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Auto fatta saltare in aria con esplosivo: è di un pregiudicato per droga. Un avvertimento o una minaccia foto

Nessun dubbio che sia stato utilizzato materiale esplosivo per sventrare la Ford Fiesta in via Pertini. Il veicolo è intestato a un 47enne termolese condannato per reati di droga e ristretto a Campobasso. Le indagini seguono la pista della criminalità.

Primo colpo di scena nella vicenda della Ford Fiesta esplosa durante la notte scorsa a Termoli. La vettura è stata sventrata con una bomba costruita con materiale esplosivo e il tettuccio ha fatto un balzo di dieci metri in altezza finendo sul terrazzo di un appartamento. Appartiene a un pregiudicato termolese condannato per reati di droga e confinato al momento nel carcere di Campobasso.

Ma la cosa ancora più inquietante è la modalità con la quale l’auto è stata distrutta, non un incendio ma una bomba vera e propria. Potrebbero aver utilizzato addirittura dinamite gli autori del gesto criminale che ha sconvolto via Pertini e il quartiere Airino, nella zona che collega il centro con contrada Porticone.

Le forze dell’ordine sono al lavoro e proprio nelle ultime ore il commissariato di Polizia, coordinato da Vincenzo Sullo, ha ascoltato il figlio della vittima sul quale si sta indagando, che abita nel condominio al civico 18 davanti al quale era parcheggiata la Fiesta presa di mira.

La scena che si è presentata davanti agli occhi dei soccorritori e di chi si è recato sul posto quando il sole era già alto non è usuale per il Molise e rimanda la mente a episodi di cronaca nera, attentati con obiettivi importanti, guerra fra clan. Un’auto completamente sventrata: sedili divelti, parabrezza in mille pezzi, parti meccaniche ridotte ad ammassi di ferraglia, carrozzeria irriconoscibile, pneumatici letteralmente divorati dalle fiamme. Questo soltanto per la Ford Fiesta, quella ridotta peggio, senza più il cofano, volato a un’altezza di diversi metri e finito sul tetto del condominio giallo di via Pertini.

Irriconoscibile anche la Fiat Panda a metano parcheggiata di fianco. Anch’essa ridotta a poltiglia, arsa dalle fiamme che l’hanno annientata e resa un ammasso di lamiere o poco più. Fortuna che il metano non ha provocato un’altra esplosione perchè la valvola di sicurezza ha retto. Una esplosione sarebbe potuta essere ancor più pericolosa.

Danni più lievi ma comunque importanti alla Peugeot 206 parcheggiata sul lato destro, mentre solo qualche segno di annerimento e danni da calore sulla fiancata di un’Alfa Romeo 156. Quel che è chiaro a tutti però, è che se qualcuno si fosse trovato a piedi in quel punto, attorno all’145 di martedì 9 ottobre, staremmo parlando di un episodio ben diverso. Detto in poche parole, l’esplosione della Fiesta avrebbe potuto uccidere qualcuno.

Le altre auto però c’entrano poco con quella che era nel mirino degli autori dell’attentato dinamitardo di questa notte. Non è esagerato definirlo dinamitardo, dato che gli inquirenti hanno accertato che l’esplosione è avvenuta per effetto di un esplosivo piazzato all’interno della Fiesta.

I vigili del fuoco del Nucleo investigativo antincendi, pur non avendo trovato inneschi, sono praticamente certi della matrice dolosa e hanno prelevato dei campioni di materiale da analizzare prima di poter dare una risposta precisa su cosa ha fatto esplodere la macchina. Un metodo forse non troppo dissimile da quello usato per far saltare in aria i bancomat, come avviene ormai troppo spesso in Molise.

Ma stavolta i furti non c’entrano, la vittima finita nel mirino è una persona con precedenti per droga. Un pregiudicato termolese di 47 anni, noto negli ambienti dello spaccio sulla piazza di Termoli, attualmente in carcere a Campobasso per una condanna di non troppo tempo fa. La Fiesta appartiene a lui, ma a usarla era verosimilmente il figlio ventenne che abita proprio in quel condominio con la madre. Il giovane è stato ascoltato nelle scorse ore dalla Polizia, che sta guidando le indagini agli ordini del commissario Vincenzo Sullo, per capire se possa avere idea di chi ha commesso un attentato così grave.

Gli inquirenti cercano informazioni per capire se si è davanti a un avvertimento, un regolamento di conti, una minaccia circostanziata per via di vecchi debiti o rancori passati. Ma al centro di tutto – è il sospetto – ci sarebbe la droga, il controllo delle piazze locali dello spaccio. Si è davanti a una sorta di guerra per il controllo del territorio? Può darsi e oltretutto appare difficile che a realizzare quell’attentato sia stata una mano locale. Più verosimile pensare a criminali delle regioni limitrofe, sebbene non si possa escludere altro.

Intanto in via Pertini, qualche ora dopo il fattaccio, la voglia di parlare è poca. I campanelli del condominio suonano a vuoto. Un giovane residente al pian terreno rientra in casa dopo una notte trascorsa in macchina e al telefono con genitori e amici.

Non ha molto da dire, ma ammette che la paura è tanta. “Sono scappato dal retro, la casa ha tremato, non ho pensato a niente. Pensavo fosse una bomba”. Ha qualche lieve danno al cancello che dà sul giardino e racconta quegli attimi di paura. “Ho preso la macchina e me ne sono andato. Alcuni miei amici mi hanno chiamato, abitano a pochi chilometri da qui e hanno sentito il botto”.

Poche idee su chi possa avere a che fare con la vicenda. “Sto qui da poco, non conosco nessuno. Però qua non ci voglio restare”.