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L’accoglienza, i migranti e quell’arresto che divide. Dal Molise mano tesa al sindaco di Riace: “Noi come lui”

La città invisibile di Termoli e la Casa del Popolo di Campobasso a difesa di Mimmo Lucano: "Si è rifiutato di dividere il mondo in stranieri e italiani"

L’arresto del sindaco di Riace, avvenuto stamattina per mano della Guardia di Finanza con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, non è una notizia che può passare inosservata. È una notizia che spacca l’opinione pubblica. Da una parte, come alcuni esponenti di governo, ci sono coloro che mettono già sul banco degli imputati Mimmo Lucano, dipinto come emblema di un sistema che con l’immigrazione ha pensato ai profitti invece che all’integrazione. Sebbene, e questo va detto chiaramente, nell’ordinanza del Gip di Locri non ci sia alcun accenno a denaro che il sindaco avrebbe intascato. Perché il fine di Lucano era un altro. E questo lo rimarcano coloro che ritengono Lucano un uomo capace di andare anche contro la legge per salvare delle persone, per evitare che venissero espulse dall’Italia, per dar loro un futuro migliore.

La pensano così i ragazzi de ‘La città invisibile”,  che si autodefinisce “un gruppo di associazioni, operatori e volontari che si occupano di problemi sociali e marginalità a Termoli. Le nostre attività includono il sostegno alle persone senza fissa dimora, a vittime di tratta e sfruttamento lavorativo”. Da loro arriva il grido più forte a sostegno di Mimmo Lucano: “Arrestateci tutti” dicono.

“Non si arrestano i sogni, le utopie concrete: puoi fermare le persone, lasciarle annegare nel mare, offenderle, denigrarle, attaccarle, provocarle, incarcerarle. Ma le idee delle donne e degli uomini liberi – scrivono da La Città invisibile – viaggiano oltre le barriere di chi detiene il potere e si diffondono nelle menti e nei cuori, nelle mani e nei piedi degli altri uomini e delle altre donne libere.

È quanto sta succedendo in queste ore, ed in questi mesi. La notizia dell’arresto del sindaco Mimmo Lucano, il nostro sindaco, il sindaco dell’utopia della normalità ci ha consegnato un risveglio come un incubo. Il sindaco di Riace che ha ridato vita ad un borgo spopolato facendone un modello di accoglienza e convivenza. Come noi, tantissime donne e uomini solidali in Italia, hanno stentato sulle prime ore del mattino a credere che a tanto si potesse giungere: Lucano è agli arresti domiciliari per favoreggiamento all’immigrazione clandestina, perché si è rifiutato di dividere il mondo in stranieri e italiani. Perché ci ha insegnato, come prima di lui don Milani, che il mondo al contrario è diviso in oppressori e oppressi.

Non ci interessano molto le accuse mosse contro di lui. Conosciamo Riace e sappiamo che questo arresto è frutto del clima di odio e paura che dilaga nel nostro Paese. La procura di Locri esegue l’arresto, ma i mandanti siedono altrove, su comode poltrone dalle quali continuano a fomentare la guerra tra noi oppressi che ci spartiamo le briciole della loro arroganza e prepotenza. Siedono su poltrone da cui cospargono di odio un’Italia impaurita e disillusa, egoista e frammentata. Ma questa volta non staremo a guardare: già sorgono spontanei presidi in solidarietà al nostro sindaco in ogni parte d’Italia, e sabato 6 ottobre una manifestazione di solidarietà a Lucano e alla sua compagna colpiti dalle misure restrittive attraverserà le strade del piccolo comune della Locride”.

Solidarietà che giunge anche dalla Casa del Popolo di Campobasso. Altro gruppo di persone che in questi anni si è fatto conoscere perché sta dalla parte degli ultimi, senza distinzioni. “Una delle prime iniziative di Casa del Popolo è stata la presentazione del libro di Tiziana Barillà “Mimì Capatosta” che racconta la straordinaria esperienza di Riace e del suo sindaco Mimmo Lucano nell’accogliere i migranti nel piccolo paese calabrese. Oggi la Procura di Locri ha ordinato l’arresto di Mimmo con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina”.

