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Dai domiciliari al carcere: si aggrava la posizione dello spacciatore di Baranello dopo la morte sospetta dell’amico in casa sua

Era ristretto agli arresti domiciliari ma usciva continuamente così i carabinieri lo hanno portato in carcere. La misura cautelare di Michele Camardo, 33 anni di Baranello, si è aggravata dopo la morte in casa sua di A.R., 49enne di Bojano, deceduto qualche giorno fa per una sospetta overdose.

Era già agli arresti domiciliari per droga, ma da ieri si trova in carcere a Campobasso. L’ipotesi sulla quale stanno lavorando i carabinieri è che Michele Camardo, 33 anni di Baranello, abbia ceduto la dose letale ad A.R., 49enne di Bojano, stroncato da una presunta overdose proprio mentre era in casa dell’amico.

Ha contorni ancora poco chiari la vicenda sulla quale stanno indagando i militari del Nucleo operativo e radiomobile di Bojano.

I carabinieri nel pomeriggio di venerdì 26 ottobre hanno bussato alla porta di casa di Camardo che si trovava ai domiciliari con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti: era stato arrestato qualche mese fa, il 23 luglio, poiché, a seguito di perquisizione personale e domiciliare era stato trovato in possesso di 62 grammi di cocaina e 4 grammi di eroina, nonché  bilancini di precisione e materiale vario per il confezionamento della droga.

L’aggravamento della misura cautelare che lo ha fatto passare dalle più confortevoli mura di casa a quelle del carcere è stata decisa dal giudice per le indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza su richiesta della  Procura della Repubblica di Campobasso.

Il 33enne di Baranello, infatti, è uscito dalla sua abitazione nonostante la misura cautelare glielo vietasse come accertato dai carabinieri che lo tenevano sotto controllo. Ad aggravare ulteriormente la sua posizione potrebbe essere stata anche quella morte sospetta avvenuta la sera del 22 ottobre in casa.

A.R., barista a Bojano, già titolare di un night a Campochiaro e con problemi di droga alle spalle, era andato a trovare Michele Camardo il quale, in realtà, non avrebbe potuto ricevere persone essendo, per l’appunto, già destinatario di una prima misura cautelare.

Non si sa ancora bene cosa sia successo durante quella visita, sta di fatto che il 49enne bojanese è deceduto e quando è arrivata l’ambulanza – chiamata, pare, proprio dal proprietario della casa – per lui non c’era già più nulla da fare. All’arrivo dei sanitari droga in vista non ce n’era, sul corpo dell’uomo è stata però disposta una autopsia che chiarirà se quel malore possa essere stato causato da un assunzione di stupefacenti.

Ufficialmente l’aggravamento della misura cautelare deriva dai “riscontrati episodi di violazione (dei domiciliari, ndr) segnalati dai militari dell’Arma”. Ma il sospetto è che Camardo abbia ceduto droga all’amico morto in casa sua.

I risultati dell’autopsia, molto probabilmente già noti agli inquirenti, si conosceranno solo tra 60 giorni. Solo allora si capirà se il 49enne è deceduto per overdose. In quel caso la posizione del 33enne potrebbe ulteriormente aggravarsi.