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Nicola era l’eroina, Michele la cocaina, Ciro la sede dello spaccio. Capi e “addetti alle vendite”: così il sodalizio criminale gestiva la droga fotogallery

Il codice degli spacciatori nella sede di Campomarino lido, i vertici e i "venditori" stipendiati del più importante sodalizio criminale dedito al traffico di droga che si sia mai radicato in Molise. Tra i fornitori anche elementi legati alla mala pugliese e di San Severo. Gli investigatori hanno scardinato una associazione a delinquere tramite intercettazioni, pedinamenti, filmati e testimonianze

Un appartamento qualsiasi in un anonimo complesso di palazzine abitate quasi esclusivamente durante i mesi estivi, alla periferia sud di Campomarino lido. Era lì che l’associazione criminale, la “cupola molisana”, aveva eletto la sua principale sede di spaccio. Ed era lì che fin dal mese di novembre del 2016 i consumatori di eroina, cocaina e hashish andavano a rifornirsi dagli spacciatori sanseveresi, da “addetti alle vendite”, che spesso si avvalevano anche di bambini, figli e nipoti insospettabili usati per vendere le dosi.

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Poi, nel corso del tempo, la “prassi” è cambiata e l’affare è passato in mano dai pugliesi ai molisani. Il Molise, soprattutto la zona nevralgica di Campomarino, è diventato non solo l’ultimo anello della catena ma anche il “cuore” delle attività criminali. La “cupola”, insomma, un sodalizio di imponenti dimensioni stroncato da una complessa attività di indagine coordinata dal procuratore capo della Repubblica di Campobasso Nicola D’Angelo e dal sostituto procuratore Elisa Sabusco.

Nella notte i carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Campobasso hanno dato esecuzione a ben 22 misure cautelari, emesse dal gip Teresina Pepe su richiesta della direzione Distrettuale Antimafia di Campobasso. Non è una indagine qualsiasi, ma una accurata ricostruzione dei tasselli di una vera e propria società malavitosa, dedita al traffico in modo particolare di eroina e cocaina. Sostanze che nel codice degli spacciatori e dei consumatori avevano nomi di persona. Nicola era l’eroina, impersonata da un immaginario amico più scuro e più brutto di Michele, che invece indicava – come è stato appurato nelle tante conversazioni telefoniche che ora sono al vaglio degli inquirenti – la polvere più bianca, la cocaina.

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Il modo di contattare gli spacciatori era particolare, ma i carabinieri sono riusciti a ricostruirlo pezzo a pezzo dopo aver individuato utenze telefoniche dedicate esclusivamente all’attività di compravendita dello stupefacente. Stupefacente che veniva acquistato e ceduto in un appartamento al lido di Campomarino, indicato sul campanello del citofono dell’abitazione con il nome di Ciro. Ciro, senza alcun cognome, che da solo era certezza e garanzia di trovarsi nel posto giusto per comprare droga. Droga che proveniva dalla Puglia, in modo particolare da San Severo dove gli assuntori residenti in provincia di Campobasso e dintorni erano sistematicamente indirizzati, se non altro per la vicinanza geografica, e arrivava in Basso Molise, dove in breve si è trasferito gran parte dell’affare.

Gli indagati, hanno scoperto gli inquirenti, si sono infatti nel corso del tempo stabilizzati sempre di più a Campomarino, evitando di dover rientrare a San Severo e garantendo una disponibilità di Nicola e Michele, oltre che di hashish, 24 ore su 24. Diverse le intercettazioni raccolte, che costituiscono un chiaro esempio di accordo fra venditore e consumatore. Come quella in cui lo spacciatore riferisce al suo acquirente che gli è rimasta soltanto eroina e ha invece terminato la coca, e nel tentativo di farsi capire meglio fa riferimento alla differenza di colore tra le due sostanze: più scura l’eroina, più chiara la cocaina.

Diversi anche i filmati, frutto di pedinamenti e intercettazioni ambientali che i carabinieri hanno raccolto nel corso di mesi di indagini. L’operazione Lungomare complessivamente registra 39 misure cautelari, 17 delle quali nei mesi scorsi e 22 eseguite stanotte. Oltre a un arresto in flagranza. Una operazione condotta con l’aiuto della tecnologia ma anche secondo metodi più tradizionali. Pedinamenti e perquisizioni e soprattutto, sottolineano gli inquirenti, l‘apporto decisivo fornito da numerosi testimoni che sono stati ascoltati e grazie ai quali sono stati raccolti a carico degli indagati gravi indizi di colpevolezza in relazione alle attività di spaccio, commercio e detenzione di eroina, cocaina e hashish che venivano commercializzati in tutta la provincia di Campobasso, e che finora hanno portato a 16 arresti, 7 denunce in stato di libertà, documentando ben 1400 episodi di cessioni di droga con 20 sequestri di stupefacente, per un totale di quasi un chilo di hashish, cocaina ed eroina.

55 le perquisizioni locali e personali, con il supporto dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori Puglia che si è costituito proprio nello scorso settembre, con l’aiuto dei Carabinieri Forestali di Termoli, della Compagnia d’intervento operativo di Bari e di 11 cani antidroga della Legione carabinieri Abruzzo-Molise, Puglia e Campania e Basilicata, oltre a due unità cinofile della Guardia di Finanza. Perquisizioni svolte a Campobasso, Termoli,  Campomarino, San Severo e Avellino, e che hanno trovato le conferme per quella che era l’ipotesi principale degli investigatori: una associazione criminale dedita al traffico illecito di droga. Una organizzazione composta da persone che sono state individuate, che ora hanno nomi e cognomi. Costituita sia da sanseveresi che da molisani con 6 persone nel ruolo di vertice, in sostanza i capi, e 18 partecipanti, cioè quelli che hanno preso attivamente parte alle attività sia come dipendenti stipendiati addetti alla vendita al dettaglio in Molise sia come collaboratori nelle attività di approvvigionamento dello stupefacente presso i fornitori pugliesi.

Fornitori pugliesi, tra i quali elementi della criminalità foggiana, che sono stati a loro volta individuati: sono 8 e sono stati anche loro perseguiti nello stesso procedimento.

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Oltre alla droga sono stati sequestrati anche alcuni veicoli che l’associazione metteva a disposizione per raggiungere i luoghi di smercio e la sede centrale a Campomarino lido, oltre che per recarsi a San Severo quando si trattava di fare i principali rifornimenti. Un “sodalizio pericoloso composto da molti pregiudicati che ha aggredito – scrive la Procura – con sistematicità e radicamento non solo la zona della fascia costiera molisana ma anche l’intero territorio della provincia di Campobasso”. Una organizzazione che ha preso piede soprattutto a partire dal 2017  quando in Basso Molise, sotto l’egida della criminalità di San Severo, si sono insediate nuove basi di spaccio per rifornire acquirenti esclusivamente molisani.