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Crollo a Pietracatella, chiusa l’inchiesta. Cinque indagati per omicidio colposo

L'incidente sul lavoro che uccise un operaio e causò il grave ferimento di altri, accadde a luglio 2015. CI fu il crollo della volta della cupola nel quale perse la vita il 53nne Giuseppe Mancino di Riccia. La Procura di Larino ha concluso l'attività investigativa. Cinque persone tra tecnici, amministratore legale e capocantiere devono rispondere anche di lesioni gravissime

La Procura di Larino ha notificato nelle scorse ore l’avviso di chiusura delle indagini preliminari in merito al crollo della volta della Cupola della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Pietracatella, avvenuto a luglio 2015 e che causò la morte di un operaio nonché il ferimento di altri due.

In questi tre anni i carabinieri della Compagnia di Larino in collaborazione con i colleghi della stazione di Sant’Elia a Pianisi hanno prodotto accertamenti tecnici, rilievi settoriali e riscontri testimoniali che – dopo anche l’incidente probatorio condotto a settembre scorso –  hanno indotto l’autorità giudiziaria a indagare per quei fatti cinque persone tra tecnici, ingegneri, amministratore legale della ditta e il capo cantiere. Tutti devono rispondere di omicidio colposo e lesioni gravissime.

Il crollo della volta, quel tragico giorno di luglio provocò la morte di un operaio di 53 anni Giuseppe Mancino di Riccia, e il ferimento in modo gravissimo di altri due suoi colleghi di lavoro di 42 e 52 anni, che furono costretti al ricovero in Rianimazione presso l’Ospedale Cardarelli di Campobasso, dove furono sottoposti a delicatissimi interventi di chirurgia per strapparli alla morte.

Le ipotesi di reato sono importanti e vanno dall’omicidio colposo alle lesioni gravissime a cui includere anche l’aggravante della violazione della normativa di riferimento sui luoghi di lavoro. La vittima e gli altri due colleghi rimasti feriti stano eseguendo dei lavori di ristrutturazione a causa delle lesioni che la chiesa aveva riportato dopo il terremoto del 2002. E quel giorno erano sulla volta dell’edificio quando accadde l’irreparabile.

L’avvocato Gianfederico Cecanese che difende due dei cinque indagati ha confermato che “sì, l’avviso è giunto anche a noi – ha detto – quanto alla strategia difensiva rispetto al quadro probatorio preferirei non parlarne certo è ma immagino che lo sappiate che abbiano del tempo per presentare un’eventuale memoria difensiva o addirittura chiedere un interrogatorio. Quindi in queste ore vedremo”.