Mario, emigrante dal cuore grande. “Dopo Molise Avenue costruisco la piccola San Polo a Sydney”

Toccata e fuga nella terra d'origine per il costruttore che ha fatto fortuna nel New South Wales

Passano gli anni, non la voglia di fare. Mario Iezza, 72 anni, nativo di San Polo Matese, da quasi mezzo secolo australiano d’adozione, continua a essere un vulcano. Di idee, iniziative, progetti. L’ultimo è costruire una piccola San Polo Matese e farne la residenza di tutta la famiglia. Sua, di sua moglie Silvana, delle figlie Sabina e Laura e delle rispettive famiglie che da tempo l’hanno reso nonno. Ma per lui il tempo del “retirement”, vale a dire della pensione, non è ancora arrivato e chissà se mai arriverà. “Anyway, cosa posso fare”, ripete ogni tanto. “L’importante è che c’è la salute, tutto il resto viene dopo“.

Nei giorni scorsi Mario ha potuto rivedere da vicino il Molise. Mezza giornata in tutto, accompagnato dal fidato George, amico di origini croate che l’ha portato nella sua terra d’origine per un progetto comune. Quindi un saluto veloce all’amico più caro che Mario ha conosciuto in Molise in epoca recente. Si tratta di Giuseppe Chiappini (a sinistra nella foto), per gli amici Pino, col quale è venuto in contatto quando quest’ultimo era vice presidente della Provincia di Campobasso e fu capace di creare legami duraturi, ben al di là di semplici visite istituzionali, con le associazioni di molisani che si sono costruiti un’esistenza nel Down Under. La riprova è che dopo quindici anni, incontrarsi scatena ricordi e commozione.

Un pranzo insieme a Termoli, presente anche la signora Carmela, moglie di Chiappini. “Allora, quando mi vieni a trovare?” l’invito di Mario, sempre pronto ad accogliere, trovare una sistemazione, portare in giro nei posti più esclusivi i molisani che si sobbarcano un giorno di viaggio per vedere l’altra parte del globo.

Mario ha l’aspetto mite e il cuore grande dell’emigrante e chi scrive può testimoniarlo in prima persona. Otto anni fa, in occasione dell’intervista poi raccolta nel libro “Due terre Un cuore“, mostrò con orgoglio Molise Avenue, strada realizzata proprio da lui stesso, che dagli anni Ottanta è un affermato costruttore del New South Wales. Da allora non è cambiato di una virgola. “Well, tutto va bene, la famiglia sta bene?” chiede premuroso come sempre. Fra una parola in inglese e una frase in italiano, si accende quando parla dei suoi progetti, della famiglia, dei valori tramandati. “Come Pino, ha valori che non sono solo di Montenero o di Sydney, ma internazionali“.

L’ultimo progetto è una piccola San Polo Matese. Ha comprato un terreno “a 30 chilometri dal centro di Sydney” rivela. Ha scelto di abitarci, ma una semplice casa non basta. “Voglio costruire l’abitazione per me e Silvana e per le mie figlie. Sono state loro a chiedermelo. Al centro ci sarà una piscina e all’ingresso una scultura che raffigura San Polo Matese“. Un’immagine che rimandi al paese dove tutto è iniziato, nel 1946.

Ma oggi come allora, Mario vede un “Molise che non offre molto e invece avrebbe bisogno della moneta degli emigranti. Volevo fare qualcosa per questa regione ma non me l’hanno permesso. Non capisco perchè dopo un meeting in cui siamo in quattro e siamo d’accordo, ci vogliono due anni per approvare il progetto“. I riferimenti ai tempi lunghi e ai sotterfugi della burocrazia e della pubblica amministrazione italiana sono puramente voluti.

Tuttavia Iezza il costruttore resta sempre quel Mario dalle mille risorse. Il tempo stringe, deve partire, altri incontri lo aspettano prima di riprendere un aereo verso casa. “Quando torno? L’anno prossimo, vengo a raccogliere le olive” scherza, ma neanche troppo. Se solo qualcuno lo coinvolgesse in un progetto serio, sarebbe capace di smuovere mezzo mondo.