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Buche, strade chiuse e ponti a rischio: dopo 15 anni di dieta forzata, la viabilità provinciale è un disastro

Le Province di Isernia e Campobasso sono proprietarie di 2344 chilometri di strade, ma da tre lustri non ricevono abbastanza finanziamenti per occuparsene e con la riforma Delrio, che le ha cancellate solo sulla carta, la situazione è peggiorata. Il dossier sullo stato di conservazione di ponti e gallerie voluto dal ministero delle Infrastrutture dopo la tragedia di Genova ha messo in luce tutta la pericolosità delle nostre strade. Una vera emergenza quella molisana dove all'assenza di manutenzione si aggiunge anche la fragilità del territorio e i terremoti.

Dopo il crollo del ponte Morandi a Genova il ministero delle Infrastrutture ha chiesto agli enti proprietari di strade un monitoraggio sullo stato di conservazione e manutenzione delle opere infrastrutturali. Le due Province, quella di Campobasso e quella di Isernia, hanno inviato i dati del censimento e quanto emerso non è certo rassicurante.

Dalle ispezioni, che sono state per lo più visive, dunque abbastanza superficiali, sono venuti fuori diversi problemi, più o meno preoccupanti, sulla salute dei ponti e delle gallerie molisane. Frane, carenza di manutenzione e, più di recente, il terremoto, sono le cause principali di quella che è forse la più grande urgenza del Molise, cioè la viabilità. Una questione a tratti vitale per la sopravvivenza di molte comunità che nessun governo, di centrodestra o centrosinistra, ha mai affrontato e risolto e che, senza voler essere catastrofisti, ci spinge a ribadire il concetto che “in Molise è più facile morire”.

Il caso del ponticello crollato a Limosano è solo l’ultimo recente esempio di una viabilità in ginocchio che isola i paesi al punto che anche l’arrivo di un’ambulanza – quando c’è la neve a terra – viene messo in dubbio.

limosano ponte

 

Qualche giorno fa Il Fatto Quotidiano ha pubblicato la mappa complessiva della situazione italiana che mostra la presenza di 1.918 tra viadotti e ponti gestiti da 76 Province catalogati con priorità 1, sarebbe a dire necessari di interventi urgenti e già sottoposti a restrizioni come limitazioni del traffico, della portata di carico o addirittura interdetti alla circolazione.

Per la loro messa in sicurezza servirebbero almeno 730 milioni, cioè l’intero ammontare degli investimenti a disposizione lo scorso anno degli enti intermedi cancellati, ma solo sulla carta, dalla legge Delrio. In più è venuto fuori che oltre alle quasi 2000 opere sulle quali è necessario intervenire nel breve periodo, ce ne sono altre 14.089 da sottoporre a indagini tecnico-diagnostiche: un monitoraggio per il quale sono necessari altri 566 milioni di euro.

In Molise la situazione è identica, solo con numeri diversi. Quelli forniti dall’Upi, che è l’Unione delle Province italiane (da cui Il Fatto ha riportato la tabella) sono un po’ doversi da quelli dati giorni fa a Primonumero dai tecnici dell’ufficio viabilità delle due Province molisane.

mappa

Partiamo dal capoluogo: Palazzo Magno ha in gestione 1.478 chilometri di strade con 301 tra ponti e viadotti censiti tramite indagini visive.

“Servirebbero almeno 5 milioni di euro per poter indagare con prove di laboratorio e strumentali, la mera ispezione visiva è del tutto insufficiente a fotografare le condizioni esatte in cui si trova una infrastruttura. Per gli interventi necessari invece la stima comunicata all’Upi, al Provveditorato per le opere pubbliche e alla Protezione civile è di circa 159 milioni di euro”.

La spiegazione fornita dall’ingegnere Pasquale Stoppiello evidenzia anche la presenza di una trentina di opere classificate con priorità 1.

Ricordiamo, per esempio, il ponte Anacoreta di Larino (detto anche dello Sceriffo) che preoccupa non poco i tecnici di via Roma. Quel tratto che collega il paese frentano con la Bifernina prevede limiti di carico da quando sono emersi “ammaloramenti superficiali sul calcestruzzo e le armature”. Il che non significa automaticamente che stia per venire giù. Ma sicuramente che avrebbe bisogno di uno studio più preciso e dettagliato.

In questo caso – era la fine di agosto – l’Anas ha prestato la piattaforma By Bridge che è la stessa utilizzata per il monitoraggio sul Liscione dopo le scosse di terremoto del 14 e 16 agosto in Basso Molise.

Ponte sceriffo controlli

Discorso diverso nella provincia di Isernia: qui i chilometri di cui l’ente è proprietario sono 866. Le indagini – che sono ancora in corso – sono state fatte su circa 60 ponti e gallerie.

La situazione peggiore riguarda i viadotti Sente e Verrino. Sono loro le “infrastrutture maggiormente preoccupanti” come leggiamo nella nota inviata al Mit. Il primo si trova a Belmonte del Sannio, il secondo in agro di Agnone.

“Due sorvegliati speciali – scrive il presidente della Provincia pentra – che destano forti preoccupazioni soprattutto in caso di avversità atmosferiche (il viadotto Verrino) e movimenti franosi o sisma (Sente)”.

La Regione ha già concesso 800 mila euro per mettere in sicurezza il Verrino, “denaro utile a rifare la pavimentazione e le bocchette per lo scarico dell’acqua”. Mentre per riaprire il Sente servirebbero almeno 2,5 milioni di euro.

Sebbene queste due opere sono le uniche a rischio crollo accertato “sono da tenere in debita considerazione anche gli innumerevoli ponti e ponticelli che caratterizzano le strade provinciali di piccole e modeste dimensioni”.

Ce ne sono almeno altri otto meritevoli di interventi meno urgenti del Sente o del Verrino ma non certo rinviabili a vita. Da 15 anni, però, le Province sono in crisi pesante. E questo ha avuto ripercussioni sulla manutenzione ordinaria e straordinaria che è stata carente.

“Per capire quali difficoltà affrontiamo ogni giorno basta fare un esempio: la mia Provincia – dice Coia – è proprietaria di 866 chilometro di strade. Per il 2018 abbiamo avuto a disposizione 540 mila euro, una piccola parte del piano di investimenti per il quinquennio 2018-2023 pari a 1,6 milioni di euro. L’Anas, che ha appena 561 chilometri di strade, ha appaltato 30 milioni di euro”.

Una sproporzione enorme che impedisce ai cosiddetti enti inutili (proprietari, tra le altre cose, anche di moltissime scuole superiori) di poter garantire strade sicure agli automobilisti costretti a farei conti, quotidianamente, con limitazioni, sensi unici alternati, buche, crepe e avvallamenti.

Una riclassificazione delle strade statali sarebbe opportuna visto che senza soldi le Province possono fare ben poco. Nell’attesa anche un finanziamento per il monitoraggio delle opere infrastrutturali non guasterebbe “così da poter garantire l’incolumità di chi viaggia sulle nostre strade”.

In queste settimane si discute anche di riconsegnare funzioni e finanziamenti alle province spogliate dalla riforma Delrio. L’Upi (Unione provicne italiane) ha avanzato la proposta di assegnare agli enti intermedi il ruolo di Stazione unica appaltante che snellirebbe la burocrazia e i tempi degli appalti pubblici.