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Chi sono i matti? La vittoria della diversità secondo Giulia, che frequenta il Centro Diurno

Cos'è la follia? Chi sono i matti? Perchè le persone hanno paura e pregiudizi nei confronti del diverso? Sono queste le domande a cui hanno cercato di dare risposta 'La festa della bellezza' e Giulia, frequentatrice del Centro Diurno 'Che senso ha' di Termoli (in foto).

Mercoledì 10 ottobre in Piazza Monumento si è svolto un evento importante per tutta la cittadinanza ‘La festa della bellezza’, ovvero la festa della ‘Giornata della Salute Mentale’. Per l’occasione sono stati allestiti dei gazebo e degli stand: c’eravamo noi del Centro Diurno ‘Che senso ha’, poi la comunità di Casacalenda, l’associazione ‘Sorridere insieme’, il centro Sprar per l’integrazione dei profughi richiedenti asilo, il centro socio-lavorativo con l’esposizione delle opere e dei dipinti ispirati a Cocco Bill, personaggio nato dalla mente di Benito Jacovitti, illustre cittadino termolese e la comunità ‘Il Noce’ degli ex tossicodipendenti.

C’era un enorme tendone marrone della Croce Rossa dove si sono svolte delle attività, a sedere c’erano scolaresche dell’agrario, dello scientifico, e un po’ tutti: il centro di salute mentale, psichiatri, gli infermieri, utenti, operatori, assistenti sociali, psicologi. All’ingresso lo stand gonfiabile dell’associazione dei familiari ‘Incontrarsi’. Mattatore è stato il dottor Malinconico, psichiatra e direttore del reparto psichiatrico di Termoli che, nel tendone, ha presentato e dato la parola al sindaco, alla professoressa Chimisso, al Presidente della Asrem ed varie autorità del comune.

Sotto il tendone, condotto dalla dottoressa Paola Briatore, psicologa del centro diurno, c’è stato il gruppo multifamiliare: posizionati tutti in cerchio per stabilire una rete, una connessione di relazioni. In seguito c’è stata una performance condotta dallo psicologo Alessio del centro socio-lavorativo, definito ‘Social Dreaming’ di matrice sociale: ognuno ha avuto modo di raccontare un sogno ricorrente, avuto sia da bambini che in età adulta, sogni anche premonitori, con il comune denominatore della paura.

Terrore delle vertigini, di scappare, di arrancare ma rimanendo sempre nello stesso posto, della macchina in panne, fino al sogno riguardante i defunti. Io ed altri utenti guidati dall’assistente sociale Maddalena, abbiamo poi letto alla platea, con enfasi ed espressione, delle frasi del circolo letterario ‘Sogni svelati’.

La giornata è stata per me intensa, piena e densa di emozioni. Nel pomeriggio, sempre sotto il tendone, c’è stata una performance di un’attrice che ha letto dei brani di vari autori, poi nel pomeriggio perfino un sensuale tango. Obiettivo della manifestazione è stato sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della salute mentale, un evento non chiuso agli addetti ai lavori, ma organizzato come se fosse una festa gioiosa aperta a tutti.

Cos’è la follia, chi sono i matti? Siamo tutti un po’ folli, stressati. Solo che chi soffre di disagi e disturbi psichici ha una soglia di fragilità, sopportazione, vulnerabilità più bassa. Prima si definiva matto colui che è pericoloso per sé e per gli altri. In passato venivano incatenati come criminali poi, grazie allo psichiatra Philippe Pinel, si è capito che erano persone malate e bisognose di cure.

Negli anni, sono stati relegati nei manicomi, che di solito sorgevano in periferia, emarginati e allontanati. Qui hanno subìto ogni sorta di barbarie, abominevoli, come dei lager, elettroshock, camicie di forza, lobotomia, fino a perdere la propria dignità e d’identità.

Fortunatamente uno psichiatra illuminato, Franco Basaglia, ha condotto il processo di chiusura dei manicomi a Trieste con la legge 180 promulgata nel 1978. Molto si è fatto, ma c’è da lavorare ancora. Basaglia diceva “Io non nego la malattia mentale, la metto tra parentesi. Prima del malato viene la persona”.

Questo è il punto cruciale su cui voglio far riflettere. Io, come utente del centro diurno, provo beneficio delle attività terapeutiche che frequento il martedì ed il mercoledì. Le nostre uscite rinsaldano l’unione tra utenti ed operatori, mi sento come in famiglia, sono affezionata a tutti.

Il messaggio che vorrei dare è che chi ha disturbi e disagi psichici non è un monolite ma una persona con dei vissuti, delle emozioni, delle risorse, talenti, punti di forza, ed è anche simpatico. Sicuramente dobbiamo curarci, con la terapia farmacologica, ma il male oscuro dell’animo chi lo cura? Ognuno mette in campo delle strategie. Bisogna abbattere i pregiudizi, lo stigma, la paura del diverso, dell’altro differente da te. Basta emarginare ed etichettare. La festa volge al termine e mi assale un magone. Tutti insieme, intorno al dottor Malinconico, per la foto ricordo e ridiamo. Sì, ridiamo ed esultiamo come matti. Di gioia in festa.