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Due mesi dopo: oltre 300 sfollati in attesa di contributi. Lo sciame continua: 600 scosse in 60 giorni foto

Poche risposte per quanti stanno anticipando affitti, caparre e traslochi dopo l'ordinanza di inagibilità. Il 24 scadono i termini per le ultime verifiche, ma la popolazione costretta a lasciare casa è amareggiata. La paura è calata ma non è passata: lo sciame sismico continua, con scosse però sempre più rare e di minore intensità. Nessuno può escludere nulla.

Due mesi fa la scossa che ha gettato nel panico il Basso Molise. Il 16 agosto il terremoto di magnitudo 5.1 che ha trascinato migliaia di cittadini fuori casa, ha attivato la macchina della emergenza, portato tir di tende e brandine nei comuni colpiti, da Guglionesi a Montecilfone, da Palata ad Acquaviva a Larino.  Sono state settimane di terrore, disagi, problemi. Case lesionate, crepe profonde e distaccamenti importanti nei muri di centinaia di abitazioni. Tante le ordinanze di inagibilità fatte dai sindaci. E tanto l’impegno comune nella gestione della fase “calda”, che ha visto amministratori, tecnici e Protezione Civile lavorare senza tregua per far fronte a una quotidianità completamente stravolta, fra centri Coc nei Municipi, tendopoli, richieste di sopralluoghi e verifiche affidate ai vigili del fuoco che in massa, provenienti da tutta Italia, hanno supportato e sostenuta la popolazione.

Due mesi fa, appunto. Poi la situazione è “rientrata”, la gente è tornata a dormire a casa, con l’eccezione di quanti a casa non possono rientrare perché sarebbe pericoloso. Mentre ormai da un pezzo le tende sono state smontate, tranne quelle di alcune masserie dalle quali i proprietari non possono allontanarsi, il destino degli sfollati resta incerto. Oggi, 16 ottobre, non è possibile nemmeno contare su un dato aggregato certo relativo al numero delle persone in attesa di trovare una sistemazione alternativa ad abitazioni lesionate: dovrebbero essere circa 400, ma è un numero ricavato da piccoli monitoraggi che nessun ufficio istituzionale conferma.

Per il momento c’è solo un decreto: quello del Consiglio dei Ministri che stanzia 2 milioni di euro per la prima fase della emergenza e i primi contributi per l’autonoma sistemazione. Il Governatore del Molise Toma, commissario al terremoto, ha illustrato nella zona sismica l’ordinanza della Protezione Civile con la quale si concedono ai Comuni, a partire dal 24 settembre, 30 giorni per le relazioni finali relative al numero di edifici da ristrutturale, alla loro tipologia, al numero esatto di cittadini che hanno presentato domanda per avere il contributo di autonoma sistemazione. Quest’ultimo, allo stato attuale, è una promessa. Perché di fatto chi ha preso in affitto una casa in quanto quella di proprietà compromessa dal terremoto, sta fronteggiando la spesa di persona, in attesa che la Regione versi i soldi nelle casse comunali e che il Comune paghi direttamente i proprietari degli alloggi affittati.

“Il 24 scadono i termini per completare verifiche e domande di avere il contributo” spiegano dal Municipio di Guglionesi “quindi aspettiamo quel giorno per avere le cifre definitive”. “Man mano che passano le settimane – aggiunge uno dei tecnici che con la Protezione Civile va in giro per i controlli – aumenta il numero di chi non può tornare a casa. Sebbene non ci siano ordinanze di abbattimento o demolizione, quelle di inagibilità parziale o totale sono cresciute”. Aumentano anche i ritardi, perché la perfetta macchina della Protezione Civile sembra essersi arenata, specie nei tempi necessari a fare le verifiche, come raccontano diversi cittadini che da settimane aspettano il sopralluogo.

Molti sono arrabbiati e delusi.  “Fino a oggi dall’evento sismico del 16 agosto non è stato fatto niente per gli sgombrati – racconta un cittadino con ordinanza di inagibilità –  Avendo avuto seri danni alla mia abitazione principale, ho fatto domanda per autonoma sistemazione, per un aiuto economico, come scritto sull’ordinanza 547 della Protezione Civile. Ma tutto tace. Cerco di avere notizie ma brancolo nel buio e sia il Comune che la Protezione Civile non mi danno risposta. Eppure ho anticipato affitti, caparre e spese per il trasloco”.

Una situazione che riguarda centinaia di residenti nel cratere, in special modo tra Guglionesi, Palata e Montecilfone.

La paura è ancora grande, anche perché lo sciame sismico non ha abbandonato le realtà molisane, continuando ad essere presente, seppur con meno potenza.

Si è passati da 5.1 a scosse di magnitudo pari o minori a 2.0: a diminuire non è stata solo la forza, ma anche la costanza delle scosse. Se subito dopo il terremoto del 16 agosto si è assistito ad una situazione sismica con dieci, venti scosse al giorno con intensità compresa tra 1.6 fino a 3.0, il fenomeno nell’ultimo mese sembra essersi affievolito, con rari episodi. Le ultime scosse, solo in ordine di tempo, si sono verificate nelle scorse 48 ore: questa mattina, 16 ottobre, alle 11.20 la terra ha tremato a 6 km da Larino, registrando una magnitudo di 1.5; sempre nel comune frentano ieri 15 ottobre alle 10.02 l’Istituto Nazionale di Geo vulcanologia ha segnato intensità 1.1. Ed ancora 2.0 a Tufara il 12 ottobre alle 14.10.

Il tutto senza escludere la vicina faglia del Gargano che sabato scorso è tornata a farsi sentire con la sua forza di 3.0 che ha acceso i campanelli d’allarme anche in Molise dove il timore di nuove scosse non ha mai abbandonato gli animi dei suoi residenti.

Sono quasi 600 le scosse che si sono susseguite negli ultimi 60 giorni su tutto il territorio molisano. La concentrazione maggiore è avvenuta nella provincia di Campobasso, con epicentro in Basso Molise, ma anche il distretto isernino è stato interessato da qualche lieve tremolio, circa l’un percento del totale, nettamente minore rispetto alla costa ed ai paesi vicini a quest’ultima.

I centri più colpiti sono Montecilfone con 195 scosse, seguito da Larino 178, Guardialfiera 119 e Guglionesi 45. Su 579 scosse totali solo 71 hanno la magnitudo uguale o superiore a 2.0. Numeri che non possono nè preoccupare nè rassicurare: con i terremoti non si può infatti escludere nulla, e questa è una lezione che gli abitanti del BassoMolise devono imparare giocoforza.