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Mosca, gelate e perfino un fungo: anno nero per l’olio molisano. “Non fidatevi se costa 4 euro al litro” foto

Il Molise come il resto d’Italia, pessima annata per la produzione olivicola: “Ma in questo caso si vedranno i veri professionisti, il loro prodotto è eccellente” sottolinea l’agronomo dell’Arsiam Maurizio Corbo

Scordatevi l’olio in grande quantità, di qualità eccelsa e a costi contenuti dell’anno passato. L’annata 2018 è negativa, non disastrosa ma sicuramente da segno meno ovunque. In Molise il calo di produzione è di un terzo, a livello nazionale anche della metà rispetto al 2018. Per la qualità dipende, perché “verranno fuori i veri professionisti, quelli sempre presenti sulle piante. I coltivatori della domenica invece avranno un prodotto scarso, ma tanti hanno già deciso di non raccogliere le poche olive che ci sono”.

A parlare è Maurizio Corbo, agronomo dell’Arsarp, l’azienda regionale di sviluppo agricolo, rurale e della pesca del Molise. Che non le manda a dire, “anche se qualcuno sostiene che noi agronomi dobbiamo sempre dire che va tutto bene”.

Ma tutto bene non va quest’anno, proprio per niente. “C’è un calo di produzione del 30 per cento – esordisce il professionista larinese -. È dovuto a varie motivazioni: fitopatologiche, le gelate invernali, il maltempo di inizio maggio che ha fatto fallire la fioritura”.

Detto che la raccolta è stata anticipata ancor di più quest’anno, partendo dall’ultima decade di settembre in alcuni casi, il primo problema però appare quello ormai arcinoto della mosca, un parassita che secca il frutto della pianta di olivo. “Abbiamo forti attacchi di mosca, sia passati che in corso. Chi non ha fatto i trattamenti non raccoglie nulla. Qualcuno ha già fatto la raccolta per non perdere il poco che c’era”.

Perché la mosca ha attaccato in punti diversi in periodi diversi a quanto pare. “Sul Basso Molise ha fatto più danni, nel Medio Molise, quindi a quote più alte, c’è di meno, ma sta arrivando. Perciò gli olivicoltori devono sbrigarsi a raccogliere le olive e non aspettare novembre”.

Ma come mai ogni tanto bisogna fare i conti con la mosca. “È un parassita che ha una sua ciclicità, non si sa bene se sia dovuto al ciclo stesso dell’animale, certo si sta ripresentando ogni due anni. Nel 2014 avemmo un attacco terribile, poi tornò nel 2016 e adesso. Abbiamo avuto annate peggiori per intensità e c’è da dire che gli agricoltori sono più preparati contro questo parassita. Tuttavia è un po’ contraddittoria la questione, di solito con inverni rigidi questo parassita non si manifesta, ma nel 2018 l’inverno è stato abbastanza rigido, tanto che qualcuno ha avuto delle gelate. Ciononostante la mosca c’è, forse anche perché molte olive l’anno scorso sono rimaste sulla pianta e non sono state raccolte, potrebbero aver fatto da focolaio”.

Quindi Corbo fa un’aggiunta e ammette che “non piacerà a molti. Mi riferisco al biologico che sta prendendo piede. È una mia convinzione dettata dall’esperienza che con il biologico il parassita comincia a essere poco contrastato e così difficilmente si riesce ad abbatterlo”.

Come se non fosse già abbastanza, quest’anno un altro fattore esterno sta attaccando i nostri olivi. “Non abbiamo la Xylella dalle nostre parti – sgombra il campo l’agronomo -. C’è invece un fungo, chiamato la lebbra, che colpisce soprattutto la specie del Leccino. Una delle cause che lo favorisce è il cambiamento del sistema di potatura, che ormai si fa solo col seghetto elettrico e lascia delle parti di chioma poca arieggiate dove si crea un micro ambiente ideale per il fungo”.

E cosa comporta questa lebbra? “Un raggrinzimento della polpa che si dissecca e provoca delle muffe, non è un belvedere. Per fortuna nelle zone di Larino e Colletorto ha colpito meno”. È andata peggio sulla costa, dove fra mosca, fungo e maltempo, il raccolto è scarso. “A Campomarino so di un coltivatore che ha fatto tre trattamenti e nonostante questo ha prodotto un olio che per acidità non si può considerare extravergine”.

olive e olio

Ciononostante, Corbo è convinto che quest’anno i migliori verranno fuori alla grande. “L’olivo è una coltura sempre più difficile, siamo al livello della viticoltura. Bisogna essere sempre più presenti come attori sulla pianta e non come spettatori”.

Quindi per capirci, l’olio di qualità c’è anche nel 2018, ma sarà molto meno del 2017. “L’anno scorso – ironizza l’esperto – anche chi si è messo d’impegno, magari pestando coi piedi sulle reti le olive appena raccolte, ha fatto un olio buono. Stavolta non c’è spazio per i coltivatori della domenica. C’è ancora chi pensa che avendo cento olivi può fare sempre un olio buono, pur senza curare le piante. Non è più così”.

C’è poi il capitolo della resa, vale a dire quanto olio produce ogni quintale di olive. “Per il Leccino le prime rese erano bassissime, adesso siamo sui 13-14 litri per quintale di olive”. In definitiva “gli olivicoltori preparati faranno un olio straordinario anche stavolta, è nelle annate difficile che si vede la professionalità dell’imprenditore. Chiaramente questo dinamismo comporta un aumento del prezzo. Se prima era sui 7-8 euro, quest’anno l’olio di qualità può costare 9 euro al litro”.

E in vendita c’è ancora l’olio 2017. “Vero, è un mercato che sta riprendendo quota. Il prezzo? Direi 7 euro, forse 7,50 visto che c’è penuria”. Per tutelare il consumatore, un’avvertenza è d’obbligo. “Se trovate olio che costa 4-5 euro, o persino 2 euro, dovete preoccuparvi. È un prodotto di pessima qualità”.