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La ‘strage’ che ha dimezzato l’edilizia, persi 5mila posti in 10 anni: “Crisi passata? No, va sempre peggio” foto

Il presidente dell’Ance Molise Cosmo Galasso convoca le parti per un confronto: “Capire come agire per il rilancio, c’è tanto da fare. Il Molise è fermo a 40 anni fa”. Per l’imprenditore Dante Cianciosi “uno dei problemi è la poca informazione, mancano lavoratori specializzati”

Prendete un paese di media grandezza, fra i più popolosi del Molise. Immaginate sia composto da soli lavoratori, di un unico macro settore: quello dell’edilizia. Ora fate conto che quel paese non esista più. Scomparso, svanito, perso per sempre. È quello che è successo in Molise negli ultimi dieci anni, dall’inizio della grande crisi a oggi. “Una crisi ormai cronica” sentenzia Cosmo Galasso, presidente regionale dell’associazione costruttori edili.

Anche per questo ha chiamato a raccolta i costruttori, le organizzazioni sindacali dei lavoratori della Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, la Cassa Edile e la Scuola Edile del Molise, Confindustria Molise, gli Ordini professionali degli ingegneri, architetti, geometri e geologi al convegnoCrisi dell’edilizia: cosa fare per uscirne. Gli stati generali del comparto delle costruzioni in Molise”.

Ance Molise

L’appuntamento in programma all’auditorium del Centrum Palace di Campobasso martedì 30 ottobre “serve come focus per interrogarci e dare delle risposte al fine di invertire la tendenza” spiega il presidente dell’Ance. Perché su una cosa sono praticamente tutti concordi. La crisi non solo non è superata, non si intravede nemmeno la luce in fondo al tunnel.

L’edilizia molisana è avviata verso una crisi ancor più accentuata” è il giudizio tranchant di Dante Cianciosi, imprenditore termolese nel settore delle forniture edilizie. “Da quello che so non ci sono opere pubbliche programmate e appaltate. Il privato costruisce poco, il post sisma si esaurisce col 2018, con pagamenti molto in ritardo. Da dove verrà il lavoro?”

Domanda legittima, alla quale anche Galasso non può trovare risposte. “Di fatto è un’economia ferma. Non solo l’edilizia, se si pensa a cosa ruota attorno al settore: elettricisti, idraulici, tutte imprese che lavorano se lavora l’edilizia”. I numeri sono da far spavento. “Dal 2008 a oggi si sono persi oltre 5mila operai su 9mila che erano occupati. Il monte salari del settore è sceso da 62 a 27 milioni di euro, secondo quando denunciato da Cassa Edile. C’è stato un crollo dei bandi di gara, sia per numero che per importi. I permessi a costruire sono calati dell’80 per cento, tanto per l’edilizia residenziale che per quella commerciale”. Galasso fotografa così la situazione: “Si può pensare come se tante Gam, tanti Ittierre, tanti Zuccherificio avessero chiuso. Basti riflettere su quanti posti si sono persi”.

 

A quanto pare a poco sono serviti gli incentivi statali. “Sia l’ecobonus che il sisma bonus sono stati poco sfruttati” commenta Cianciosi. “Noi paghiamo sempre uno scotto nella comunicazione, perché essere a conoscenza di un problema vuol dire risolvere il problema”. Ma secondo l’imprenditore termolese, c’è anche un problema di atteggiamento tutto molisano. “Siamo abituati ad attendere, restiamo in dolcissima attesa, nel torpore, aspettando che qualcuno paghi o sistemi al posto nostro quanto c’è di danneggiato. Per l’ecobonus aggiungo che è un mix di conoscenza e cultura verso il risparmio energetico che manca”.

Lo stesso Stato fa orecchie da mercante quando si tratta di sganciare denaro, provocando il paradosso ormai consueto dei fallimenti per crediti. “Quasi sempre le aziende chiudono per crediti, più che per debiti”. In sostanza, non riuscendo a riscuotere quanto spetta loro, le imprese edili vengono strozzate dall’impossibilità di far fronte a pagamenti e tasse e sono costrette a chiudere.

Ti senti disarmato, hai un senso di impotenza pauroso, perché ti viene negato un diritto” spiega Galasso. “La cosa strana è che poi lo Stato, quando deve riscuotere, vuole essere pagato immediatamente”. E la normativa europea che prevede pagamenti entro sessanta giorni? Galasso si fa una risata amara. “Non esiste, nella teoria si scrive di tutto, nella pratica è un mondo completamente differente”.

E che mondo è quello racchiuso nei 136 Comuni molisani? Un mondo dove “i pagamenti legati al terremoto del 2002 sono bloccati, ci sono ritardi di 17-18 mesi mediamente nel saldare i lavori svolti dalle imprese. Siamo fermi al primo semestre 2017. Devono essere ancora liquidati 37 milioni di euro”.

