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Ferrero conferma: “Più nocciole italiane per la nostra Nutella”. E apre agli agricoltori del Basso Molise foto

Illustrato Progetto Nocciole Italia, che mira ad aumentare i terreni coltivati a nocciole per i prodotti dell'azienda piemontese e apre a accordi di filiera con agricoltori molisani che avrebbero un acquirente certo a un prezzo minimo concordato a priori Una opportunità per l'economia agricola del territorio

La Ferrero, casa di produzione della cioccolata spalmabile più famosa del mondo, aveva già annunciato un incremento del 30 per cento di nocciole italiane, lasciando intendere che fra i terreni candidati al progetto c’era anche il Molise. Adesso arriva la conferma “ufficiale”, con la proposta agli agricoltori abruzzesi e bassomolisani di piantare alberi di nocciola sui loro terreni.

La società in cambio si impegna tramite accordi di filiera ad acquistare il prodotto a un prezzo minimo garantito per almeno 19 anni. È una chance per l’agricoltura molisana, soprattutto per l’economia rurale di zone al confine con l’Abruzzo, dove il progetto nocciole Italia è stato illustrato qualche giorno fa.

Montenero e Petacciato prime candidate all’iniziativa, spiegata con un convegno sul tema a San Salvo da Ivan Seri, responsabile per il centro Italia di Ferrero e curatore proprio del Progetto Nocciola Italia. Un progetto sul quale vuole scommettere l’azienda dolciaria italiana, determinata a investire su materia prima locale.

Già, perché attualmente il leader mondiale della produzione di nocciole è la Turchia con il 67% della produzione. L’Italia è seconda ma registra solo il 12%. La società di Alba, in provincia di Cuneo, vorrebbe portare i 70mila ettari attualmente coltivati a nocciola nel Belpaese a novemila, sebbene questo farebbe fronte solo al 5% del fabbisogno della produzione mondiale di Ferrero. Ma la rotta imboccata è il made in Italy, ed è chiaro che si tratta di una chance allettante.

L’iniziativa è stata presentata a San Salvo presso la coop Euro Ortofrutticola del Trigno, che riunisce oltre 700 soci tra il basso Abruzzo e il Molise per “favorire aggregazioni di produttori o grandi produttori”. Obiettivo: partire con colture da 100 ettari, in modo da raggiungere nell’arco di 5 anni 500 ettari.

Per il presidente della Cooperativa Nicolino Torricella è una proposta “che apre a nuove possibilità per l’agricoltura anche se – precisa-  non vediamo gli alberi di nocciolo sostituirsi a quelli di pesco, ma sono una valida opportunità per i terreni oggi in abbandono o utilizzati a colture a bassa redditività”.

È proprio il caso del Molise, dove la percentuale di terreno non coltivato è elevatissima in proporzione alle aree disponibili e dove, tra l’altro, si potrebbe ulteriormente favorire la coltivazione di alberi di nocciole all’interno del più ampio progetto di mitigazione del rischio frana di Petacciato. Cosa c’entra? C’entra molto, perché una delle idee in campo è che nell’area dei 500 ettari di terreno coinvolti dal fronte, che oggi sono coltivati prevalentemente a ortaggi, si instauri un regime agricolo diverso, con coltivazioni che non hanno bisogno di acqua e quindi che neutralizzerebbero le conseguenze di bagnare la terra, che in questo modo smotta e scende a valle.

Candidati per eccellenza sono proprio mandorli e noccioli, che appunto in questo caso potrebbero essere favoriti da accordi di filiera e garanzie sull’acquisto della materia prima da parte di un’azienda di respiro nazionale, la mamma della Nutella e della Kinder, interessata proprio a investire su questo territorio.