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L’ex deposito Enel di via Gazzani cade a pezzi, ma per i giudici non si può abbattere: “C’è interesse storico”

I giudici hanno confermato il vincolo architettonico sullo stabile che si trova in pieno centro a Campobasso e respinto il ricorso dell'impresa Di Biase: "E' uno degli esempi più significativi della regione di archeologia industriale"

Pare che dovesse diventare un nuovo supermercato, in base al progetto di cui più di un anno fa si è cominciato a parlare in Municipio a Campobasso. Sull’ex deposito Enel aveva messo gli occhi una grossa catena dei discount che avrebbe voluto concretizzare l’affare con l’impresa Di Biase, proprietaria dell’immobile che si trova tra via Gazzani e il vecchio stadio Romagnoli, in pieno centro città.

Ma sul capannone, che ha quasi cento anni, ha posto il vincolo architettonico il Ministero dei beni e delle attività culturali e la Sovrintendenza che avevano bloccato il progetto. Lo stop è stato confermato dai giudici del Tribunale amministrativo regionale che hanno respinto il ricorso presentato dai noti costruttori: lo stabile ha “un interesse storico, culturale e architettonico” e dunque non potrà avere vocazioni commerciali nè potrà essere abbattuto.

Per il privato l’edificio aveva perso la sua originaria impostazione. Ed effettivamente basta fare un giro tra via Gazzani e il vecchio Romagnoli per capire in che stato si trovi il capannone diventato negli ultimi anni un rifugio per piccioni e topi, un angolo frequentato da tossicodipendenti soprattutto di notte nella zona la pubblica illuminazione è quasi inesistente.

Ma per il Tar, che ha accolto le tesi della Sovrintendenza, l’edificio può essere considerato “uno degli esempi più significativi della regione di archeologia industriale”. Costruito tra le due guerre e quando nel corso dell’ultimo conflitto mondiale Campobasso è diventata presidio delle truppe alleate, quel capannone era diventato un deposito dei mezzi delle truppe alleate: era stato definito il ‘Truck Poll’.

Successivamente è diventato la sede di una società di autobus, poi venne acquistato dall’Enel. Anche la Banca Popolare del Molise avrebbe voluto farne una sede, mentre durante l’amministrazione Massa – tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000 – il capannone sarebbe dovuto diventare una pinacoteca. Tutti  progetti sfumati. Così come è saltato pure il progetto di farne un discout. A meno di ricorsi dei proprietari al Consiglio di Stato.

Almeno per ora, dunque, il deposito ex Enel resta un colosso senz’anima, abbandonato al centro della città, un altro emblema del degrado dopo l’ex Roxy (da cui è distante pochi metri) e dell’ex cinema teatro Ariston.