E la ripresa in cui si sperava tanto? “La mia azienda ha avuto un accenno di crescita negli ultimi tre anni – rivela Cianciosi -. Che io sappia però il mercato non ha dato segnali di crescita. Se io guadagno una fetta di mercato perché propongo un’offerta allettante o perché chiude un concorrente, questo non ha significato per il mercato, non è una situazione durevole. È un po’ ‘mors tua vita mea’, non c’è nulla all’orizzonte che ci faccia intravedere il sereno”.

 

Descritto un quadro così fosco, non si può certo mollare tutto al proprio destino. Cosa si può fare per risollevare l’edilizia molisana? “Il focus del 30 ottobre dovrà servire proprio a questo. Dare delle risposte concrete per invertire la tendenza, avere la consapevolezza di cosa si può e cosa non si deve fare” illustra il numero uno dell’Ance.

Le possibilità sono tante: “La messa in sicurezza del territorio, le infrastrutture, le scuole. Ma servono soldi, bisogna capire dove trovarli e programmare gli investimenti” è l’opinione di Galasso. Per Cianciosi “a livello pubblico mancano investimenti. Si può pensare al raddoppio della Bifernina, alla sistemazione di tutte le strade danneggiate e franate, alla modernizzazione di tutti gli acquedotti, all’ammodernamento della viabilità, alla distribuzione idrica, alla sistemazione di tutti gli ambienti pubblici e delle scuole che avrebbero bisogno di essere messe in regola con le normative sismiche ed energetiche. Ma siamo messi malissimo, non ci sono programmi né fondi necessari”.

Se ci fosse una sola cosa da realizzare subito, quale sarebbe? Cianciosi vota per “la sistemazione della viabilità, servono investimenti pubblici per rendere il Molise fruibile. Penso alla viabilità e ai servizi, perché la viabilità è la salvezza per ogni angolo del mondo. Permetterebbe di far vivere i paesi più piccoli e storici, porterebbe turismo. Poi edilizia scolastica e servizi come l’acqua che è un bene primario”.

Per Galasso “il rilancio del territorio passa per le infrastrutture. Abbiamo un sistema vecchio di 40 anni. Poi c’è la salvaguardia del territorio e la valorizzazione di centri, come era stato pensato col bando per le periferie poi cancellato”. Il presidente Ance indica il modello: “Guardiamo l’Abruzzo come sta evolvendo rispetto a noi, fermi a 40 anni fa”.

E dire che un’occasione, detto senza voler offendere la sensibilità di alcuno, potrebbe essere quella di utilizzare il terremoto di agosto per dare avvio a una seria ricostruzione. “Certo, è così. Sono occasioni che non ci si augura ma che accadono. Bisogna cogliere le occasioni per il rilancio” ammette Galasso.

 

Ma il privato ha qualcosa da rimproverarsi? “Molto spesso le imprese locali non vanno a conquistarsi mercato fuori regione – punge il presidente Ance -. Bisogna sdoganarci da questo atteggiamento per il quale si lavora solo sul territorio. Bisogna guardare altrove, anche perché la nostra Regione, anche con una politica di investimenti, non sarà mai capace di soddisfare il fabbisogno delle imprese. Oggi poi gli imprenditori sono spaventati e non si fidano dello Stato, lo ritengono un partner inaffidabile. Basta guardare al bando per le periferie. Altrove c’erano già investimenti pronti, poi lo Stato ci ha ripensato”.

“Il privato sconta la disoccupazione e un reddito medio fra i più bassi d’Italia – guarda oltre Cianciosi, volgendo lo sguardo all’immobiliare -. Inoltre i consumi si orientano sul superfluo e non sui beni durevoli. Così anche l’edilizia subisce questo freno. La conseguenza è una corsa esagerata all’affare, chi vuole comprare pretende di farlo con sconti importanti che mettono in crisi gli stessi costruttori”.

Che fare, allora? “Tornando nell’Obiettivo 1 come finanziamenti europei ci sarà da riprogrammare, avremo incentivi maggiori e potremo essere più attrattivi. Però non credo sarà facile formare una classe dirigente, industriale e artigianale, verrà gente da fuori a mettere su aziende, da noi cresceranno artigiani non specializzati. Trovo spesso imprese che non riescono a trovare muratori all’altezza, capaci di lavorare con nuovi materiali all’avanguardia. Purtroppo la crisi passa anche attraverso l’ignoranza”.

“La politica prenda coscienza dei problemi, facciamo strategia, noi siamo disponibili – indica Galasso -. Siamo al fianco di chi amministra per fare programmazione, ma deve esserci consapevolezza che il problema non è solo lavorativo, ma economico e di conseguenza sociale. Bisogna capire che l’edilizia può essere la soluzione di molti mali”.