Manifestando vicinanza al primo cittadino del centro calabrese, di cui tanto hanno parlato giornali e tv negli scorsi mesi, la Casa del Popolo sottolinea come “Riace era disabitata, oggi vive in un incontro di culture e persone di diversa provenienza. Riace ha dato uno schiaffo a chi ha dipinto il fenomeno migratorio come un problema, come una paura. Riace, nel suo piccolo borgo, ha dimostrato a tutti che la realtà è in mano nostra e che non c’è nulla di già scritto.

Lo Stato, oggi, fa la guerra al sindaco di un piccolo paese calabro perché ha cercato di aiutare degli esseri umani, perché ha deciso di rimboccarsi le maniche e lavorare davvero per costruire un mondo diverso.

Un atto gravissimo, un segno di quel degrado autoritario che minaccia i principi stessi della nostra Costituzione. Contro quest’arresto bisogna alzare più alta possibile la voce dell’indignazione.

A Mimmo ed alla sua compagna, colpita da un vergognoso provvedimento di divieto di dimora, va la tutta la nostra più completa solidarietà e complicità, con il sostegno e l’adesione a tutta l’indispensabile mobilitazione antirazzista e antifascista”.

Per i ragazzi de ‘La città invisibile’ “il vero business sui migranti non è quello che ha fatto Mimmo Lucano e i tanti che come lui in Italia si sono spesi anima e corpo per creare una società più giusta dove possano convivere tutti. Il vero business è quello delle mafie che sfruttano i braccianti, delle finte cooperative che hanno intascato milioni  con la gestione emergenziale dei centri, dei trafficanti che si fanno pagare oro dei viaggi che in aereo costerebbero poche centinaia di euro.

Conosciamo bene quello che diciamo, perché incontriamo ogni giorno nel nostro lavoro migranti irregolari. Essere clandestino vuol dire vivere sotto ricatto. Vuol dire essere preda facile di mafie e trafficanti, caporali, papponi e spacciatori. Se sei clandestino non hai la residenza, non hai un medico, non trovi casa, e non trovi lavoro. E finisci spesso nelle mani di chi è pronto a speculare sulla tua vulnerabilità: criminali e sfruttatori sono lì pronti a profittare.

Sembra che questo governo voglia esattamente questo. Creare una massa enorme di irregolari, alimentando così forme di disagio, esclusione e criminalità. E quindi ancora paure e conflitti. Lo diciamo apertamente: se la solidarietà è un reato allora siamo tutti colpevoli. Siamo colpevoli anche noi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Siamo complici di Mimmo Lucano e della sua azione politica. Anche noi, come Città Invisibile abbiamo ospitato, aiutato, e protetto irregolari. A volte abbiamo offerto loro un tetto, qualche volta li abbiamo aiutati a fare un biglietto del treno per superare la prossima frontiera, abbiamo condiviso con loro il cibo e una chiacchierata, li abbiamo indirizzati ai servizi sociali del territorio, abbiamo tentato di liberarli dal carcere e dal rischio di espulsione, e ai più fortunati siamo riusciti a far avere dei documenti. La solidarietà prescinde dalla carta d’identità.

Noi continuiamo a fare quello che stiamo facendo. Anzi ci impegneremo di più a difendere tutti i poveri e gli emarginati aiutandoli a riconquistare la propria dignità. Lo faremo senza mai chiedere i documenti. E anche – se necessario – violando le leggi ingiuste. Solidarietà a Mimmo Lucano e a Tesfahun Lemlem colpiti dalle misure della Procura.

Sempre al fianco delle donne e degli uomini coraggiosi in viaggio, con un ricordo alle centinaia di loro che, anche drammaticamente in queste ore, non ce l’hanno fatta a toccare le sponde di questa barbara Europa”.

Intanto l’associazione Padre Giuseppe Tedeshi aderisce alla manifestazione “Riace Non si Arresta” in programma sabato 6 ottobre a Riace per esprimere “solidarietà e vicinanza al Sindaco Mimmo Lucano, arrestato per “favoreggiamento all’immigrazione clandestina”, e promossa da una Rete di Associazioni che ogni giorno provano a spezzare questa deriva di pregiudizi e discriminazioni nei confronti di uomini, donne e bambini costretti a scappare dalla propria terra d’origine per costruire un futuro migliore”.