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Bocconi avvelenati contro randagi e cani da tartufo: ma rischia anche il raro orso marsicano

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C’è un fenomeno tristemente diffuso, soprattutto durante il periodo della raccolta dei tartufi: è quello delle esche avvelenate. Sul tema questa mattina a Isernia c’è stata una conferenza stampa.

La pratica dei bocconi avvelenati, infatti, sembra non riguardare più esclusivamente aree prettamente rurali ma comincia ad interessare anche zone abitate. Un uso illecito che sembrerebbe legato alla lotta al randagismo e alla odiosa competizione tra cercatori di tartufo tesa ad eliminare il cane maggiormente competitivo dell’avversario.

Diverse sono le modalità per avvelenare il povero animale che incappa in queste esche: c’è chi utilizza il metaldeide, un lumachicida facilmente reperibile in commercio o altri pesticidi che fungono da veleno. E poi c’è la classica polpetta coi vetri che causa emorragie interne allo sfortunato animale che la ingerisce.

I carabinieri forestali combattono il fenomeno con l’impiego di unità cinofile antiveleno (inserite nell’ambito della Stazione Carabinieri di Frosolone) che esprimono circa 70 specifici servizi preventivi all’anno.

Tra le vittime non solo cani o gatti ma anche l’orso marsicano di cui in Molise ci sono appena una settantina di esemplari per altro consanguinei e dunque più vulnerabili.

“Gli autori della scellerata pratica – hanno spiegato dal comando provinciale di Isernia – rischiano l’arresto ex art. 674 c.p. sino ad un mese per l’apposizione delle esche, ma se l’insana condotta raggiunge il suo fine provocando la morte dell’animale, allora la pena sale ad un anno di reclusione ex art. 638 c.p.

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