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Doccia fredda per il Comune di Termoli: il Consiglio regionale dice no al tunnel e al multipiano. Ricorsi all’orizzonte foto

Oggi l'assemblea regionale, in una riunione monotematica interrotta più volte e andata avanti fino al tardo pomeriggio, vota un ordine del giorno (unici contrari Facciolla e Fanelli) che esprime una netta volontà politica di opposizione all'opera pubblica-privata da 19 milioni di euro sulla quale l'Amministrazione Sbrocca sta lavorando da anni. Atti e istruttoria rimandati in Commissione. Per il Comune di Termoli una doccia fredda. Si sta già valutando il ricorso per la mancanza di illegittimità nel procedimento, già concluso.

La strada per il tunnel è in salita, se non addirittura sbarrata. Il vento è cambiato in Regione e porta con sé una doccia gelata per il Comune di Termoli che tutto si sarebbe aspettato, tranne di sentire Donato Toma che brandisce la maggioranza e l’invita a dire no al passante, al multipiano sotto piazza Sant’Antonio, al teatro e a tutte le altre opere aggiuntive. Sebbene quanto approvato oggi dall’aula di palazzo D’Aimmo potrebbe valere ben poco in termini amministrativi, è emersa la chiara volontà politica, tenuta ben nascosta fino a questa mattina, da parte della maggioranza di centrodestra: “Noi siamo fermamente contrari al tunnel” è la frase con cui Quintino Pallante, consigliere di maggioranza, sintetizza la giornata e fa capire che se un cavillo si può trovare, verrà trovato per far saltare il banco e mandare all’aria l’opera da 19,9 milioni di euro, costato quattro anni di iter amministrativo che in teoria sarebbe concluso e che in pratica la maggioranza Toma vuole rimettere in discussione.

Come? Innanzitutto votando un ordine del giorno emendato che prende due direzioni: la prima è la Terza commissione consiliare, quella su Assetto e utilizzazione del territorio, che si riunirà già domani mattina 18 ottobre per “verificare se fra gli atti di cui disponiamo o ancora da consegnare, ci sono ancora le condizioni per ridiscutere conclusione l’iter e il finanziamento che è in itinere e può essere sottoposto a revoca” come specificato da Pallante. Alla commissione sono stati invitati per essere ascoltati anche il responsabile del procedimento per la Regione Molise, il dirigente Massimo Pillarella, il dirigente del settore Territorio Giuseppe Giarrusso che ne ha preso il posto e l’architetto Francesco Manfredi Selvaggi, sempre del Dipartimento Governo del Territorio. A loro il compito di spiegare ai consiglieri come è stato svolto l’iter, se è tutto regolare, se il finanziamento pubblico da cinque milioni è stato concesso o deve ancora avere il via libera.

La seconda direzione riprende la strada di Termoli, poiché il consiglio invita il Comune a riconsiderare la possibilità di fare quel benedetto referendum che “è stato negato più volte” ha ribadito Valerio Fontana del M5S, il gruppo che ha voluto il consiglio per discutere della variante al Piano regolatore generale approvata dal consiglio comunale per la realizzazione dell’opera”.

L’Amministrazione è stata più volte invitata a valutare  il referendum, la prima proposta fu prima ostacolata e poi rigettata con motivazioni futili, poi la petizione popolare più grande della storia di Termoli, con quasi 3mila firme certificate, è stata respinta. Poi un altro comitato referendario ha presentato una seconda richiesta che non ha mai visto la luce”.

Proprio i Cinque Stelle però hanno chiesto che l’emendamento sulla nuova richiesta di referendum venisse però depennato perché “non ci sono più i tempi, adesso è tardi” ha scandito Patrizia Manzo che ha chiesto “un’opera di verità. Questo consiglio era già stato chiamato a esprimersi sulla richiesta di referendum. Ora non ci sono i tempi tecnici”. Ma Toma e i suoi hanno tirato dritto.

Era stato proprio Toma, in apertura di consiglio, a gelare gli amministratori di Termoli che non avevano avuto sentore di una chiusura così netta del governatore. “Mi esprimo a favore dell’opportunità che Termoli ha perso ma può ancora afferrare, quella degli strumenti referendari. Se non lo farà sarà un buco nella coscienza storica dei termolesi. Se i termolesi esprimeranno il loro dissenso il buco non si fa, se i termolesi vogliono assumersi questa responsabilità, si faccia, ma fino a quando non valuterà questa possibilità, io da presidente di questa regione richiamo tutto il consiglio e le minoranze a una posizione di contrarietà a quel buco perché non si è colta l’opportunità referendaria”.

Da lì una lunga sospensione prima di riprendere i lavori e avviare gli interventi nel pomeriggio. Praticamente tutti anti-tunnel, pur con varie sfumature, tranne uno, quello dell’esponente Pd Vittorino Facciolla, il quale ha fatto intendere che la presa di posizione della Regione, che peraltro non è competente su una variante urbanistica del Comune di Termoli isto che la procedura scelta perchè la Regione si esprimesse è già stata individuata anni fa e portata a termine, non avrebbe valore amministrativo e aprirebbe a un pressoché scontato ricorso al Tar da parte dell’Amministrazione di Angelo Sbrocca e del soggetto privato, che ha già speso diversi soldi (centinaia di migliaia di euro) per la progettazione.

