Il viadotto tra Molise e Abruzzo chiuso, “è pericoloso”. Migliaia rischiano isolamento

Il Sente Longo, 1200 metri tra Agnone e l'Abruzzo, chiuso all'inizio della settimana prossima. La relazione tecnica infatti, dopo i controlli con la piattaforma by bridge, ha messo in evidenza alcune criticità che metterebbero in pericolo gli automobilisti in assenza di lavori da fare con urgenza. I due versanti rischiano l'isolamento. Il viadotto è di competenza della Provincia di Isernia: l'Anas non lo ha mai acquisito perchè non collega due Statali.

Un’altra pessima notizia per il Molise e la sua viabilità. In questo caso nel mirino c’è il viadotto Sente Longo, uno dei ponti stradali tra i più alti d’italia, che si erge su 185 metri ed è lungo un chilometro e 200 metri.

Collega l’Abruzzo all’Alto Molise e contrariamente a quanto si era sperato fino all’ultimo sarà chiuso per motivi di sicurezza all’inizio della settimana prossima. La relazione tecnica infatti, dopo i controlli con la piattaforma by bridge, ha messo in evidenza alcune criticità che metterebbero in pericolo gli automobilisti in assenza di lavori da fare con urgenza.

Ieri l’incontro convocato dalla provincia di Isernia ad Agnone, incontro al quale hanno partecipato tutti i sindaci dell’Alto Molise e dei comuni abruzzesi coinvolti, da Castiglione Messer Marino a Schiavi di Abruzzo e Fraine, in provincia di Chieti. Comuni che contano su una popolazione complessiva di circa 2500 persone che ora si trovano completamente isolate. Non possono raggiungere le scuole, l’ospedale di Agnone – che pur funzionando poco offre comunque un punto di pronto intervento.

È un problema molto serio per gli studenti, i pendolari e in generale gli automobilisti, ma il presidente della provincia di Isernia Lorenzo Coia non ha avuto alternative. Le verifiche disposte dopo il terremoto di agosto con epicentro a Montecilfone hanno imposto nuovi controlli sui piloni. I risultati hanno fatto naufragare l’illusione di poter tenere il viadotto aperto, diagnosticando un oggettivo stato di pericolosità.

Il riferimento principale ai rischi, nelle relazioni tecniche, è soprattutto al terzo pilone del ponte, da molto tempo sotto osservazione in seguito a una sua rotazione che, alla luce di quanto accaduto a Genova e del movimento tellurico in atto, non fornisce sufficienti garanzie.

C’è bisogno di una manutenzione adeguata, e il paradosso è che questo viadotto – malgrado le spese e gli investimenti di cui avrebbe bisogno – è ancora di competenza della Provincia di Isernia, ente che come tutti gli enti provinciali non dispone di risorse sufficienti. Difatti la manutenzione è sempre stata carente, come gli stessi residenti hanno in più occasioni sottolineato.

Insomma, una situazione seria che apre ora all’isolamento rispetto a numerosi comuni sia per quanto riguarda il versante abruzzese che la stessa cittadina di Agnone, i cui abitanti per spostarsi fino in Abruzzo saranno costretti a percorrere una strada completamente dissestata, con un tragitto molto più lungo oltre che è scomodo.

Domattina, giovedì, sarà presentata l’ordinanza per la chiusura ai Prefetti di Isernia Chieti. Secondo quanto anticipato dall’assessore Matticoli, già martedì prossimo il viadotto sarà chiuso e sarà riaperta la vecchia Provinciale 86 Istonia, che tra l’altro per essere transitabile deve essere messa in sicurezza.

Se le prime verifiche fatte con il sistema della piattaforma by Bridge non avevano fatto emergere pericoli, i controlli successivi hanno messo in evidenza delle criticità che dall’esterno non si vedono ma che scendendo sotto l’impalcato sono ben visibili. L’appoggio dell’impalcato sulla pila numero 3, quella che ha subito una rotazione negli anni scorsi dovuta al movimento della terra sottostante, è ridotto a soli 20 centimetri: il tutto è mantenuto in equilibrio dall’impalcato in acciaio sul quale si è appoggiato il cemento armato. Poiché l’acciaio, spiega ancora l’assessore, è soggetto a dilatazioni termiche, con il calo delle temperature potrebbe ritrarsi e i 20 centimetri attuali ridursi ulteriormente e non reggere più.