La chiama “Mammà…” così l’arzilla nonnina scopre la truffa sul filo del telefono

L'accento napoletano del malvivente che all'altro capo del ricevitore stava spacciandosi per il figlio della donna rimasto coinvolto in un incidente ha per fortuna impedito l'inganno. L'uomo infatti è milanese d'adozione e la signora ha subito allertato il 113. Tre tentativi di truffa in poche ore al Cep, Vazzieri e in pieno centro

La polizia di Campobasso – che nella sola giornata di oggi ha ricevuto almeno tre segnalazioni per tentativi di truffa agli anziani – non esclude che possa esistere una sorta di call center con una base operativa in Campania e che nel capoluogo molisano ci sia però la presenza di un complice, forse anche del posto, pronto a bussare alla porta della vittima quando al telefono la truffa è stata appena servita.

In questo periodo puntualmente sul telefono (sia fisso che mobile) arrivano proposte commerciali e suggerimenti d’acquisto e il rischio truffe purtroppo aumenta anche in proporzione alle operazioni di marketing.

Nelle ultime ore al 113 di via Tiberio sono giunte almeno tre segnalazioni. Tutte donne anziane residenti in quartieri di Campobasso agli antipodi della città (Cep, Vazzieri e pieno centro) che sono state sorprese al telefono e messe davanti ad un cliché ormai consolidato: la voce di un finto parente (che spesso si spaccia per figlio) che si trova in difficoltà per un incidente d’auto e che quindi ha bisogno di soldi per riparare il danno. E se in tutte le lingue è vero che i figlie so’ piezz’ ‘e core e quindi davanti ad una loro difficoltà qualunque genitore cascherebbe in un naturale stato d’ansia è anche vero però che a volte un accento può fare la differenza soprattutto per una mamma.

Proprio l’accento, infatti, ha impedito oggi l’ennesima truffa.

Al telefono il falso figlio si dice vittima di un incidente (ma forse non sa che il figlio vero della vittima è ormai milanese d’adozione) si lascia sfuggire inavvertitamente un “mammà…” piuttosto che un incorrotto  “mamma”. Così la signora non ci pensa due volte: mette giù la cornetta e chiama il 113. Arriva la polizia, truffa sventata. Mentre nelle stesse ore un’altra pattuglia era alle prese con altri due tentativi ai danni di altrettante signore.

Le truffe agli anziani via telefono rappresentano il nuovo affare, redditizio, della criminalità comune. Di questo sono sicuri anche gli uomini della Polizia che si appella continuamente perché i “nonni” o i genitori un po’ più anziani vengano messi in allerta.

Il meccanismo per i raggiri è rodato e da anni si ripete sempre uguale a sé stesso: una voce nell’apparecchio comunica che a un nipote, un figlio, genero servono urgentemente dei soldi che poi passerà a ritirare, di volta in volta  un amico o, addirittura, un “postino”.

Le “scuse” avanzate dagli impostori sono varie e fantasiose. Si cerca, laddove è possibile, di far leva sulla paura e su un presunto stato di necessità in cui è urgente intervenire. La più utilizzata in Molise in questo periodo (ma periodicamente ripetuta) per spillare soldi è quella del falso incidente che è – appunto – diventato un classico della truffa agli anziani.

Al telefono la voce si qualifica per il congiunto, un suo amico, un avvocato, un maresciallo dei carabinieri finanche un medico dell’ospedale dove è ricoverato il nostro caro “senza gravi conseguenze”. E quando la mamma o il papà chiede di parlare con lui in alcuni casi inseriscono persino il suono della sirena di un’ambulanza per rendere tutto molto credibile. Insomma una truffa ben studiata con l’obiettivo di annunciare ai poveri genitori che il proprio congiunto ha bisogno di un gruzzoletto per uscire pulito dalla vicenda “senza mettere in mezzo l’assicurazione”.

Se la vittima accetta, a casa si presenta direttamente un finto “avvocato” o un finto “pubblico ufficiale” che si fa regolare il conto, e tanti saluti ai soldi.

Le telefonate arrivano sempre ai numeri fissi e quasi mai sui cellulari. Di solito chi campa di queste truffe lavora sui grandi numeri. Ci si attacca alle pagine bianche, a volte, manco fossero dei veri e propri rappresentanti, venditori porta a porta, commessi della truffa. Ciò consente loro la più elementare delle cautele: quando sentono che l’interlocutore è ancora diffidente, semplicemente lo “scartano” e passano a quello successivo.

Il call center della truffa non rischia e non torna sul luogo del delitto quando questo non si è consumato. È possibile (e ce ne sono di casi) che ci siano anziani truffati due volte con lo stesso metodo ma nessuno ha mai “insistito” a voler convincere chi non dava abbastanza “sicurezza” ai malfattori.

Chi ha specializzato il suo modus operandi potrebbe aver anche raccolto sommarie informazioni relativamente alle persone che ha deciso di “contattare”. Vengono raccolti, a tal fine, oltre al numero di telefono anche l’indirizzo – che spesso si può rinvenire anche su internet – e la sua situazione economica e familiare, se ha figli che vivono sotto il suo stesso tetto e, magari, altre informazioni sui congiunti da utilizzare nella telefonata d’approccio.

Per questo – ripetono dalla questura di via Tiberio –  occorre ricordare ai propri parenti, specialmente ai più anziani, che nessuno ha l’obbligo di consegnare denaro a chiunque. Se ci sono da pagare multe, “cauzioni”, ci sono le modalità previste dalla legge che non sono certo quelle della consegna di contanti in mano a sedicenti avvocati, cancellieri, postini, corrieri, amici, incidentati.