“I Comitati No tunnel venuti qui oggi tornano a Termoli senza nessuna chiarezza. Il riferimento al referendum è una sorta di desiderata, niente di più” ha precisato l’ex vice presidente regionale Facciolla, tirando tuttavia le orecchie all’amico Sbrocca. “Male ha fatto a non fare il referendum, ma questo nulla ha a che fare con quello di cui discutiamo qua”.

E sempre secondo il consigliere di opposizione “l’emendamento che rimanda in terza commissione è una lavata di faccia rispetto alla variante Prg. Il presidente Iorio ha già detto che al consiglio sfugge la competenza sulla variante al Prg. C’è una legge di questa regione mai impugnata dal Governo, ed è una legge che prevede la procedura semplificata”. Una procedura, appunto, portata avanti e ultimata, che registra pareri positivi da parte della Regione e nessun ostacolo a fare la riqualificazione.

Facciolla ha tuonato contro i colleghi consiglieri. “Le procedure sono tutte nel rispetto della norma, chiedete parere pro veritate all’avvocatura regionale, tanto è vero che non c’è alcuna sospensiva al Tar. Qua nessuno si legge le carte, si affermano eresie e si confondono le competenze, siamo arrivati a questo livello di disinformazione”.

Dalla maggioranza invece solo voci contro Sbrocca e la sua decisione di non tenere il referendum. Per Antonio Tedeschi “gli enti preposti hanno dato un parere, ma io esprimo il mio parere politico. Come si fa a non chiedere un parere ai cittadini col referendum? Il mio giudizio politico è negativo”. Più diretto Nico Romagnuolo. “Quest’opera per noi non deve essere realizzata, bisogna capire come si è arrivati a questo punto senza la concessione del finanziamento” ha affermato riferendosi alla nota di Giarrusso che chiede integrazioni al Comune. “Continuo a condividere l’idea assolutamente democratica che i cittadini vengano chiamati a esprimersi. Il Comune prenda in esame il referendum” le parole di Gianluca Cefaratti.

“Ricordo di aver raccolto l’unanimità di procedere a un referendum che per me resta il cuore del problema per rispetto ai cittadini di Termoli” l’intervento di Michele Iorio, fresco di ritorno in consiglio regionale.  “Non ritengo che la questione sia risolta sugli interventi urbanistici e sui lavori pubblici, ma mi rendo conto ci sarà proseguimento al Tar. Sul fatto che il consiglio regionale non si possa esprimere in materia di urbanistica ho dei dubbi, ma c’è una procedura conclusa” ha ammesso Iorio.

Quindi sui fondi pubblici: “Ritengo attuale possibilità svolgere referendum e c’è fase finanziamento che mi risulta non conclusa perché mancano gli atti. “Il finanziamento può essere concesso per una tipologia diversa di intervento, ci vuole volontà politica per concedere finanziamento ma credo la Regione sia sfavorevole e senza la concessione del finanziamento i tempi si allungano”.

Per i Cinque Stelle hanno parlato anche Greco, Primiani e De Chirico. Per l’ex candidato governatore “il tunnel è una gigantesca speculazione edilizia e i cittadini sono stati derubati del primo esercizio democratico”. Secondo l’esponente grillino “i compiti del responsabile della Regione si esauriscono all’interno della conferenza di servizi, mentre la variante deve passare per consiglio regionale”. Da parte sua anche insinuazioni sugli enti che si sono occupati dell’intera vicenda: “Più che efficienza si può parlare di veggenza”. L’opinione di De Chirico è che “occorre verificare che l’impresa non possa partire dal secondo lotto senza fare la base, cioè il famoso tunnel per il quale ottiene il finanziamento” e Primiani ha ricordato che “la Regione Molise è l’unica senza una legge urbanistica regionale”.

Il voto finale segna sicuramente un ennesimo passaggio intermedio nell’iter che va avanti da quattro anni per un’opera che sicuramente rivoluzionerebbe Termoli. Al tempo stesso potrebbe però rappresentare un ostacolo davvero insormontabile sulla via per la realizzazione del progetto dato che è emersa una netta volontà politica contraria, tant’è vero che il deliberato approvato con 16 voti favorevoli (contrari solo i democratici Facciolla e Fanelli) afferma l’opposizione della Regione all’opera qualora il Comune dovesse ancora negare il referendum. E visto che il referendum, per ammissione stessa di quelli che l’hanno caldeggiato da sempre, non ha più i tempi, scontato dedurre che resta in piedi solo la volontà politica. Ma c’è un ostacolo ulteriore: restano solo otto giorni alla scadenza del 25 ottobre entro la quale la Regione deve esprimersi definitivamente sull’opera. Possibile che entro quella data ci siano ulteriori sorprese, sia in sede di consiglio regionale che in ambito giudiziario.