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“Tuo figlio fuma? Ammazzalo”. La risposta choc che sveglia le coscienze

Padre Lino Iacobucci, da oltre 30 anni in trincea contro la droga, racconta che spesso è costretto a provocare duramente genitori disperati che fanno domande sui propri ragazzi. Lo fa per invogliarli a combattere “con il sangue agli occhi contro quella sostanza che inevitabilmente distrugge tutto ciò che è vita”. Poi l’appello a tutte le istituzioni: “Politiche serie per arginare il consumo di stupefacenti. La dipendenza non è fatta di chiacchiere e uccide non soltanto chi ne fa uso”

Il saio francescano, è il suo distintivo capace di incutere sicurezza e affidabilità; il suo è uno sguardo perlopiù  sempre crucciato, cartina tornasole di quella spirale di pensieri che lo tormenta. Non manca il solito sorriso, affettuoso, di chi però la sa lunga.

padre lino

Nella chiacchierata che racconta la sua vita in guerra con la droga, Padre Lino Iacobucci (nella foto tratta dal sito Toro web) sembra un messaggero divino. E forse, a modo suo, lo è. La pensano così, sicuramente, le migliaia di ragazzi che nella sua trentennale attività missionaria ha strappato dalle grinfie mortali della droga o da un’esistenza impossibile.

E non poteva restare in silenzio rispetto all’appello lanciato in questi ultimi giorni dalle istituzioni locali (capofila la Procura di Campobasso), sull’emergenza droga.

Anticipa subito una conversazione senza freni, senza pregiudizi nè barriere, come nello stile del coraggioso presbitero campobassano.

Allora, padre Lino, c’è un’emergenza: si chiama droga…

“Ma va là… Finalmente se ne sono accorti. Lo predico da anni. Ma adesso il grido del Procuratore della Repubblica di Campobasso ha finalmente risvegliato le coscienze”.

È arrabbiato?

“No. Amareggiato”.

Perché?

“Chi oggi apre gli occhi rispetto ad una piaga sociale che si è insidiata in quasi tutte le famiglie della nostra terra, in questi anni ha vissuto il fenomeno della tossicodipendenza come fosse roba da sfigati e invece oggi si capisce che la droga non fa distinzioni. Io l’ho sempre detto”.

Cosa vede in questi numeri che piazzano il Molise al quarto posto in Italia per consumo di stupefacenti?

“Vedo che una generazione è stata bruciata prima e un’altra, quella attuale, rischia di fare la stessa fine”.

Ma si fanno tanti incontri informativi con i ragazzi…

“Le forze dell’ordine hanno deciso di indirizzare il proprio intervento anche nel campo della prevenzione per incontrare adolescenti e giovani nei luoghi di aggregazione, nelle scuole, nei luoghi di incontro. Lodevolissima iniziativa! Gli addetti ai lavori, però, sanno benissimo anche quali interventi adottare e dove metterli in pratica”.

Che vuole dire?

“Per esempio: dov’è la famiglia? Primo punto”.

Sì, lei lo ripete spesso: vive una crisi d’identità…

“Appunto. Ma è anche la prima agenzia educativa. E allora da parte delle Stato ci vorrebbe una vera, amorevole, preoccupata attenzione verso questa istituzione e una politica che sostenga i genitori”.

In che modo?

“I genitori oggi non conoscono i loro figli. Permettere alle famiglie di dialogare e trascorrere del tempo con i ragazzi sarebbe un primo determinante passo avanti”.

Quanti genitori si rivolgono a lei?

Ride nervosamente (ndr)  “Tanti. Troppi”.

Più madri o padri?

“Madri. Tutte inconsolabilmente disperate”.

Cosa le raccontano?

“Ho scoperto che mio figlio fuma (e non le sigarette). Che cosa devo fare?”

Lei cosa risponde?

“Io rispondo: ammazzalo”.

Ma padre Lino, è una coltellata!

“Sì lo so. È una risposta provocatoria e brutale, ma carica di affetto e preoccupazione per l’adolescente in questione”.

E qual è l’obiettivo di una risposta così dura?

“Far capire alla mamma che ho di fronte che inizia guerra col sangue agli occhi perché la droga, anche e soprattutto quella erroneamente definita  leggera che qualcuno di tanto in tanto vorrebbe legalizzare, è ancora più devastante e pericolosa. È insidiosa. È fraudolenta e traditrice”.

Quali sono i danni?

“Irreversibili. Questi ragazzi non comprendono che bruciano tutto. Cellule e sogni”.

Cosa dice alla famiglie?

“Che riscoprano la loro missione. Occhi aperti. Spegnete i telefoni e i pc. Parlate e osservate. Seguite, con discrezione ma seguite. Confrontatevi, non vi stancate mai di chiedere: meglio una domanda in più che una in meno. E chi se ne frega se il ragazzo è chiuso, timido o riservato. Siete la sua famiglia, chiedete, parlate. Parlate e chiedete”.

Allo Stato invece cosa dice?

“Due parole: politiche serie. E aggiungo: basta chiacchiere”.

Abbiamo dimenticato la scuola…

“Io non la dimentico affatto. Per me sta sullo stesso piano della famiglia non fosse altro perché nella scuola i figli trascorrono buona parte della loro vita tra infanzia, adolescenza e giovinezza. Più sostegno dunque anche per gli insegnanti che faticano davvero a far passare certi messaggi. Dobbiamo riconoscere che poco o nulla è stato messo in campo da chi dovrebbe avere a cuore il bene della società, dei più deboli, ma anche dei più forti, perché alcuni venissero salvati, altri aiutati a non cadere in sogni fatui e viaggi senza ritorno. I tempi in cui il Dpr 309/90 metteva in campo cospicue risorse sono un lontano ricordo. Quanti progetti! Quante iniziative! Oggi ci sono gli ambiti! Ma i servizi pubblici non sono in grado di poter lavorare, perché sott’organico e senza mezzi”.

Mi sbaglio o lei è più preoccupato del solito?

“Non si sbaglia. Sono preoccupato dall’avanzare di nuove droghe. Ora gira anche l’eroina sintetica, ha causato già un decesso. Gli effetti sono devastanti e repentini. Non c’è scampo. E poi il gioco d’azzardo. Quanti dipendenti da gioco vengono anche da noi”.

Ludopatia, altra piaga, altro primato del Molise purtroppo…

“È necessario assolutamente limitare il proliferare di sale slot e far rispettare le poche decisioni (la distanza dai luoghi sensibili ad esempio). Come pure dare ai Comuni alcuni poteri quali quelli di incentivi e sgravi per quegli esercizi che decidessero di non mettere slot.  A giorni partirà per iniziativa della Comunità “La valle” una campagna No slot. Già da tre anni abbiamo attivato a spese nostre una piattaforma informatica (www.failtuogioco.it), dalla quale, in modo del tutto anonimo, è possibile comprendere se si è a rischio ludopatia o si è già dentro al problema”.

Ma lei, che tutti i giorni si trova faccia a faccia con chi sciupa la propria vita e i propri sogni, un sogno ce l’ha?

“Sì. Quello di contribuire alla costruzione di una società più equilibrata, attenta e libera di assaporare la bellezza della vita nella sua semplicità e genuinità. Senza artifizi, raggiri e inganni”.

È realizzabile?

“Non lo escludo. Bisogna che le forze sociali si pongano un obiettivo che va al di là dei personalismi, e cioè il bene comune. Allora sì, possiamo iniziare a ragionare”.

CN