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Medico ‘mobbizzato’, Asrem condannata a pagare risarcimento da 50mila euro

La Corte di Appello di Campobasso ha dato ragione al dottore Angelo Di Stefano. Che ora va avanti nella sua battaglia: dopo la Procura, si rivolgerà alla Corte dei conti

L’Asrem dovrà risarcire il dottor Angelo Di Stefano pagando 50mila euro. E’ quanto ha deciso il Tribunale a cui il medico si era rivolto proprio per denunciare la “inattività forzata” a cui è stato sottoposto dall’azienda sanitaria per due anni. Tutto, a suo dire, era iniziato dopo alcune segnalazioni ‘scomode’ sui vertici di via Petrella.

Ora il verdetto della Corte d’Appello di Campobasso presieduta da Vincenzo Pupilella che ha accertato quanto avvenuto dal 1 gennaio 2015 al marzo del 2017 durante la direzione dell’ex dg Pirazzoli e dell’attuale direttore generale Gennaro Sosto.

“Sono soddisfatto per la decisione assunta dalla Corte di Appello”, sottolinea Di Stefano in una nota. “La mia inattività è coincisa con la denuncia di assenza dei titoli in capo ai vertici della Asrem e di “mala gestione” posta in essere da alcuni colleghi ai danni del sistema sanitario nazionale e ora all’attenzione della Procura della Repubblica. Quindi una condotta evidentemente illecita e ritorsiva quella dell’Asrem che non si è preoccupata minimamente di verificare quanto denunciato, i danni segnalati e ammontanti a circa un milione di euro e punire i responsabili”.

Nella sentenza il giudice di secondo grado ha riconosciuto, oltre a quello patrimoniale, un altro tipo di danno: il depauperamento della dignità lavorativa dello stimato e noto professionista molisano.

Danno alla professionalità tanto più sensibile, ha ritenuto la Corte, “in ragione della particolare professionalità del medico, specializzato in chirurgia vertebrale e dirigente della Unità Operativa Semplice a Valenza Dipartimentale – Patologia Vertebrale al Cardarelli di Campobasso, costretto a non poter operare per più di due anni per volontà dei dirigenti aziendali.

Una pronuncia che dunque, riferisce ancora il medico, sanziona una delle illecite condotte datoriali che più incidono negativamente sullo stato psico-fisico e morale del lavoratore ma che frequentemente restano sommerse (tanto da essere impiegate, nei casi più gravi, come tecniche di mobbing, con fine persecutorio, vessatorio, ritorsivo).

Anche i legali del chirurgo esprimono piena soddisfazione per una sentenza che “contribuisce a tenere alta l’attenzione sull’importanza che riveste nell’ambito personale il riconoscimento della dignità lavorativa e professionale, valore di cui spesso si continua a trascurare la rilevanza sebbene sia tutelato anche costituzionalmente”.

Il dirigente medico sta valutando di portare all’attenzione della Corte dei Conti la sentenza della Corte di Appello affinchè “valuti ogni eventuale responsabilità erariale dei dirigenti che hanno agito in nome e per conto della Asrem”.