro come comportarsi nel caso di un paziente politraumatizzato con patologie neurologiche, ma al tempo stesso i protocolli funzionano poco dal punto di pratico”, commenta un medico del ‘Veneziale’.  

Si poteva fare qualcosa per salvare la vita di Franco Ciccone? Il trasporto e l’intervento dei medici dell’ospedale di Teramo sono stati tempestivi, o invece quando il 69enne è arrivato aveva una situazione clinica già irrimediabilmente compromessa?

Ci sono ancora tanti punti oscuri dietro la morte del pensionato di Macchiagodena che lo scorso 15 ottobre è stato travolto da un’auto che usciva dal parcheggio, mentre era a bordo del suo motorino. Lui indossava il casco che però non sembra essere riuscito ad evitare un impatto con il terreno violento.

Quando è arrivato al pronto soccorso del Veneziale di Isernia, Franco Ciccone aveva perso la sensibilità degli arti inferiori. I medici ne hanno disposto il ricovero, ma quando si sono accorti che la situazione stava precipitando perché le vertebre avevano pure perforato i polmoni – come racconta a Primonumero un familiare – hanno deciso che il paziente andava trasferito in un presidio sanitario più organizzato.

Ed è qui che questa drammatica vicenda diventa quasi un giallo, con una serie di ‘buchi neri’.

Dal nosocomio di Isernia – riferiscono fonti interne all’ospedale – è stato contattato direttamente il Neuromed, l’unico presidio attrezzato per la neurochirurgia e con cui l’ex commissario ad acta Paolo di Laura Frattura ha sottoscritto appositi protocolli per il ricovero di pazienti con specifici problemi neurologici. Reparti di questo tipo infatti non se ne trovano in nessun ospedale pubblico del Molise dopo che è stato eliminato quello in funzione al Cardarelli di Campobasso.

Tuttavia da Pozzilli, pare dopo aver valutato la gravità del quadro clinico di Ciccone e probabilmente per mancanza di posti letto, sarebbe arrivata una risposta negativa: “Non possiamo prendere in carico il paziente”. Per questo il 69enne è stato poi trasferito a Teramo, che da Isernia dista quasi due ore e mezzo (traffico e lavori sull’autostrada permettendo). L’ospedale abruzzese non solo era l’unico con un posto letto disponibile, ma è stato anche reputato l’unico in grado di intervenire. Ma forse il quadro clinico era già compromesso. Cinque giorni dopo l’anziano è morto.

Che ci sia qualcosa di poco chiaro lo conferma il fatto che la Procura abbia aperto un fascicolo e disposto l’autopsia. Si è svolta ieri – 22 ottobre – alla presenza della figlia Claudia e del figlio Rocco, del genero e di altri parenti arrivati all’obitorio di Teramo per assistervi.

Ma che si sia trattato di un altro caso di malasanità sono in molti a pensarlo, e toccherà agli inquirenti accertarlo. Poi ci sono altri interrogativi che questo fatto ha riacceso: è la conferma che i protocolli con Neuromed funzionano male e che dunque occorre riattivare un reparto di Neurochirurgia in un ospedale pubblico? E perché a Ciccone nell’immediatezza dell’incidente, come raccontano alcuni testimoni, è stato tolto il casco?

“Non è chiaro come comportarsi nel caso di un paziente politraumatizzato con patologie neurologiche, ma al tempo stesso i protocolli funzionano poco dal punto di pratico”, commenta un medico del ‘Veneziale’.

Probabilmente neppure la riattivazione di Neurologia al Cardarelli, così come annunciato dal presidente della Regione Donato Toma, riuscirà ad evitare le morti dovute alle cosiddette patologie ‘tempo-dipendenti’.

E poi oltre al mistero, c’è uno strano silenzio che avvolge questa vicenda. Quasi come se i molisani si fossero ormai rassegnati.

Non si è scatenato ad esempio lo stesso clamore mediatico come avvenuto lo scorso luglio quando un uomo di 47 anni di Larino è morto per una emorragia celebrare e dopo un ‘mini tour’ tra gli ospedali del Basso Molise prima di essere trasferito a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia. In quell’occasione in Molise arrivano perfino gli ispettori del Ministero. Le risultanze delle loro verifiche sono ancora top secret. Perchè? Solo un colpo di teatro senza effetti concreti sulla salute dei molisani? Di certo, a distanza di pochi mesi, un altro caso simile scuote il Molise.

La salma di Franco verrà riconsegnata questa mattina alla famiglia. Oggi pomeriggio, alle 15.30, nella chiesa di San Nicola a Macchiagodena la comunità darà l’ultimo saluto al 69enne, rimasto vedovo 30 anni fa. “In paese era conosciutissimo”, racconta il sindaco Felice Ciccone. “Ogni mattina partiva dalla sua abitazione per andare a comprare il giornale”. Gli piaceva leggere le notizie sportive e in particolare seguiva con passione il Cagliari: “Era un ultras del Cagliari”.