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Comuni alla canna del gas: “Senza fondi non possiamo agire”. Il paradosso: la ricostruzione del 2002 ferma al 70% fotogallery

Sarà necessario chiedere una proroga al Governo per completare la ricostruzione iniziata dopo il sisma di San Giuliano di Puglia. Toma: “Dobbiamo fare in fretta perché bisogna avviare un’altra ricostruzione”. Sindaci del nuovo cratere sismico disperati, mentre il Consiglio dei Ministri deciderà solo dopo il 7. Senza fondi per emergenza terremoto e dissesto idrogeologico si rischiano emarginazione e spopolamento a breve termine

18 giorni dopo il terremoto non c’è ancora l’ombra di un centesimo a copertura dei danni da sisma. I tempi dello stato di emergenza si allungano: il 7 settembre si dovrebbe conoscere l’esito della richiesta istruita dalla Regione Molise e presentata dalla Protezione Civile al Governo. Il Consiglio dei Ministri potrebbe decidere di sbloccare una prima tranche di risorse straordinarie per far fronte al problema degli sfollati e degli edifici inagibili, alla gestione dei campi – a cominciare da quello di Guglionesi, il più grande – che per ora gravano completamente sulle spalle dei Comuni.

 

“Abbiamo bisogno di risorse – commenta il primo cittadino di Guglionesi Mario Bellotti – perché da soli non possiamo farcela. I bilanci comunali sono vuoti, e ricordo che qua esiste una duplice emergenza. Il terremoto da un lato e l’alluvione dall’altro. Servono soldi per il dissesto idrogeologico, o corriamo il rischio di restare isolati alle prossime bombe d’acqua”.

Le strade di accesso al paese, a Guglionesi come in diversi altri centri molisani flagellati da un agosto infernale, sono ridotte a colabrodo. Voragini, asfalto crepato e saltato in più punti, guard rail affossati. Se non si corre ai ripari alle prossima ondata di maltempo potrebbe essere il caos più totale.

 

E ci sono, da affrontare e risolvere, le esigenze del terremoto. La perizia tecnica su Palazzo Vernucci, sempre a Guglionesi, costa almeno 35mila euro. Una spesa indispensabile per capire come agire, se optare per la demolizione – il condominio, evacuato da tempo, poggia su un vuoto creato da infiltrazioni e frane – o per messa in sicurezza alternativa.

Situazioni analoghe esistono a Palata, Montecilfone, Guardialfiera, Larino. Il nuovo cratere sismico molisano, quello che si è aperto con le faglie trascorrenti emerse ad agosto, aspetta risposte. E oggi pomeriggio – 3 settembre – i sindaci sono stati a Campobasso, dal Governatore Donato Toma, per sollecitare un anticipo sui fondi, quelli che il Governo dovrebbe stanziare con il riconoscimento dello stato di emergenza.

Il paradosso dell’incontro? Era stato calendarizzato da tempo e doveva servire a discutere di ricostruzione. Ma non questa, bensì la ricostruzione del sisma datato 2002. Già, perché sedici anni dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia, la ricostruzione in Molise è ancora incompleta. Ferma al 70 per cento, e con la mannaia della scadenza del 31 dicembre 2018 per la sua conclusione. Tanto che si sta pensando di chiedere un proroga al Governo visto che, come peraltro è intuibile alla luce dei dati, chiudere la ricostruzione in 3 mesi sedici anni dopo le scosse che hanno fatto crollare la scuola di San Giuliano e compromesso un patrimonio abitativo importante in un cratere allargato progressivamente fino a comprendere l’intera Provincia di Campobasso, appare una missione impossibile.

A Palazzo Vitale, i sindaci della Provincia c’erano tutti. Una unica eccezione. Si è discusso di dover completare la ricostruzione iniziata nel 2004, due anni dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia del 31 ottobre 2002.

 

Intanto, a distanza di 16 anni, un altro sisma ha provocato danni in Molise: lo sciame iniziato il 14 agosto che due giorni dopo, alle ore 20.19, ha toccato l’apice con la scossa più forte, quella di magnitudo 5.1, che ha reso inagibili abitazioni e danneggiato pesantemente edifici pubblici (come la caserma dei Carabinieri di Palata), infrastrutture (il serbatoio di Montecilfone, epicentro del sisma) e abitazioni private.

“È arrivato il momento di chiudere la ricostruzione del 2002 perché ora dovremo iniziarne un’altra”, ha esordito Toma, che ha incontrato gli amministratori assieme con l’architetto Manuel Brasiello, capo dell’Agenzia regionale per la ricostruzione post sisma, e con il direttore del Primo Dipartimento Mariaolga Mogavero.

