Ascese e cadute di un attore straordinario. Successo alla Festa del cinema di Roma per il film su Flavio Bucci

Intenso, commovente, divertente. Molto di più di un documentario biografico Flavio H, il film su Flavio Bucci di Riccardo Zinna, ha convinto il pubblico della Festa del cinema di Roma che sabato sera l’ha visto in anteprima al museo Maxxi. Perché non è solo la ricostruzione di una grande carriera artistica, che ha regalato prove attoriali eccelse e multiformi nel cinema e nel teatro italiano, ma un viaggio delicato, ironico e poetico sulle ascese e le cadute di un uomo.

A bordo di un camper in giro per l’Italia e per l’ Europa, Zinna, che purtroppo non ha visto nascere la sua opera essendo scomparso appena un mese fa, ha accompagnato Bucci in un itinerario fisico ed esistenziale in cui scorrono ricordi, incontri, ferite e legami familiari riconquistati anche solo per un attimo. Ne viene fuori il ritratto potente e fragile allo stesso tempo di un attore totale, che riempie perennemente la scena con viso scavato, voce profonda e battute scorrette. Anche se appesantito dagli anni e da una vita di eccessi, Bucci, oggi 71enne, è ancora un grandissimo attore che questa volta interpreta se stesso con assoluta trasparenza e libertà. E riscopre i momenti fondamentali della sua esistenza: la casa di nascita nella Torino popolare, figlio di una famiglia di emigranti molisani (MoliseCinema gli ha dedicato una retrospettiva e Casacalenda gli ha dato la cittadinanza onoraria), il teatro di quartiere dove ha capito la sua vocazione, le campagne emiliane in cui fu girato Ligabue, lo sceneggiato televisivo che lo ha reso celebre, il ricordo di Gian Maria Volonté, suo ispiratore che lo presentò a Elio Petri, o l’incontro con Claudio Mancini, produttore di un cinema che non esiste più. E poi le tappe più personali, come la lontana Amsterdam dove ritrova il terzo figlio, o la Roma in cui vive il fratello e l’anziana madre che lo tratta ancora da ragazzo preparandogli la valigia e salutandolo con un “fai il bravo”.

La bellissima colonna sonora, composta dallo stesso Zinna, accompagna il viaggio con dolcezza, insieme a spezzoni di film (tra le interpretazioni memorabili “La classe operaia va in paradiso”, “La proprietà non è più un furto”, “L’agnese va a morire”, “Il marchese del Grillo”) letture e brani teatrali. Ci sono anche le testimonianze di amici e colleghi che gli rendono omaggio (Michele Placido, Giuliano Montaldo, Alessandro Haber), ma i momenti più emozionanti sono quelli intimi, dove si alternano ilarità e malinconia, confessione e istrionismo.

Il protagonista assoluto è sempre lui, anche quando si mostrano senza moralismo i fantasmi che gli hanno complicato la vita: la cocaina, l’alcool, il rapporto difficile con compagne e figli. Nonostante una tendenza all’audistruzione, Bucci ha però una tempra forte e continua a mostrare dignità, esuberanza, irriverenza e, in fondo, gioia di vivere. E ce lo fa capire interrompendo la standing ovation che il pubblico gli dedica alla fine della proiezione: “Non sono ancora morto!”.

Il docufilm è prodotto insieme a Marco Caldoro e ha il sostegno dell’Assessorato alla cultura della Regione Molise e del Piemonte Doc Film Fund. Speriamo che ora possa essere visto ampiamente dal pubblico e dagli addetti ai lavori e magari concorrere per premi importanti come il David di Donatello. Sarebbe il giusto riconoscimento per la grandezza di Flavio Bucci e anche per il talento cinematografico, che abbiamo conosciuto troppo poco, di Riccardo Zinna.