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Disastro sanità/1

Ospedali malati: quello di Isernia è “a rischio sismico” e “va chiuso”. E i Ministeri stoppano la fusione Cardarelli-Cattolica

Il governo regionale si prepara ad una maxi riorganizzazione degli ospedali pubblici con i 105 milioni del Patto per il Molise. 28 milioni sono destinati al Cardarelli dove per ora sono stati programmati lavori di miglioramento sismico, in attesa che si sblocchi la partita sull'integrazione con la Cattolica, attualmente bocciata dai Ministeri competenti, come riferito dal presidente Donato Toma. Inoltre, "il Veneziale di Isernia va ricostruito, è a rischio sismico", ha detto ancora.

Malati anche loro, come i pazienti che ospitano. Quanto siano vulnerabili gli ospedali molisani è stato probabilmente messo nero su bianco nelle relazioni dei tecnici a cui Regione e Asrem hanno commissionato nuove indagini. Che dovrebbero confermare criticità già evidenziate negli studi effettuati in passato. Un dossier che quasi certamente ora sarà arrivato sul tavolo del governatore Donato Toma. E’ proprio lui che, in occasione dell’inaugurazione del reparto di Oculistica, davanti ai medici dell’ospedale Cardarelli, ha fatto il punto sulla riorganizzazione della sanità molisana e denunciato il disastro in cui versano le strutture sanitarie pubbliche. Dopo i tagli ai reparti, insomma, le brutte notizie riguardano gli stessi edifici in cui i cittadini vanno a curarsi.

Il governo regionale perciò ha deciso di accelerare sul piano di investimenti sull’edilizia sanitaria: “Gli investimenti li facciamo sulla sanità pubblica, le eccellenze del privato sono di complemento alle prestazioni delle strutture pubbliche”, ha chiarito il vertice dell’esecutivo. Sul piatto ci sono 105 milioni di euro dell’articolo 20 del Patto per il Molise, mentre ci sarà un cofinanziamento di altri 5 milioni della Regione, fondi che saranno programmati in un’apposita delibera di giunta.

Al più grande ospedale del Molise, il Cardarelli, sono destinati 28 milioni. Qualche anno fa è stato inserito tra gli ospedali a rischio crollo. E tutti i problemi del ‘malato’ di contrada Tappino sono stati documentati da ben tre studi: uno del 1999, uno del 2009 e l’ultimo del 2014.

I 28 milioni previsti sul Cardarelli potrebbero diventare di più – ha detto Toma – perché noi vorremmo rivedere tutta la struttura del Cardarelli, fare degli interventi molto più incisivi”. Anche perché i lavori di messa in sicurezza sono stati rinviati a lungo: l’ex governatore-commissario per la sanità Paolo di Laura Frattura voleva l’integrazione con la Fondazione Giovanni Paolo II. In pratica, reparti e pronto soccorso del Cardarelli dovevano essere spostati di pochi metri, nella sede di largo Gemelli, più nuova e antisismica. Questo avrebbe evitato alla Regione di spendere decine di milioni di euro per l’adeguamento sismico del presidio di Tappino.

Peccato che l’integrazione – almeno quella pensata da Frattura e inizialmente condivisa a Roma – non si possa fare. “L’integrazione è stata bocciata dai Ministeri competenti, Ministero dell’Economia e Finanze e Ministero della Sanità, perché c’erano delle criticità”, l’annuncio di Toma. Il problema è nella governance: Frattura la voleva mista, pubblico e privato insieme. Per il tavolo tecnico non va bene.

“Attualmente è un discorso in stand-by perché manca il commissario. Tuttavia, il precedente accordo sull’integrazione presenta criticità che ritengo superabili. Noi abbiamo pensato ad una forma consortile – ha spiegato il capo della giunta regionale – per portare avanti quell’integrazione, con una governance a maggioranza pubblica perché per noi la sanità deve essere pubblica”.

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In attesa di capire se l’integrazione si farà o meno in base alle intenzioni del nuovo commissario ad acta (il Governo deve ancora nominarlo e questo ha scatenato l’ira di Toma, ndr), il Cardarelli non può rimanere in quelle condizioni: cade a pezzi.

Faremo un intervento di miglioramento sismico sul Cardarelli, purtroppo per l’adeguamento ci vogliono troppi soldi”, ha confessato il numero uno di palazzo Vitale.

Non solo l’ospedale di Campobasso: sono a rischio anche le altre strutture della regione che si trovano in zone sismiche. Isernia, ad esempio.

Probabilmente il ‘quadro clinico’ peggiore è proprio quello del Veneziale, entrato in funzione nel 1984 quando la normativa antisismica sugli edifici pubblici non era stringente come quella attuale, resa più rigorosa dal terremoto di San Giuliano di Puglia del 2002 e da quello dell’Aquila del 2009.

A Isernia l’ospedale va rifatto per motivi sismici, non possiamo tenerlo così ”, ha scandito Toma. Dunque, va chiuso. L’obiettivo è intercettare i fondi dell’Inail che “finanzia la costruzione di nuovi ospedali e noi vorremmo costruirne due: uno ad Agnone, l’altro a Isernia”. Con questa formula di project financing, come già aveva spiegato il presidente, la Regione utilizza in comodato d’uso l’ospedale finanziato dall’Inail per poi riscattarlo pagando a rate.

A Venafro invece se la Regione riuscirà a stipulare accordi di confine con i Comuni dell’Alto Casertano, il Santissimo Rosario potrebbe diventare un ospedale di area vasta. Un po’ come il Caracciolo di Agnone, rimasto ‘in vita’ proprio perché è un punto di riferimento anche per la salute dei cittadini abruzzesi.

Dunque c’è un ragionamento in corso sulla sanità in Molise: una nuova ‘geografia’ e una riorganizzazione complessiva non solo dal punto di vista dei servizi offerti, ma anche sulla sicurezza delle strutture in cui i cittadini ricevono le prestazioni sanitarie. Avere almeno la garanzia di ospedali sicuri forse consentirà un po’ di bilanciare gli altri problemi, cure non sempre all’altezza della situazione e gravi carenze. L’assenza di Neurochirurgia in un ospedale pubblico è una di queste ad esempio. Perché purtroppo i molisani continuano a morire in caso di patologie ‘tempo dipendenti’.

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