Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

Truffano l’Agea e intascano fondi pubblici per l’agricoltura: sequestrati beni per quasi 30 mila euro a due imprenditori

Nella rete dei carabinieri forestali di Riccia due imprenditori agricoli che con false attestazioni e titoli simulati hanno truffato l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura ottenendo contributi pubblici non dovuti. L'indagine della Procura di Campobasso mira a scoprire i presunti autori del reato ma anche ad aggredire i loro profitti illeciti da restituire alla collettività.

I Carabinieri della Forestale di Riccia hanno sequestrato beni per circa 29mila euro a due imprenditori agricoli molisani. La misura cautelare è scattata ieri, 18 settembre, dopo un periodo di indagini preliminari e iter giudiziario, al termine dei quali il Tribunale del Riesame di Campobasso ha confermato la richiesta della Procura.

L’inchiesta, portata avanti dal procuratore capo Nicola D’Angelo e affidata ai militari di Riccia, ha fatto emergere una truffa ai danni di Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, organismo che eroga i finanziamenti stanziati dall’Unione Europea a sostegno delle produzioni agricole nei suoi Paesi membri e che, dal 2010 sotto l’assessorato di Nicola Cavaliere (che oggi ricopre nuovamente quel ruolo) ha uno sportello in Regione per la velocizzazione dell’iter.  Gli uffici si trovavano in via Nazario Sauro, a Campobasso, nello stesso stabile dell’assessorato che oggi si è spostato in via Giambattista Vico. Mentre l’Agea non ha più uno sportello in Molise tanto che chi deve istruire la pratica manda tutto a Roma.

assessorato agricoltura

I due imprenditori agricoli coinvolti dal sequestro cautelare avrebbero ottenuto per anni contributi per l’agricoltura in modo fraudolento e non dovuto. In sostanza, fa capire la Procura di Campobasso che ha inviato una nota apposita per sottolineare l’accaduto, avrebbero utilizzato diversi “artifici e raggiri presentando titoli simulati e attestazioni false”.

La truffa ai danni di Agea sarebbe avvenuta così, attraverso percezione prolungata e illegittima di fondi destinati agli agricoltori, le cosiddette “integrazioni”.

Il meccanismo dell’erogazione fondi è più o meno questo: l’Unione Europea prevede dei finanziamenti per sostenere la produzione agricola nei propri Paesi membri ed eroga tali finanziamenti attraverso l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura. Per aver accesso a questi contributi, gli interessati devono possedere la qualifica di “imprenditore agricolo” e devono essere titolari di diritti sui terreni per i quali si richiede il contributo. Dopo di che possono istruire la pratica ed inviare la domanda.

Per facilitare la gestione del meccanismo e per aiutare gli imprenditori nella burocrazia, in Molise era stato creato lo Sportello di Servizio al pubblico Agea con l’obiettivo di accelerare e migliorare il sistema dei pagamenti, semplificare e migliorare le comunicazioni con gli imprenditori agricoli. L’integrazione dipende dalla quantità di terra che si possiede e varia in base alla coltivazione che si effettua sull’appezzamento per il quale si richiede un contributo pubblico.

In questo caso i due agricoltori avrebbero presentato, come è stato scoperto dagli inquirenti, falsi titoli, rivendicando con autocertificazioni e attestazioni non veritiere il diritto a percepire soldi pubblici su terreni che non erano nella loro disponibilità.

La Procura non si sbilancia e non fornisce dettagli su quella che appare come un’operazione pioniera, che apre la strada ad analoghi episodi sui quali, evidentemente, Agea – che ora si ritrova vittima del sistema truffaldino – non ha esercitato i dovuti controlli. Anzi, la stessa Agenzia è stata tratta in inganno mediante presentazioni attestazioni false.

“L’attività si inserisce nel contesto delle linee di intervento di questa Procura della Repubblica volte alla repressione dei reati da realizzarsi non soltanto intervenendo sui presunti autori, ma anche aggredendo i beni che ne costituiscono il profitto. E questo in un’ottica di deterrenza e di recupero alla collettività di quanto illecitamente acquisito”: questo il messaggio del procuratore capo Nicola D’Angelo.