Il Molise declassato dall’UE: siamo tra le regioni più povere. Da noi fondi europei spesi poco e male

Un altro triste primato si aggiunge allo stendardo molisano: siamo tra le regioni più povere per l'Unione Europea. A causa di una mancanza di programmazione la regione non investe i fondi europei, restituendone più della metà alla fine del settennio.

Il Molise è stato retrocesso da regione ‘in transizione’, quindi in via di ripresa economica, a ‘meno sviluppata’ e, quindi, più povera della nazione, finendo sullo stesso piano di Campania, Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia. Il quadro, delineato da Il Sole 24 ore, fa seguito alle riunioni che si stanno svolgendo in questi giorni a Bruxelles dove si sta esaminando la prossima strategia del nuovo settennio europeo 2021-2027.

Un triste primato, il nostro, che evidenzia un problema di fondo ben più grave e nascosto: la mancanza di programmazione. Senza un piano ben costruito in grado di spalmarsi sul settennio o, ancora meglio, su un decennio, la regione continua a perdere soldi.

Una buona progettazione nasce da un team ben costruito di persone in grado di produrre performance eccellenti. Anche in questo pecchiamo: abbiamo ottimi europrogettisti, ma non li sfruttiamo, perché si preferisce contrattualizzarli per due o quattro anni tramite concorsi pubblici perdendo quella continuità lavorativa che ci farebbe guadagnare qualità ed euro.

Una notizia che, tutto sommato, potrebbe avere anche del buono: il fatto di essere stati retrocessi significa che potrebbero arrivare più fondi da investire per ridurre le famose disparità tra i paesi. Milioni di euro, perché di questo si tratta, a disposizione della regione.

Da investire, per esempio, per l’ammodernamento della viabilità molisana, fortemente dissestata da frane, terremoti e cattiva manutenzione: nuove strade, autostrade, linee ferroviarie per migliorare i collegamenti con le realtà limitrofe e valide alternative a viadotti giudicati rischiosi. Quasi un sogno per noi.

Per fare tutto ciò, però, è necessario un drastico cambio di rotta della politica. C’è bisogno di più attenzione e meno parsimonia, evitando i classici ‘fondi a pioggia’ distribuiti negli ultimi anni prima della rendicontazione finale, solo per far vedere che sono stati investiti in qualcosa, e scongiurando un ritorno di ricchezza non distribuita nelle casse europee.

Basti pensare che nel settennio ancora in corso, quello riferito agli anni 2014-2020, il Molise ha avuto diritto a 153 milioni di euro per la crescita dell’economia regionale, investiti attraverso il programma operativo regionale (Por) a valere sul Fesr (fondo europeo di sviluppo regionale) e sul Fse (fondo sociale europeo).

Dei vari finanziamenti a disposizione, finora abbiamo speso solo piccole percentuali, con una media che a stento raggiunge il 3% del totale. A questo si aggiunge il denaro che farà ritorno in Europa perché non investito in progetti, facendo passare il messaggio che il Molise non ne abbia bisogno: la cifra si aggira su circa 11 milioni di euro di tfr.

Denaro importante per una realtà piccola come la nostra, che si sarebbe potuto utilizzare anche per il rilancio di prodotti autoctoni come l’olio, il vino e l’oro nero e bianco, il tartufo o per creare lavoro e contrastare lo spopolamento di paesi che, altrimenti, rischiano di scomparire.

La verità è che i fessi siamo noi. La stessa Albania, il Montenegro o la Polonia sfruttano al massimo le risorse a disposizione. Quest’ultima investe addirittura più di quello che l’Europa mette a disposizione.

Allora perché non prendiamo esempio da queste buone pratiche ed iniziamo ad investire sulla nostra regione? Al momento quantificare i fondi che arriveranno è ancora difficile. Si spera che, nella prossima programmazione, si faccia meno fatica ad investirli in progetti validi.