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Gam, al Ministero richiesta di cassa integrazione per 260 operai. Sindacati incalzano parlamentari molisani

Altri 12 mesi di cassa integrazione straordinaria per 260 lavoratori della Gam: questa la richiesta messa nero su bianco al termine della riunione di ieri – 8 ottobre – nella sede dell’Assessorato al Lavoro di via Umberto a Campobasso. Attorno al tavolo l’assessore regionale Luigi Mazzuto, i rappresentanti della Gam e delle parti sociali che hanno avviato le procedure.

Per gli ex operai della più importante azienda della filiera avicola molisana fra poco meno di un mese – il 4 novembre – scadono gli ammortizzatori sociali. E c’è il timore che, con l’aria che tira, non vengano rinnovati: il Ministero deve stanziare ancora la sua ‘quota’ di finanziamento.

L’incubo di restare senza un sussidio con cui vivere ha ripreso ad agitare le giornate di chi si ritrova fuori dal processo produttivo. Del resto, nel nuovo anno la produzione della Gam – rilevata da Amadori che si è aggiudicata il bando voluto dall’ex governo Frattura – sarà riavviata solo in parte e limitatamente all’incubatoio, che riaprirà il prossimo 7 gennaio. Nella struttura saranno impiegati 30 dipendenti. Altri 30 saranno assunti quando l’incubatoio andrà a pieno regime.

“La Regione ha fatto la sua parte, ha provveduto a ricapitalizzare l’azienda e ha trovato i fondi per il nostro tfr. Ora tocca a Roma, che deve fare la sua parte e trovare i soldi per finanziare la cassa integrazione straordinaria”, il ragionamento di Giancarlo D’Ilio (Cisl). Il riferimento è al Ministero del Lavoro guidato dal vice premier Luigi Di Maio, capo del Movimento 5 Stelle. Per questo, assieme alla richiesta di cigs che deve essere vagliata dal Ministero, stamattina è stata inviata una richiesta di incontro urgente alla delegazione parlamentare pentastellata affinchè possano monitorare la vicenda.

“Noi siamo preoccupati – aggiunge D’Ilio – perchè 260 lavoratori rischiano di restare senza ammortizzatori sociali. Noi vorremmo tornare a lavorare e per questo credo che dovrebbe essere avviato un piano sociale per i 200 operai che non saranno assunti nell’incubatoio, si dovrebbe avviare una profilazione precisa di tutti i lavoratori e metterli in sicurezza con un piano di politiche attive”.