 

I numeri fanno impressione: in totale sono stati finanziati 1209 interventi per 332 milioni di euro. Mentre 143 interventi, per circa 28 milioni di euro, non sono ancora iniziati. Si tratta di lavori che riguardano esclusivamente gli immobili privati.

“Questo è un momento di verifica perché ancora ci risultano in cantiere una serie di interventi, in particolare riferiti all’ultimo accordo quadro di programma stipulato nel 2014”, ha chiarito l’architetto Brasiello. “Ci risulta che il 30% della ricostruzione deve essere completata”, ha aggiunto.

Il monitoraggio ha un obiettivo: “Chiedere una proroga al Ministero per consentire la regolare ultimazione dei lavori”.

Dal punto di vista burocratico i 16 anni della ricostruzione sono stati piuttosto complicati: “All’inizio i fondi erano stati dati in emergenza e dunque spesi in contabilità speciale, sotto la gestione del commissario delegato (l’ex presidente Michele Iorio, ndr). Da quando la ricostruzione viaggia sui canali ordinari, le procedure sono più farraginose”.

Ai sindaci il presidente Toma ha chiesto esplicitamente “di farci pervenire, con somma urgenza, un report preciso e dettagliato sullo stato di realizzazione dei lavori, nonché sugli interventi non ancora iniziati e sulle cause che ne sono alla base. Abbiamo ereditato una situazione problematica legata al ritardo nei pagamenti dei lavori. Siamo consapevoli di ciò e siamo concentrati a trovare soluzioni idonee per dare ossigeno alle imprese”.

Parlare di ricostruzione, di cantieri fermi da anni, di soldi che non arrivano quando al Molise sono stati assegnati oltre 800 milioni di fondi straordinari sembra una barzelletta, con un altro terremoto in atto. I sindaci del nuovo cratere, memori anche di questa storia che ha trascinato il Molise al vertice della hit nazionale degli esempi di sprechi e inefficienze, hanno ribadito la loro richiesta a Toma: limitare il cratere sismico ai Comuni effettivamente danneggiati, evitando la “furbata” del suo ampliamento. “Bisogna impedire che a beneficiare di agevolazioni e risorse siano paesi che il terremoto lo hanno solo “avvertito” senza sperimentarne i danni”. Tanto più che, sedici anni dopo il terremoto di San Giuliano, con queste percentuali di case ricostruite è possibile dire e dimostrare che l’allargamento del cratere sismico si è rivelato, a conti fatti, un boomerang.

Lo sanno bene i sindaci. Quelli del basso Molise, colpito dal sisma del 16 agosto scorso, che sono i più preoccupati: loro sono in piena emergenza. E più di qualcuno ha l’impressione che questa volta il terremoto sia stato ‘sottovalutato’, anche perché per fortuna questa volta non ci sono state vittime. Ma danni ce ne sono stati parecchi. Tuttavia, nella zona del cratere sismico non si sono visti i rappresentanti del governo nazionale. Nel 2002 venne in Molise addirittura l’allora presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, questa volta ‘solo’ il capo Dipartimento della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli ha visitato Campobasso e Guglionesi (il secondo paese più colpito dallo sciame sismico).

Eppure le richieste che i sindaci vorrebbero fare al governo nazionale sono parecchie. Franco Pallotta, primo cittadino di Montecilfone, è il più esplicito: “Da voci ufficiose arrivate dal Ministero ho saputo cose assurde per il terremoto del Basso Molise. Si parla di gestione diretta delle infrastrutture pubbliche da parte del Governo: ad esempio, le scuole in capo al Ministero dell’Istruzione, gli edifici pubblici al Ministero delle Infrastrutture. Il problema serio è che per i privati è previsto un credito d’imposta del 50 percento della spesa. Se si andrà avanti su questa strada, il mio paese si spopolerà perché la gente non ha i soldi per poter investire lì. E’ assurdo”.

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“Con il credito d’imposta le case non si ricostruiranno – insiste – né a Montecilfone né negli altri paesi. Servono dei contributi per ricostruire e mettere in sicurezza le abitazioni”.

Pallotta è durissimo anche sull’allargamento del cratere: “Quando c’è stato il terremoto dell’Aquila, alcuni imprenditori vennero additati in maniera esecrabile dalla pubblica opinione: gongolavano perché avrebbero avuto dei benefici economici dalla ricostruzione. Non vorrei che ciò avvenisse anche a livello pubblico in Molise: mi riferisco ai colleghi amministratori che non sono stati colpiti dal terremoto. Non vorrei insomma che si verificasse la stessa cosa dell’Aquila. Vorrei che la perimetrazione del cratere venisse fatta in maniera seria perché le risorse sono poche e non possiamo utilizzarle per tutta la provincia di Campobasso”.