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Nelle scuole i genitori comprano carta e sapone. Ma i fondi ci sono

A seconda degli istituti emergono carenze come: detersivi, fazzoletti per asciugarsi le mani, fogli, colori, pennarelli, cartoncini. Accade ovunque, anche a Campobasso. Le famiglie si sostituiscono da anni ormai a sistema pubblico acquistando a turno, o con una colletta di classe, tutto ciò che è necessario. I 5 stelle chiedono l’interesse del sindaco e dell’assessore. Ma i fondi ministeriali ci sono e quest’anno sarebbero anche rilevanti

La mozione del M5S che chiedeva l’impegno da parte del sindaco e della giunta affinché si preoccupassero di adottare provvedimenti utili alla fornitura del materiale destinato alle scuole (carta igienica, saponi, fazzolettini…) abolendo il ricorso a forme di finanziamento alternative che coinvolgono direttamente i genitori, è stata bocciata.

Il pentastellato Luca Praitano scrive in un post: “Secondo Battista e la sua maggioranza la colpa di quello che accade negli istituti è dei dirigenti”. In sostanza il sindaco lascia intendere che il Comune in questa faccenda non c’entra. E, bisogna ammettere, che è così. L’ente proprietario dell’immobile scolastico (che sia il Comune o la Provincia) è responsabile dell’edificio ai fini strutturali e delle utenze, ma non di altro.

Allora al quesito se a questo punto i dirigenti scolastici possano in qualche modo tirare il braccino per far fronte probabilmente ad altre priorità che valgono la crescita sociale, culturale e didattica dei nostri ragazzi, la risposta potrebbe essere “ni”.

Da una parte – una fonte autorevole del mondo della scuola – rivela che gli istituti quest’anno hanno ottenuto le risorse utili previste dal fondo per il funzionamento della scuola che servono – appunto –  proprio a questo genere di spese: carta igienica, asciugoni, sapone, risme di fogli aA4 ecc… ecc… Dall’altra si dovrebbe a questo punto avere contezza delle risorse che ricevono le scuole per questi adempimenti e capire come vengono utilizzate o se vengono dirottate su altri progetti. Oppure – altra ipotesi – denunciare l’esiguità dei fondi ministeriali.

Certo è che la mozione dei 5 Stelle nasce da una storia lunga anni. Sono almeno dieci anni che in molte scuole del capoluogo (ma succede in buona parte d’Italia) i genitori volontariamente (o perché consapevoli del fatto che non avrebbero alternativa) si sostituiscono al sistema pubblico con risorse proprie. Insomma intervengono laddove lo Stato è assente (almeno così sembra al momento).

In alcune scuole allora c’è chi compra la carta igienica, l’altro il sapone, l’altro ancora l’acqua minerale. Ci sono anche gli istituti che il contributo, non meglio specificato, lo mettono in una sorta di fondo comune di classe. Il privato che paga per il pubblico, il cittadino che attinge dal suo conto in banca per coprire le lacune di un sistema che non funziona: un’eccezione, sino a qualche tempo fa, ormai diventata prassi.

E che non sia normale, oltre che ingiusto, purtroppo poco conta quando si hanno figli che vanno a scuola e rischiano di non poter andare al bagno perché non c’è la carta igienica o di mangiare a mensa con le mani sporche. Alla fine ci si arrende, ci si piega di fronte all’indifferenza delle istituzioni e ad un sistema che non va, massacrato dai tagli, da leggi sbagliate, da finanziamenti che non ci sono o arrivano fuori tempo massimo.

I dirigenti dal canto loro non ci stanno a passare per spilorci. E a denti stretti dicono che da tempo lo Stato ha chiuso i rubinetti. I fondi destinati alle cosiddette spese di funzionamento sono briciole: 3-4 mila euro all’anno a seconda del numero degli iscritti. Poi ci sono i contributi regionali, legati ai progetti. Ma anche questi non bastano. Ecco perché allora si è costretti indirettamente a chiedere un contributo alle famiglie.

Per questo i pentastellati di Palazzo San Giorgio chiedevano in consiglio comunale e nello specifico all’assessore all’Istruzione De Benedictis due impegni: “la convocazione di un’assemblea pubblica con la presenza di tutti i dirigenti scolastici perché si faccia una volta per tutte chiarezza in merito alle responsabilità per il mancato trasferimento di fondi di competenza del Comune alle scuole”. E in second’ordine “l’invito da parte dell’assessorato da rivolgere agli istituti comprensivi perché si presentino in tempi brevi eventuali richieste del predetto materiale”.

“L’assessore – ha spiegato Praitano  –  ha riferito che le risorse ci sono e se arriveranno richieste in tempo utile, l’ente provvederà agli acquisti e alla successiva distribuzione. Vedremo nelle prossime settimane cosa succederà e, intanto, esortiamo la cittadinanza a testimoniare apertamente all’amministrazione comunale quanto succede nelle scuole di Campobasso”.