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Caro Mimmo, io sono con te

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Caro Mimmo, sono con te. Mi occupo di immigrazione da anni, circa dal 2011, ma sono fuggito dal sistema SPRAR ad inizio settembre. Ho letto il perché hanno fatto chiudere il vostro SPRAR: non mandavi nei tempi previsti le rendicontazioni, non ti importava se negli appartamenti ci fossero beneficiari SPRAR prefettizi o persone prive di una accoglienza, non aspettavi i mesi di autorizzazione per gli appartamenti, ma li affittavi quando i migranti ne avevano bisogno.

Non cacciavi via i migranti quando un freddo sistema informatico chiamato banca dati diceva che il loro tempo di permanenza era finito; nelle assunzioni non guardavi il curriculum, ma la voglia di tuoi concittadini di lavorare e dedicarsi all’immigrazione.

Ho sempre pensato che il compito dello SPRAR fosse quello di creare progetti di integrazione innovativi ed efficaci, di sviluppare un sistema di welfare sociale per la comunità tutta, di farsi carico delle vulnerabilità dei migranti: la mia esperienza lavorativa mi ha dimostrato come invece lo SPRAR sia diventato un freddo sistema burocratico che chiede maggior tempo a riempire scartoffie piuttosto che a dedicarsi ad un lavoro di costruzione di una comunità solidale senza badare alle nazionalità. È diventato un sistema nel quale i beneficiari sono numeri in una banca dati che ti dice chi poter accogliere e quando dover cacciare i beneficiari, un sistema nel quale devi aspettare mesi per affittare un appartamento destinato al progetto aspettando autorizzazioni del servizio centrale e del ministero che quell’appartamento neanche hanno visto, un sistema nel quale devi controllare come i beneficiari spendono gli euro che il progetto elargisce, riducendo cosi la possibilità di sederti con loro per parlare delle loro vulnerabilità e della loro integrazione. È diventato, lo SPRAR, un sistema che ti dice come puoi spendere ogni euro in base ad un manuale scritto da qualcuno che magari non ha mai visitato Riace e non conosce le sue peculiarità.

Io sono uscito da questo sistema poiché mi sentivo un freddo burocrate e non più un operatore sociale: forse ho sbagliato, dovevo resistere ed iniziare a commettere irregolarità necessarie ed umane, dovevo provare a creare una seconda Riace dando il mio contributo affinché nascessero altre 100 Riace, affinché non fosse Riace a cambiare, ma lo SPRAR ad imparare da Riace.

Il servizio centrale e il ministero dell’interno hanno rispettato la legge chiudendo lo SPRAR del tuo Comune, nonostante si sia dimostrato che nessuno abbia intascato i soldi; mi chiedo, però: i giovani operatori che erano rimasti in paese perché gli avevi dato una possibilità cosa faranno? Emigreranno o manderanno il loro curriculum alla ‘ndragheta? Le botteghe artigiane che avevano aperto rilanciando l’economia locale, cosa faranno? Quella parte dei duecento migranti che decideranno di rimanere in Calabria senza poter più essere beneficiari del sistema di accoglienza finiranno nei ghetti di Rosarno? Le case che si erano affittate andranno in malora poiché vuote ed abbandonate? Senza più i bimbi del progetto che fine faranno le scuole del territorio e le loro insegnanti? Se chiuderanno le scuole di Riace, i bimbi locali dovranno affrontare lunghi viaggi per studiare o finiranno nelle famigerate pluriclasse?

 

Grazie di nuovo Mimmo, mi hai fatto meglio comprendere come deve essere lo SPRAR dei miei sogni. Grazie Mimmo, perché mi hai dato una ragione in più per preferire la disoccupazione alla complicità con questo sistema. Quando le regole sono contro i diritti esse sono incostituzionali e perciò è legittimo non rispettarle.

 

Davide Di Rado 

La Città Invisibile- Termoli-

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