Diminuire le ore alternanza scuola lavoro: “Un errore, e vi spiego perché”

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Il ministro Di Maio, “che come noto non ha una grande esperienza nel mondo del lavoro”, ha dichiarato che vorrà diminuire le ore di alternanza Scuola–Lavoro per ridistribuire ai docenti una parte dei fondi destinati alle attività di alternanza.

Interviene sul punto Maria Chimisso, vicesindaco di Termoli ma soprattutto – in questo caso – preside dell’Alberghiero, una delle scuole superiori che viaggia meglio in termini di iscritti e risultati. La quale non è affatto d’accordo col vicepremier pentastellato:

“Premetto che il ruolo degli insegnanti e più in generale delle persone che hanno il compito di educare (nel senso latino del termine che sottende a tirar fuori il meglio dai giovani) a mio parere dovrebbe essere valorizzato e pagato adeguatamente: è noto infatti che in Italia gli insegnanti percepiscono stipendi mediamente più bassi dei loro colleghi europei. Detto questo però mi sembra assurdo ridurre le ore destinate all’alternanza scuola lavoro perché, finalmente, con questa esperienza gli studenti italiani hanno avuto la possibilità di conoscere il mondo del lavoro prima ancora di farne parte, hanno avuto l’opportunità di comprendere quale tipo di attività si confà maggiormente alle proprie inclinazioni e attitudini e quale invece non li vedrebbe minimamente interessati”.

 

Maria Chimisso ricorda in proposito la manifestazione di qualche giorno fa: “Pochi giorni fa gli studenti un po‘ in tutta Italia sono scesi in piazza per protestare contro l’alternanza scuola lavoro e uno dei ragazzi termolesi è venuto in Comune per spiegare quale fosse la sua perplessità, ovvero che le proposte di alternanza non rispecchiano  le reali aspettative dei giovani. Allora piuttosto che diminuire le ore, proviamo invece ad aprire maggiormente la gamma di scelte creando processi virtuosi di raccordo tra il mondo del lavoro, il mondo della scuole e più in generale le istituzioni.  Perché un difetto va ravvisato nella legge 107, e cioè che ha guardato all’alternanza scuola lavoro solo dal punto di vista scolastico,  trascurando invece l’esigenza di creare una rete virtuosa di reali opportunità, esperienze e buone pratiche”.

 

“Come preside di un Istituto alberghiero – prosegue –  rispondo al ministro Di Maio che sì, anche noi abbiamo mandato gli studenti a ‘friggere le patatine da McDonald’ ma friggendo le patatine hanno avuto l’opportunità di capire come funziona uno dei giganti del food mondiale, le dinamiche di business e marketing che lo hanno portato ad essere tale, l’organizzazione di brigate di cucina su modello internazionale e l’utilizzo di sistemi software avveniristici propri dei colossi della somministrazione.

Tutto ciò gli studenti avrebbero potuto farlo solo al termine del loro percorso scolastico e non è detto che ci sarebbero riusciti senza le convenzioni mirate tra scuole e aziende.

E questo è solo un esempio perché l’alternanza scuola lavoro ha portato gli studenti del mio istituto negli hotel a 5 stelle, di Italia e d’Europa e ne sono tornati sinceramente arricchiti.

L’Italia delle opportunità e della conoscenza passa anche da qui. L’alternanza scuola lavoro offre modelli concreti. Ai nostri ragazzi non possiamo fare dono più grande dell’esperienza per imparare, a volte, anche dai propri errori”.

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