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Discariche abusive e materiali pericolosi. In Basso Molise è allarme rifiuti tossici fotogallery

Quella delle discariche abusive a cielo aperto è una piaga sociale che affonda le sue radici nella maleducazione dei cittadini che decidono di abbandonare i propri rifiuti ovunque capiti, pensando di beffarsi degli altri. Peccato, però, che paghino comunque per il servizio di raccolta differenziata, che consumino benzina per recarsi nei luoghi isolati per disfarsi dei propri rifiuti e che, cosa ben più importante, stiano minando pesantemente alla propria salute e a quella dei loro figli.

La piaga delle discariche abusive non riesce a trovare un freno. Zone che dovrebbero essere di interesse storico, come i tratturi, diventano comodi contenitori di immondizia così come torrenti, campagne, piazzole di sosta e strade provinciali. Centinaia e centinaia di scarichi illegali vengono scoperti ogni giorno e la buona volontà delle associazioni che, periodicamente, provvedono alla pulizia non bastano più. Per un’area bonificata ne nascono altre tre ed il fenomeno sembra inarrestabile.

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Incuranti dei danni, non solo meramente estetici ma ambientali e, soprattutto, alla salute umana con l’incremento di patologie spesso anche gravi, gli incivili continuano indisturbati le loro azioni di deturpamento. Se prima le buste venivano nascoste dietro un albero o tra la fitta vegetazione di un boschetto, ora la sfrontatezza ha superato ogni limite: i rifiuti vengono letteralmente lanciati da auto in corsa o lasciati a marcire ai bordi delle strade o vicino alle pensiline degli autobus.

L’intero territorio del Basso Molise è diventato un immondezzaio a cielo aperto, con una presenza sempre più massiccia di prodotti altamente pericolosi come l’eternit che, da più di 25 anni, è stato dichiarato fuorilegge. Sulla lista nera delle zone più colpite sono finite zone industriali, strade statali, bivi, il tratturo e le piazzole di sosta.

Una fotografia agghiacciante, testimoniata attraverso le immagini scattate dall’associazione Ambiente Basso Molise negli scorsi mesi e mostrate nel corso di una conferenza stampa nel Parco Comunale di Termoli giovedì 20 settembre: “In un recente studio condotto da noi – ha esposto il Presidente dell’associazione Luigi Lucchese – Risulta che circa il 86% dei rifiuti abbandonati sono scarti del settore dell’edilizia”.

A questo punto sorge spontanea una domanda: come bloccare questa incivile moda, perché ormai si tratta di questo, di spargere rifiuti in ogni angolo della regione? Sicuramente attraverso l’utilizzo di un sistema di videosorveglianza e foto trappole, unito ad un controllo più capillare del territorio anche grazie alla collaborazione fattiva delle amministrazioni e delle associazioni di volontariato. “Purtroppo però – spiega Lucchese – I Comuni non rispondono. Gli unici con cui stiamo avendo un dialogo per cercare di risolvere il problema, attualmente, sono il comune di Montenero di Bisaccia che, assieme a quello di Guglionesi, stanno bonificando le discariche”.

A febbraio l’associazione ha inviato a 15 comuni del Basso Molise un questionario con otto domande, ma solo quattro lo hanno compilato e rinviato: “Sappiamo bene che il lavoro negli uffici comunali è molto gravoso ed il personale scarseggia – afferma Lucchese – Ma rispondere con un sì o un no ci sembrava che non avrebbe comportato la perdita non più di cinque minuti. Quindi non solo i comuni non fanno nulla per combattere questo fenomeno sempre più dilagante ma non aiutano neppure chi cerca di capire questo fenomeno sconcertante il cui costo è a totale carico dei cittadini virtuosi”.

La situazione è così da anni ed è in continua evoluzione: non passa giorno che qualcuno non aggiunga qualcosa che aiuti ad incrementare il degrado preesistente: “Il Molise è fanalino di coda, insieme ad altre 5 regioni – continua Lucchese – In cui manca un piano regionale sull’amianto, di conseguenza non c’è una mappatura regionale sui siti inquinanti, e non si possono bonificare le aree a rischio ed i molisani continuano a respirare le fibre tossiche esponendosi al pericolo di tumori”.

A sfavore, sul piatto della bonifica, gioca il fattore economico: “Il costo per la pulizia di aree ove insistono rifiuti pericolosi varia – afferma Lucchese – La spesa si aggira comunque dai 3mila euro in su”. Prezzi esosi per comuni piccoli come quelli molisani.

Eppure le tasse si pagano sempre e parte di esse dovrebbero essere destinate a coprire queste spese vista l’importanza di respirare aria pulita, mangiare cibo non contaminato ed avere la possibilità di far giocare i bambini liberamente: “La Regione dovrebbe aiutare i paesi, soprattutto economicamente e prendersi la briga di predisporre più controlli e sanzionare chi commette reati ambientali – conclude il Presidente di Ambiente Basso Molise – Le amministrazioni devono fare il loro dovere, non possono contare solo sulle associazioni”. Un grido finale che ci si augura venga raccolto e messo in pratica da chi ha il potere di cambiare, in meglio, le cose.