Il film su Stefano Cucchi rianima una città: 4 proiezioni, 250 spettatori e un silenzio assordante

Oltre 250 spettatori nelle 4 proiezioni del dibattuto film 'Sulla mia pelle' di Alessio Cremonini, il racconto straziante degli ultimi giorni di vita, in regime di custodia cautelare, di Stefano Cucchi

Quattro proiezioni, l’una dopo l’altra, per un totale di 250 spettatori. Il collettivo di ‘Tempi Moderni’ è riuscito nell’intento di riportare le persone al cinema, sino a riempire la sala dell’Oddo laddove ci erano riusciti solo film popolari e vendite ribassate di biglietti a 2 euro. L’occasione però ieri sera, giovedì 25 ottobre, era ben diversa: sullo schermo è stato proiettato il film ‘Sulla mia pelle’, ricostruzione lucida e asciutta del calvario vissuto da Stefano Cucchi dopo il suo arresto nell’ottobre 2009.

«Per un appassionato di cinema, è emozionante vedere la sala così piena», ha esordito Antonio Cappella, uno degli organizzatori della rassegna cui è demandato il compito di presentare il film alla platea. Un film difficilissimo da fare – così molti critici – perché era facile cadere nel sensazionalismo e nell’eccessiva enfasi raccontando un episodio di cronaca tanto discusso. Sulla mia pelle è invece un resoconto essenziale dei fatti, per i quali il regista Alessio Cremonini si è basato su oltre 10mila pagine di verbale. Ad interpretare il giovane romano uno straordinario Alessandro Borghi che ha saputo rendere, con i tanti silenzi del personaggio-Cucchi e con il racconto veicolato dal corpo – quel corpo straziato – il tragico calvario dei sette giorni che hanno segnato un prima e un dopo, inesorabile e insensato, alla vita del poco più che trentenne Stefano.

Cinema oddo

Un silenzio irreale ha fatto capolino nella sala cinematografica dall’inizio del film protraendosi sino al suo termine e ben oltre. Gli spettatori, visibilmente emozionati, hanno lasciato infatti il cinema di via Pepe in inconsueti atteggiamenti solitari, quasi a voler ‘metabolizzare’ soli con se stessi il dramma visto sullo schermo, una vicenda che ha svegliato le coscienze e l’indignazione di tanti. Una sorta di incubo kafkiano toccato in sorte a Stefano Cucchi e alla sua famiglia, che la pellicola ha avuto il merito di mostrare senza scivolare nel clamore o nella ‘santificazione’ della vittima, un giovane che ha commesso degli errori – ricordiamo che Cucchi è stato arrestato perché trovato in possesso di un piccolo quantitativo di stupefacenti – ma per i quali ha pagato un prezzo troppo alto.

Il pestaggio al centro della vicenda resta una porta che si chiude dietro l’arrestato Cucchi e i carabinieri: gli spettatori non lo vedranno mai. E i tanti silenzi sull’episodio, quelli di Cucchi e quelli, colposi, dei tanti ufficiali che lo hanno incontrato nel suo peregrinare tra carcere, Tribunali e ospedali, si sommano durante l’intero film generando una tensione crescente nello spettatore.

Quella tensione che si respirava ieri, in particolare nel corso della proiezione delle 21 – la più partecipata – e che ha sconvolto i tanti accorsi per vedere un film che fa luce e in qualche modo rende giustizia alla dolorosa vicenda subita dalla famiglia Cucchi. La Giustizia, quella delle aule dei tribunali, proprio in questi ultimi giorni ha riportato il caso alla ribalta. Dopo un’assoluzione in primo grado per i cinque carabinieri indagati, c’è stata la confessione e l’accusa, da parte del carabiniere Francesco Tedesco, nei confronti dei colleghi co-imputati per aver pestato il 31enne geometra romano. Tra i carabinieri accusati anche il molisano Alessio Di Bernardo, assolto in primo grado ma ora imputato con l’accusa di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità nel processo bis assieme a Tedesco stesso e ad un altro collega.

La prima proiezione in una sala molisana di Sulla mia pelle ha fatto centro ma quel che più conta, in questo caso, non è il successo commerciale. Il successo è che Termoli, stavolta, non ha chiuso gli occhi. La cittadina ha mostrato tutto il suo desiderio di verità su una storia che rappresenta un vulnus delle autorità italiane che, senza voler strumentalizzare, non potrà essere dimenticato.