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“Furbetto” della Provincia indagato e assolto: il danno è di 17 euro

Per il Gup le accuse di truffa e peculato a carico del 54enne indiziato assieme ad un suo diretto superiore, non sussistono. L'unico orario inquisito ha riscontrato un danno erariale di 17 euro e l'uomo in quel frangente stava "eseguendo un ordine da parte del suo capo. Quindi era in piena buona fede e sicuro di compiere un intervento per fini pubblici. Anche lui è stato ingannato", ha spiegato l'avvocato Silvio Tolesino. Rinviato a giudizio l'altro dipendente

Per il dipendente che – secondo la Procura – piuttosto che al lavoro era impegnato a supervisionare i lavori di ristrutturazione di una casa si è aperta la strada del rinvio a giudizio.

Per il  suo collega – anche lui denunciato e accusato di sostenere l’amico  nel carico, scarico e trasporto della merce – la strada giudiziaria invece è andata dritta dritta verso l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”.

Il caso riguarda i due dipendenti della provincia di Campobasso che ad aprile 2017 furono denunciati dalla procura del capoluogo –  a fronte di alcune risultanze – per truffa e peculato.

A segnalare le anomalie per le quali fu chiesto l’intervento degli inquirenti ci pensò un esposto di alcuni colleghi della stessa Provincia.

Gli indiziati, coetanei (54 anni) erano soliti lavorare insieme: uno il capo (quello rinviato a giudizio), l’altro operaio subordinato al primo (che è stato assolto).

Erano accusati di arrotondare la remunerazione da dipendenti della pubblica amministrazione con lavoretti extra mentre però risultavano a lavoro “inducendo quindi in errore l’amministrazione provinciale circa gli orari di funzione che avevano realmente effettuato e procurandosi quindi un ingiusto profitto patrimoniale”. Così almeno recitavano le accuse di cui sono stati chiamati a rispondere.

Il Giudice per le udienze preliminari ha invece rivalutato gli elementi probatori a carico della coppia assumendo per i due posizioni diverse rispetto al percorso giudiziario.

Il secondo infatti (l’operaio subordinato), difeso dall’avvocato Silvio Tolesino, ha chiesto il rito abbreviato perché “certo della sua innocenza – ha spiegato il legale – abbiamo invocato un decreto di assoluzione corroborando l’istanza con una memoria difensiva che bene ha raccontato e descritto i fatti contestati smontando completamente le accuse a carico del mio assistito. Tant’è che il giudice ha poi approvato il memoriale e assolto il mio cliente”.

L’altro indagato invece è stato rinviato a giudizio e quindi a stabilire l’eventuale colpevolezza in merito ai reati che gli sono stati ascritti ci penserà il processo.

Nella memoria difensiva, il cliente di Tolesino racconta che i lavori che aveva acconsentito ad  eseguire e poi finiti prima nel mirino degli stessi loro colleghi e poi in quello dell’autorità inquirente, era certo consistessero in operazioni relative alla sua mansione di manovale della Provincia.

Il collega che – come detto era un suo diretto superiore – , avrebbe  ordinato una mansione che l’altro ha quindi “eseguito in piena buona fede”.

E non esiste alcun danno economico per la Provincia – ha puntualizzato l’avvocato che scende nello specifico – perché la durata dell’assenza inconsapevole dal servizio del mio assistito ammonta a 17, 75 euro. Non esiste quindi artificio, raggiro, induzione in errore a carico dell’Ente dato che l’unico ad essere indotto in errore è stato proprio il povero operaio che ho difeso. Non esiste alcun elemento oggettivo nè soggettivo per imputarlo di alcunché”.

In sostanza dei due, il dipendente prosciolto si è limitato – nella sua qualità di  mero esecutore – ad “adempiere un ordine di un superiore gerarchico”. “Perciò non regge la truffa nè il peculato”. Assolto.