Consulenti del Lavoro, il ministro Di Maio scioglie l’Ordine professionale: “Ha violato la legge e i regolamenti”

Il Consiglio provinciale di Campobasso - guidato da Galileo Casimiro - sciolto con decreto dal ministro del lavoro Luigi Di Maio. Il presidente è decaduto e al suo posto arriverà un commissario già nominato dal vice premier. Sette mesi dopo l'ispezione del Consiglio nazionale negli uffici di via Tiberio anche il Governo ha ritenuto che l'Ordine professionale abbia violato la legge e i regolamenti.

Il consiglio provinciale dell’Ordine dei consulenti del Lavoro di Campobasso è stato sciolto. Il suo presidente, Galileo Casimiro, rieletto alla guida dell’ente solo lo scorso giugno, è decaduto. Al suo posto arriverà un commissario che nel giro di tre mesi potrebbe indire nuove elezioni.

A darne notizia è stato il Ministero del Lavoro che sull’ultimo numero della Gazzetta ufficiale del 14 settembre ha pubblicato il decreto di scioglimento dell’Ordine.

 

La notizia era attesa da mesi tra i consulenti campobassani: tutti o quasi gli iscritti, parliamo di 140 persone che pagano una quota annuale di 400 euro per far parte dell’Ordine guidato da Casimiro, sapevano che il Consiglio nazionale aveva avviato l’iter per il commissariamento.

 

Primonumero si era occupato già della faccenda quando il 2 febbraio del 2018 negli uffici di via Tiberio giunsero gli ispettori da Roma i quali accertarono una serie di irregolarità amministrative dicendo pure che erano stati disattesi gli obblighi di legge e i regolamenti.

Dopo aver esaminato i verbali, il vice premier in persona, Luigi Di Maio, ha ritenuto che i presupposti per il commissariamento c’erano tutti “per ripetute violazioni degli obblighi di legge e dei regolamenti posti a carico dei Consigli provinciali” come si legge nel decreto in cui viene anche dato l’incarico di sostituto di Casimiro al dottor Carlo Martufi atteso a Campobasso nelle prossime settimane.

 

In un servizio andato in onda ieri sera a Rai Tre Molise il presidente, anzi ex, dell’Ordine, ha già fatto sapere che “si tratta solo di criticità di natura amministrativa come la mancata numerazione progressiva dei verbali e che i conti sono in ordine”.

Casimiro ha anche preannunciato ricorso ma non a titolo personale bensì come Consiglio provinciale. Una facoltà che non avrebbe più essendo già decaduto dalla carica di presidente.