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27 rintocchi per la sedicesima volta: ricordando quei bambini che volevano fare il medico o il vigile del fuoco fotogallery

Il 31 ottobre 2002 alle 11 e 32 un terremoto di magnitudo 5.7 ha distrutto il piccolo Comune di san Giuliano di Puglia, facendo crollare la scuola elementare: 27 bambini di 6 e 8 anni sono morti con una maestra. Una tragedia immane, che ha cambiato per sempre il destino delle loro famiglie e che ogni anno rinnova il dolore collettivo

16 anni, 27 bambini, una maestra, 11.32. Sono questi i numeri del terremoto che il 31 ottobre 2002 ha colpito San Giuliano di Puglia e con la sua magnitudo 5.7 ha spezzato per sempre un’intera generazione, lasciando dietro di sé una distruzione mai provata prima. Un piccolo paese dell’entroterra molisano dove il tempo sembra essersi fermato a quel giorno, tra dolore e promesse infrante: “Per noi è 31 ottobre ogni giorno. Quella che fanno oggi è solo una sfilata politica, ci hanno sulla coscienza”, commenta amaramente un residente.

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Come ogni anno il ricordo degli angeli è sempre vivo nella memoria di tutti, come lo sono i loro nomi che svettano all’ingresso del cimitero del paese, incisi su pietra. Vite e sogni infranti: tra loro c’era chi voleva diventare medico, chi dottore dei bambini, chi vigile del fuoco. E c’è anche chi non ha mai conosciuto suo fratello o sua sorella, rimasti sepolti in quelle macerie della scuola Jovine, persone viste solo nelle ultime foto con il grembiule azzurro o rosa delle elementari.

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Le tombe, una accanto all’altra, ricoperte di fiori, peluche, biglietti. E poi la sezione dedicata alla macchina della solidarietà con i caschetti dei Vigili del Fuoco e dei volontari ancora sporchi di polvere e terra, assieme alle targhette dei vari comuni arrivati a dare una mano in quel tragico giorno.

È stato il parroco Don Pietro Cannella a guidare la commemorazione: sotto un caldo sole di fine ottobre i parenti delle vittime, le istituzioni regionali e nazionali, i bambini delle scuole tutti riuniti nel cimitero comunale. Alle 11.32 la campana ha ritoccato 27 volte, una per ogni giovane vita spezzata. Anche nel resto d’Italia gli istituti hanno osservato un minuto di silenzio per commemorare le vittime.

Un religioso silenzio ha avvolto i presenti, tutti riuniti a discapito delle bandiere politiche o dei ruoli ricoperti. Lo stesso che ha accompagnato il corteo dal cimitero al ‘Parco della memoria’.

Accanto alle incisioni con i nomi dei bambini 27 palloncini bianchi, uno ciascuno, attaccati ad un sottile filo, quello di un destino funesto che li ha chiamati a sé troppo presto. Il sindaco Luigi Barbieri, accompagnato da Guido Bertolaso che nel 2002 era a capo della Protezione Civile, assieme all’attuale capo del dipartimento nazionale Angelo Borrelli, Nicola Magrone l’ex procuratore capo di Larino che istituì il processo della scuola, ha deposto le corone nel monumento ubicato al centro delle tombe.

Chi vive il tutto per la prima volta ha un senso di vuoto che lo accompagna per tutta la giornata, chiuso nel suo guscio, senza parlare ed incapace di pensare ad altro. Perché una tragedia del genere deve farci capire che è il momento di dire basta, di mettere in sicurezza le case perché “non si può morire così”, come dichiarato dai genitori, in lacrime, mentre depositavano i fiori sulle lapidi dei loro figli.