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Disastro Cardarelli: ferri scoperti, cadono tegole e calcinacci. Edificio a rischio sismico, ma gli studi sulla vulnerabilità sono top secret fotogallery video

L'ospedale più importante della regione cade a pezzi, nonostante nelle ore di punta sia frequentato da mille persone tra personale, pazienti e visitatori: dalle pareti si staccano pezzi di cemento e tegole, i ferri fuoriescono dal cemento usurato. Ma sulle reali condizioni di sicurezza del nosocomio c'è il massimo riserbo: l'Asrem ha incaricato un professionista di completare le indagini di vulnerabilità. Ma ci sono studi che già hanno messo in luce i rischi del Cardarelli. E che sostengono la sua estrema fragilità: "Non reggerebbe nemmeno un terremoto piccolo"

Non ci sentiamo affatto sicuri, abbiamo paura che una scossa di terremoto faccia crollare l’ospedale”. E’ la voce di uno dei dipendenti del Cardarelli di Campobasso, l’ospedale più importante del Molise, punto di riferimento per la sanità regionale e centro hub, ossia ‘cuore’, della rete dell’emergenza urgenza.

Da quindici giorni un’ala del nosocomio di contrada Tappino è delimitata da una recinzione arancione e le porte di ingresso al magazzino, alla farmacia ospedaliera e al guardaroba sono riparate da quelle che qui hanno definito ‘le palafitte’: pali di ferro che reggono alcune coperture metalliche.

Il Cardarelli cade a pezzi. Esternamente, nella zona tra l’obitorio e uno degli ingressi ai reparti, si staccano tegole e pezzi di calcestruzzo. I ferri della struttura di cemento armato, consumato dal tempo e dalle intemperie, sono scoperti.

L’area è stata interdetta proprio per evitare che qualcuno si faccia male, che i calcinacci possano ferire qualche passante. I dipendenti, intanto, scrutano con preoccupazione quel cemento che si sgretola.

Ferri ospedale Cardarelli Campobasso

Anche senza essere dei tecnici, basta guardare in che condizioni si trova l’edificio per capire che ha più di qualche problema strutturale. E’ un malato da curare urgentemente. Anche perchè indagini sulla vulnerabilità del Cardarelli ne sono stati fatti. E la diagnosi sullo stabile costruito negli anni Ottanta è sempre la stessa.

Il primo studio è del 1999, quando è in cantiere la costruzione del secondo lotto del Cardarelli. Il professore Michele Mele, docente di tecnica delle costruzioni alla ‘Sapienza’ di Roma, lancia il primo allarme. Un alert confermato dieci anni più tardi, nel 2009. Il Cardarelli viene inserito tra gli ospedali italiani a rischio crollo: è quello che emerge dalla verifica sulla resistenza a eventuali scosse sismiche. Oltre il 90% delle membrature strutturali dell’edificio infatti non avrebbero resistito a un terremoto di media magnitudo.

«La quasi totalità degli elementi strutturali (98%) – viene scritto nella relazione –, non soddisfa le verifiche di resistenza sotto il sisma di progetto. L’edificio non sarebbe in grado di resistere nemmeno a un sisma di entità medio-piccola».

Nel 2014 un’altra indagine conferma che l’edificio è a rischio: porta la firma del professore dell’Università del Molise, l’ingegnere Giuseppe Fabbrocino, che suggerisce all’Asrem di “affrontare tempestivamente” la situazione.

Nel suo report il docente evidenzia “l’esistenza di diffusi fenomeni di espulsione del copriferro e di barre di armatura scoperte in particolare lungo le facciate poste sul lato nord del complesso”. La parte che oggi è recitata.

Cosa si è fatto in questi anni? Nulla. Interventi strutturali non se ne sono visti. Anche perché l’ex governatore-commissario alla Sanità Paolo di Laura Frattura ha ritenuto una spesa troppo alta i 60 milioni di euro necessari per un adeguamento sismico. E’ da qui che si è iniziato a parlare di trasferire il Cardarelli all’interno degli spazi non occupati dalla Fondazione Giovanni Paolo II, un edificio più nuovo e sicuro dal punto di vista sismico.

Tuttavia, senza la nomina del nuovo commissario ad acta per la sanità molisana, il progetto sembra essersi arenato. Ma le carte che dimostrerebbero tutte le criticità del Cardarelli ci sono e sono tenute rigorosamente top secret. Quello che si sa è che l’Asrem ha deciso di affidare un altro incarico ad un professionista per completare le indagini sulla vulnerabilità del presidio di contrada Tappino. Probabilmente per capire se lo sciame sismico dello scorso agosto abbia causato danni alla struttura.

Tra il personale che lavora in ospedale c’è paura. Si pensa al terremoto. E si pensa ad un’altra tragedia che ha scosso l’Italia: il crollo del ponte di Genova. Alcuni dipendenti hanno dunque sollecitato i rappresentanti sindacali a riaccendere i riflettori sulla vicenda. Carmine Vasile, principale rappresentante della Fials, rilancia la denuncia ed è pronto a portare la vicenda sui tavoli nazionali: “Ci sono mille persone – sottolinea a Primonumero – che ogni giorno, nelle ore di punta, si trovano in questo ospedale: non parlo solo del personale sanitario, ma anche dei pazienti e dei familiari che vanno a trovarli. Entrano in un ospedale fatiscente, abbandonato a se stesso. Cosa succederebbe in caso di terremoto? Qui la sicurezza è a zero. Cadono pezzi di cemento, tegole e non si vede l’ombra di interventi straordinari. Mille cittadini corrono il rischio di restare sotto le macerie in caso di un forte sisma”.

Disastro ospedale Cardarelli Campobasso

Così come sembra a rischio pure la passerella che conduce all’ingresso del 118. Anche in questo caso, i ferri escono dal cemento usurato.

Il disastro Cardarelli non è solo questo. Alle difficoltà dovute al drastico ridimensionamento di funzioni, si aggiungono tanti altri problemi: il sistema antincendio è carente, ad esempio. La scala antincendio che si trova nella parte a nord dell’edificio, oltre ad essere incompleta (arriva fino al primo piano), è chiusa e dunque inutilizzabile.

Disastro ospedale Cardarelli Campobasso

Per non parlare del parcheggio selvaggio dovuto alla inadeguatezza degli spazi destinati alle auto in sosta. E così spesso le ambulanze devono fare lo slalom tra le vetture in sosta.

E’ assente il sistema di videosorveglianza, nonostante i cartelli dicano il contrario. “Chiunque può entrare e uscire da questo ospedale, di giorno e di notte”, conferma Vasile. Per non parlare dei cartelli che indicano i vari reparti: in molti casi sono sbagliati costringendo i pazienti e i loro familiari a lunghe ‘ricerche’ del piano giusto. Addirittura c’è ancora il cartello per Neurochirurgia, reparto ormai soppresso. Un caos quindi.

Disastro ospedale Cardarelli Campobasso

Dulcis in fundo, nella parte posteriore del Cardarelli c’è un altro emblema dello sperpero di denaro pubblico: un’ala antisismica, di colore arancione. E’ stata costruita qualche anno fa, ma non è stata mai utilizzata. “Qui potrebbero essere parcheggiate le ambulanze che invece – insiste Vasile – vengono lasciate in sosta sotto il sole o sotto la pioggia e la neve diventando roventi o freddissime. E in queste condizioni come fanno a prestare il primo soccorso ad un paziente, ad un bambino o ad un anziano?”.

Restare indifferenti di fronte a questo disastro è inconcepibile. Ne va della salute dei molisani. Sempre che interessi a qualcuno, alla politica in primis.