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Toma scrive a Conte: “Devo essere io il commissario, o sarà il disastro”. Ma la nomina è in alto mare

Mentre a Roma sembra che la nomina del commissario ad acta per la sanità molisana sia su un binario morto, il presidente della Regione punta i piedi e chiede al governo di accelerare con la designazione: "Rischiamo la paralisi perchè Io non ho competenze sul piano di rientro e sulla riorganizzazione sanitaria”. Così come “sono bloccate le procedure di stabilizzazione dei precari dell’Asrem e l’assunzione di nuovo personale”.

Il commissario ad acta per la sanità molisana devo essere io, lo dice la legge”. Il presidente della Regione Donato Toma punta i piedi, rivendica quello che stabilisce la legge e soprattutto ricorda che senza l’assegnazione di questo delicato incarico “si rischia la paralisi, il disastro”.

Perché “ci sono una serie di provvedimenti che possono essere firmati solo dal commissario ad acta. Io non ho competenze sul piano di rientro e sulla riorganizzazione sanitaria”. Così come “sono bloccate le procedure di stabilizzazione dei precari dell’Asrem e l’assunzione di nuovo personale”.

Una situazione che Toma denuncia cinque mesi dopo le elezioni, quando pare siano naufragate pure le trattative avviate a Roma per trovare una figura di sintesi perché il nuovo governo (e in particolare l’anima a 5 stelle dell’esecutivo nazionale, ndr) è contrario alla designazione a commissario del presidente della Regione.

In una lettera inviata – tra gli altri – al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, al ministro della Salute Giulia Grillo e al titolare dell’Economia Giovanni Tria, oltre che al capo dello Stato Sergio Mattarella, Toma esprime la “necessità di procedere alla nomina del nuovo commissario ad acta per il piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario della Regione Molise in esito ai risultati delle nuove elezioni amministrative, candidandomi a ricoprire tale ruolo”.

E’ la norma che lo dice: “la legge 232/2016 (comma 395) che consente ai presidenti di Regione di ricoprire anche il ruolo di commissari ad acta per la sanità in presenza di un Piano di rientro”. Avviene così dal 27 marzo 2007, quando venne nominato il primo commissario in Molise, l’allora governatore Michele Iorio.

Far coincidere le due cariche, infatti, “garantisce continuità e forza all’azione di risanamento” del sistema sanitario. E questo è stato sostenuto dalla Conferenza delle Regioni e della Province autonome e dal Consiglio regionale del Molise.

Il capo di Palazzo Vitale lo ricorda. E nella missiva insiste: “La riorganizzazione sanitaria non può e non deve essere basata solo su criteri numerici e di mera economia, ma deve saper conciliare questi ultimi con le esigenze e le caratteristiche di ciascun territorio. Questa logica può essere applicata solo da chi vive realmente e pienamente le esigenze del territorio. Inoltre, la nomina di un Commissario ad acta esterno rappresenta un ulteriore aggravio di spesa per una Regione che è già in piano di rientro, esborso che va ad aggiungersi a quello, già cospicuo, sostenuto per il sub commissario ad acta”.

Un sub commissario che in Molise ancora c’è ed è il dottor Gerardo Di Martino. Forse i più non ricordano nemmeno chi sia, nonostante venga pagato profumatamente dai molisani. Ma Di Martino è ancora al suo posto perché la sua è una designazione del Governo, a differenza del commissario ad acta che decade quando cessa la sua funzione di presidente della Regione.

Ad ogni modo, la mancata nomina del commissario sta comportando “una paralisi istituzionale”, incalza Toma, e dunque “lo stallo di tutte le procedure necessarie all’attuazione del Piano operativo per la riorganizzazione del sistema sanitario regionale”. Il massimo esponente di palazzo Vitale non può neppure partecipare ai tavoli tecnici.

A rafforzare la presa di posizione del governatore è pure una nota del direttore generale della Salute della Regione Lolita Gallo e del direttore generale dell’Asrem Gennaro Sosto che hanno rimarcato “tutte le criticità causate dall’assenza della figura del commissario ad acta”.

Dunque, per la designazione non si può più attendere perchè “il diritto alla salute dei molisani è sacro”. E poi “più tempo aspettiamo e peggio è” anche dal punto di vista delle procedure. Ma pare che a Roma non ci sia tutta questa fretta. Anzi, secondo indiscrezioni, la nomina pare sia stata momentaneamente ‘congelata’.

La partita del resto è già complicata: la proposta del Ministero per la salute ‘passa’ per il Ministero dell’Economia e delle Finanze e infine deve essere approvata dal Consiglio dei ministri, che riceve pure il parere della Conferenza Stato Regione.

E poi bisogna procedere pure alle nomine dei commissari in Campania, Calabria e Lazio. Tra equilibri politici ed esigenze dei territori ci sono un bel po’ di ‘pezzi’ da incastrare.