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Dai funerali e dalle schede di verifica un dato sconcertante: metà dei decessi giovani è per tumore

Sulle schede della Protezione Civile per le verifiche sismiche un dato inquietante: quasi tutti i nuclei familiari hanno perso un loro caro per malattie neoplastiche o hanno una persona cara malata di cancro in casa. La conferma anche dal parroco don Gianfranco, che spiega: la maggior parte dei funerali di persone sotto i 65 anni dipende dal male del secolo. Pochi giorni fa l'ultimo addio a una 54enne, prima ancora a un 40enne. Lutti senza fine per la comunità, mentre il registro dei tumori non è ancora uno strumento concreto e si ricorda il romanzo di un oncologo che parlava di una epidemia di tumori a Guglionesi già decenni fa...

È un allarme inarrestabile quello sui tumori a Guglionesi. I decessi per malattie neoplastiche sembrano in netto aumento, come i medici confermano pur senza dati scientifici. Dati che allo stato attuale non possono esistere perché il Registro dei Tumori, come si sa, non è ancora completato. Se ne parla da vent’anni e resta un’utopia, una speranza di prevenzione che non ha ancora, purtroppo, trovato concretezza.

Così risulta impossibile rispondere alla domanda chiave: i morti per tumore da queste parti sono troppi? Sono più o meno della media italiana? Serve altro tempo per saperlo, malgrado lo studio sia partito da anni. Nel frattempo sugli eventuali fattori di rischio di natura ambientale in relazione alle morti di persone, che sembrano sempre più giovani, nulla si sa.

Non molti giorni fa a Guglionesi è stato celebrato il funerale di una 54enne, e solo poche settimane prima quello di un giovane di 40 anni appena, padre di due bambini. Tanti sono malati, in attesa di essere operati oppure sottoposti a trattamenti di chemioterapia e radioterapia. Altri ancora si trovano già all’Hospice di Larino in fase terminale. Il reparto del dottor Flocco è sempre al completo: un dato che la dice lunga sull’incidenza delle malattie neoplastiche rispetto alla popolazione.

Una riflessione in tal senso l’ha fatta perfino la Protezione Civile attraverso alcuni ingegneri arrivati da Campobasso, che hanno visitato molte abitazioni del Comune di Guglionesi per le verifiche post sisma. Stilando le schede relative alle abitazioni, nelle quali uno dei campi da riempire si riferisce al nucleo familiare, si sono imbattuti in uno scenario inedito, come hanno ammesso tra la sorpresa e lo sconcerto: rispetto ad altri posti che hanno frequentato, dove hanno fatto analoghi controlli, a Guglionesi il 50 per cento delle famiglie ha perso un parente caro negli ultimi tempi oppure ha in casa una persona malata, sottoposta a chemioterapia o addirittura in fase terminale. Una sorta di censimento empirico, rilevato in modo del tutto casuale, che però costituisce un elemento ulteriore sul quale riflettere.

Lo stesso parroco don Gianfranco, preposto a celebrare i funerali, conferma la sensazione: “Almeno la metà dei funerali dipende da morti per tumore”. E aggiunge: “In un anno in media a Guglionesi ci sono 60, 70 funerali. Di questi defunti, la metà vede come causa la malattia neoplastica, e sono in genere le persone sotto i 65 anni”.

Impossibile, chiaramente, stilare un numero preciso, ma affermare che “ne sono tanti” è un dato incontrovertibile. E appunto, torna la domanda: Sono troppi? Sono più della media nazionale e della media molisana?

Il Registro dei Tumori manca, e manca anche una risposta. I tanti lutti degli ultimi mesi riportano alla memoria un particolare di cui Primonumero si era già occupato molti anni fa. Si tratta, in realtà, di un libro, scritto dall’oncologo Mariano Bizzarri, un romanzo di fantascienza che aveva anticipato il proliferare del cancro proprio in questo piccolo comune molisano e nell’hinterland termolese. Il romanzo è oggi quasi introvabile. Si intitola “Il caso del 238” e racconta di una devastante epidemia di tumori che esplode a Guglionesi e si trasforma in un’emergenza nazionale.

 

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Un libro che prende spunto da una visita fatta a Guglionesi ormai nel lontano 1997 da Bizzarri (che oggi è direttore del laboratorio di Biologia dei sistemi e ha all’attivo una serie di ricerche sul cancro e sui rischi della manipolazione genetica) motivata da una consulenza su un paziente affetto da un tumore neuroendocrino complesso. “Già all’epoca – aveva raccontato proprio a Primonumero.it il medico – diversi colleghi mi segnalavano il problema del cancro su quel territorio”. Nel romanzo di fantascienza il focolaio del virus è uno stagno e il professore, ascoltato sul punto, non aveva escluso assolutamente che ci potesse essere una fonte, una sorgente sul territorio. Stabilire un nesso di causa-effetto è proprio quello che spetta al registro dei tumori, che è un’indagine scientifica in grado di collegare incidenza, caratteristiche dei malati e fattori esterni.

Da quella intervista sono passati 12 anni e il problema non solo non si è arrestato, ma sembra aver assunto una proporzione ancora più preoccupante, come riferiscono gli ultimi casi che riguardano i decessi di persone giovani avvenuti nelle scorse settimane. Un nuovo passo in avanti nella istituzione del Registro Tumori è stato fatto nel luglio scorso, con il progetto di fattibilità tecnica ed economica dello strumento, un’accelerazione dell’iter per costituire la rete oncologica regionale che è un tassello necessario a completare il sistema che inserisce e incrocia i dati sulla mortalità fra i residenti. Purtroppo il Registro dei Tumori continua a registrare ritardi decennali, anche rispetto alla urgenza di risposte da parte di una popolazione che continua ad andarsene, sempre più spesso in giovane età.